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Posts Tagged ‘Covid’


Dove vivi? Vivo nella terra dei giovani vaccinati e dei vecchi messi a morte. La terra dei giornalisti cicisbei del governo.
La salute fa i capricci. L’ago della pressione segna 210 e può capitare. Nel mio Paese, però, il medico di base è introvabile. gli ospedali sono regno del Covid e non c’è chi ti curi.
Dove vivo? In un Paese che muore per mano di Draghi e nessuno ha il coraggio di dirlo.

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Parlo ancora a me stesso, ma non mi nascondo. E’ un soliloquio che prepara un dialogo.
In tempo di crisi gli sciocchi alzano muri, i saggi costruiscono ponti”. Con queste confortanti parole un lettore privo di pregiudizi ha sinteticamente commentato l’ultimo intervento affidato al mio Blog, scialuppa di salvataggio di liberi pensieri. Nel ringraziarlo, sono costretto a informarlo che purtroppo, profittando dell’agonia del senso critico, gli sciocchi si sono fatti audaci e appostati sui loro muri distruggono i ponti.
Poiché nonostante tutto, non mi arrendo, sono convinto che la vittoria del Sì al recente referendum, col minaccioso futuro che ci prepara, finirà col liberarci della visione, purtroppo dilagante, di chi percepisce la realtà come una convivenza conflittuale, ma destinata a durare, tra due sole possibili letture: una bianca e una nera. Corriamo rischi così gravi, che forse non torneremo a vedere un mondo a colori, ma, piaccia o no, per forza di cose, finalmente ci accorgeremo di nuovo della scala dei grigi, del chiaroscuro, delle sue mille sfumature o, se volete, di quella che tutto sommato è la complessità della vita, quando la guardi dall’esterno, fuori dai miopi rituali della ristretta cerchia dei “militanti”.
Per quanto mi riguarda, vado incontro all’imminente tramonto, circondato dalle macerie della Repubblica antifascista, che bene o male è nata con me. Mi guardo attorno e che faccio? Incredulo, sconcertato, scavo anzitutto a mani nude e sanguinanti, nello sforzo di trovare superstiti e mettere in salvo il salvabile. Scavo e mi sforzo di capire cosa ci pioverà addosso nell’immediato futuro: l’autonomia regionale differenziata? Una legge elettorale con un’insormontabile soglia di sbarramento? Vaste zone del Paese senza rappresentanza? Un rapporto diretto Stato-Regioni che metta di fatto in mora ciò che resta del Parlamento? Il vincolo di mandato con un’ipertrofica crescita di potere delle segreterie dei partiti? Probabilmente tutto questo ed altro.
Poiché non posso certo pensare di affrontare in solitudine questa terribile torsione autoritaria del sistema, che farò quando la mia ricerca terminerà e le mani mi faranno terribilmente male? Alzerò bandiera bianca o resisterò e chiederò alla mia parte politica di studiare i rischi, immaginare percorsi e risposte e poi, presentando l’esito di questo lavoro, cercare il confronto con tutte le altre forze democratiche e antiliberiste?  Conoscendomi, non alzerò bandiera bianca e non mi rifugerò nella rassegnazione e nell’isolamento. Resisterò e lotterò perché su questi temi ci si confronti, si individuino battaglie da fare assieme e si condivida un modello di futura società. Su una cosa, infatti, si può essere d’accordo senza troppo discutere: crisi della democrazia e crisi ambientale sono i due rovesci d’una medaglia: la strapotere del capitale finanziario.
Il mondo come l’abbiamo conosciuto non ha futuro e se la spunteremo, dovremo avere in testa una società nuova, che conservi solo la parte migliore del nostro passato. Il Covid e i suoi minacciosi e futuri fratelli non consentono ambiguità: si è aperta una questione di sopravvivenza. O ci uniamo per distruggere la barbarie capitalista, o saremo distrutti.

Fuoriregistro, 3 ottobre 2020

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Parlo a me stesso. Il cambiamento verrà. Non lo dico per dire, ci credo. Verrà però molto lentamente purtroppo ed è evidente: non sarà facile vederlo. Si sta in mezzo al guado, bersaglio facile, sicché sempre più rapidamente s’aprono vuoti terribilmente dolorosi.
Alì se ne’è andato, colpito dal Covid. Quando se ne va uno come lui, non si perde solo un compagno, ma è a rischio una storia che andrebbe narrata, perché il peggio che ci possa capitare è che si spezzi il filo della memoria.
Toccherà ai giovani militanti il compito di tenere umilmente uniti e ben stretti tra le mani i due capi troncati.
Intanto saluto come merita il compagno che ha sempre lottato:
Onore ad Alì! Onore al combattente!

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2017Il Covid c’è, ma non fa più paura. Ti accorgi che vive tra noi per i numeri altalenanti, comunicati ormai frettolosamente e a mezza voce, per i contagi decisamente diminuiti però mai spariti e i morti che se ne vanno nell’indifferenza generale e il fastidio di chi in questa terribile vicenda si è sempre preoccupato anzitutto degli affari che vanno a rotoli.
A marzo l’Antartide ha toccato i 28 gradi e a fine giugno il termometro all’Artico ha segnato 38 gradi, noi però non ce ne siamo accorti. Affrontare urgentemente la battaglia contro il degrado ambientale sarebbe necessario, ma non vuole farlo nessuno, perché bisognerebbe mettere a rischio affari e profitti. E questo, per l’imperante religione neoliberista, è una gravissima bestemmia.
E’ giunta la stagione balneare. I motori delle barche e gli scarichi delle fabbriche hanno cancellato i delfini e il mare pulito, ma si finge di non saperlo perché le fabbriche sono veleno, ma anche lavoro e l’abbronzatura è sacra e produce quattrini in quantità.
A settembre in molte parti d’Italia ci saranno le elezioni regionali e non ci sono dubbi:  la maggior parte della gente che voterà, sceglierà i responsabili dello sfascio e bisogna riconoscerlo: chi ha lungamente lavorato per distruggere scuole e università e trasformare i cittadini in consumatori e figli della pubblicità è stato bravissimo.
Il covid c’è, ma non fa più paura, così come non fanno paura i ghiacciai disciolti, le stagioni cancellate, il clima impazzito e la miseria che cresce in maniera esponenziale. Questo impazzimento  oggi è ormai la mortale normalità e il sonno della ragione non è mai stato così profondo. I sacerdoti del capitale gongolano, eppure è evidente: in questo apparente trionfo della barbarie ci sono inevitabilmente i germi da cui nascerà un cambiamento radicale e profondo.
Un cambiamento che costerà purtroppo lacrime e sangue.

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5287855_2350_whatsapp_image_2020_06_14_at_22.31.04Ieri sera a Napoli camorristi e malfattori di ogni tipo hanno avuto via libera e la delinquenza ha festeggiato. Influenzata probabilmente dal presidente De Luca, per il quale il problema della città è l’uso del “lanciafiamme” contro una popolazione stanca delle sue tragicomiche disposizioni sul coronavirus, la polizia ha impegnato cospicue forze in un esperimento di operazione perditempo per il controllo dei documenti nel microscopico perimetro di Piazza Bellini.
La minuscola piazza è diventata così l’epicentro di un terremoto. A pochi metri da lì, ladri, scippatori, spacciatori e tutto quanto mette in campo la delinquenza spicciola e organizzata ieri sera circolava tranquillamente e impunemente, libera di svolgere le proprie attività senza significativi ostacoli. Per il geniale questore di Napoli, insomma, garantire la sicurezza dei napoletani nel centro storico ieri ha voluto dire scatenare un putiferio a Piazza Bellini e trascinare in Questura tre di quei giovani che nei giorni più bui del Covid  la gente ha visto portare soccorso alle famiglie in difficoltà, abbandonate al proprio destino dalle Istituzioni assenti.
Speriamo che, dopo la notturna sbornia cilena della Questura, Pietro, Fabio e Diego tornino liberi e la polizia, invece di fare campagna elettorale per De Luca, si occupi seriamente di criminalità e criminali.

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polveri sottiliE’ terribile, atroce, però non ce ne siamo accorti. Stampa e Televisioni sguazzano nel letamaio della politica nazionale ed estera, tengono il campo le stupidaggini di Trump e l’avanspettacolo dei guitti nostrani, guidati da Renzi e Salvini e la notizia è nata e morta in un giorno: l’inverno del Covid è stato il più caldo mai registrato in Europa. Quasi tre gradi e mezzo «in più rispetto alla media del periodo di riferimento, il trentennio 1981-2010». Un valore che atterrisce e risulta peggiore anche se paragonato con l’anomalia  a livello globale, di 0,8  gradi.
Invano gli studiosi lanciano l’allarme: il rapporto tra pandemia e degrado ambientale è strettissimo e non a caso il «Crea», il «Center for research on energy and clean air», ha dimostrato che è bastato fermare per un solo mese il nostro infernale meccanismo produttivo, per ridurre del 40% il biossido di azoto presente nell’aria ed evitare 1.500 decessi in Italia e 11mila in tutta Europa.
Si è detto solo di sfuggita, ma le Università di Bologna e Bari e la SIMA, la «Società Italiana di Medicina Ambientale», studiando il rapporto tra diffusione del coronavirus  e polveri sottili, sono giunte alla conclusione, confermata dai fatti, che più queste sono presenti nell’aria, più aumenta il contagio.
Non si tratta di dichiarazioni avventate, perché, sottolineano i ricercatori, esiste «una solida letteratura scientifica che correla l’incidenza dei casi di infezione virale con le concentrazioni di particolato atmosferico (PM10 e PM2,5). È noto del resto che le polveri sottili funzionano da “carrier”, ovvero da vettore di trasporto, per molti contaminanti chimici e biologici, inclusi i virus». In Lombardia, per esempio, dove non a caso il contagio ha raggiunto picchi micidiali, l’inquinamento atmosferico crea condizioni ideali di umidità per cui i virus, dopo un processo di coagulazione, si «attaccano», a particelle solide o liquide, il «particolato», che rimangono sospese nell’aria per ore, giorni e persino settimane, e viaggiano in condizioni vitali anche per lunghe distanze. Ecco  spiegato l’elevato tasso di diffusione.
Sono condizioni già note, che hanno avuto un loro peso durate l’influenza aviaria nel 2010, nella diffusione del morbillo in numerose città cinesi nel 2013-14 e si sono ripetute durante la pandemia in corso come dimostra ampiamente il caso della Lombardia e più in generale della Pianura Padana, dove si è registrata la concentrazione dei maggiori focolai. Inutile girarci attorno. Gli studiosi ci dicono che la Pianura Padana soffoca, che il virus è più forte là dove più forti sono le ferite dell’uomo sull’ambiente, ma la politica, serva dei velenosi interessi di un branco di miliardari criminali, è ferma a guardare.
In Italia, ma il fenomeno è di portata mondiale, opposizioni e maggioranze, europeisti e sedicenti populisti si attaccano reciprocamente su questioni politiche marginali che – comunque affrontate – non serviranno a far fronte alla terribile minaccia che incombe sull’umanità. Nessuno dice che siamo a un bivio e non abbiamo scelte, e questo nei fatti è il nodo che stringe al collo il futuro del genere umano: o modifichiamo rapidamente il nostro modo di produzione, torniamo a programmare e investiamo la maggior parte delle nostre risorse per la salute e l’ambiente o non usciremo da questa pericolosa situazione.
Finora, divise su questioni, che non riguardano il futuro dei popoli, le rozze classi dirigenti che governano il mondo, viaggiano allegramente unite verso una condizione di non ritorno che potrebbe segnare la fine del genere umano.
Così stando le cose, più i giorni passano, più diventa evidente: stupirsi non serve, occorre ribellarsi.

Agoravox, 22 maggio 2020

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