Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘Conte’


Perdonate se parto da lontano, ma senza il prima non si capisce il poi.
Quando cadde il Governo Conte due, Mattarella non sciolse le Camere. In Parlamento, spiegò, c’era una maggioranza e sarebbe stato folle mandare il Paese al voto, mentre c’erano la pandemia, la crisi economica e gli impegni dell’Italia con l’Europa. Dimenticò di dirlo, ma dopo la riduzione del numero dei parlamentari, andare al voto con la vergognosa legge elettorale voluta dal PD sarebbe stato come prendere per i fondelli gli elettori. Chiamò Draghi alla guida di un «governo del Presidente» e gli assegnò il compito di risollevare l’economia e risolvere coi vaccini la tragedia della pandemia. Misteriosamente dimenticò la legge elettorale e non ci pensò poi nemmeno il «salvatore della patria».
Draghi si presentò subito con un’anacronistica enfasi per un atlantismo acritico da servo sciocco, che di lì a poco divenne comprensibile e deprecabile: dietro l’insistenza apparentemente stupida e dogmatica, c’era la guerra in Ucraina di cui evidentemente conosceva l’imminenza. Nei mesi successivi, la furia bellicista del governo prevalse su tutto, sicché il Covid c’è ancora, l’economia agonizza e il Paese sta molto peggio di come Draghi l’aveva trovato.
Consapevole dello sfascio causato dal suo governo, Draghi, esecutore fanatico degli ordini di Biden, in vista dell’inevitabile tempesta, salì al Quirinale e si dimise. Mai nella storia della Repubblica un Presidente del Consiglio s’era dimesso avendo la maggioranza assoluta. In genere, un capitano che abbandona la nave che affonda finisce in galera. Draghi è stato invece premiato come lo statista dell’anno. Dai tempi di Conte la situazione era peggiorata. Al Covid e alla crisi economica spaventosa s’era aggiunta la guerra. Indire le elezioni in piena estate ai più sembrò un suicidio. A Mattarella no.
Stavolta Mattarella non ha formato un «governo del Presidente» incaricato di varare una nuova legge elettorale. Ha sciolto le Camere e ci ha mandati a votare con una legge che è pugnala alla democrazia. E’ dopo questi eventi inqualificabili che il 25 di questo mese andremo a votare.
Avete ragione: tutto è così vergognoso, che il primo impulso è quello di chiamarsi fuori. Avete ragione ma, per me, reagite nella maniera sbagliata. C’è un’altra via. Una di quelle che il potere accecato non vede e se la seguite, gli potete dare una lezione difficile da dimenticare.
Votare per Letta non si può. Il suo partito ha voluto la legge elettorale che ci tocca. Non perdonategli lo sgarro, non dategli il vostro voto e ricordate che è grazie al PD che la Costituzione è sparita dai posti di lavoro. Ricordate il Jobs Act, l’articolo 18 cancellato, la scuola fatta a pezzi e chi più ne ha più ne metta. Parlare di Bonelli e Fratoianni è inutile: sono alleati del PD e ne condividono colpe e responsabilità.
Per favore, attenti ai furbastri. Dietro l’inaffidabile Calenda, che prima va col PD e poi lo abbandona, sognando un ritorno di Draghi, dietro questo misterioso personaggio, c’è Renzi, che voleva abolire il Senato e poi è diventato senatore. Renzi, nemico della povera gente e della Costituzione, così rispettoso delle donne da essere amico dei loro peggiori nemici; Renzi, passato per mille bandiere e attento solo agli affari suoi.
Vi sto dicendo di votare Berlusconi? No, non sono impazzito. Ricordate che è un pregiudicato, ricordate il mafioso Dell’Utri e le mille promesse mancate. Se siamo ridotti alla fame è anche per colpa sua. Siete donne? Ricordate che idea ha di voi.
Donne, uomini, omosessuali, transessuali, ricordatevi cosa pensano di voi e dei vostri diritti la Meloni e i suoi “Fratelli d’Italia”, con i loro cimiteri di feti, i loro piani sull’aborto, il rifiuto di riconoscere diritti e liberà a chi non rientra nel loro vocabolario sessuale. Meloni, atlantista, che vuole la guerra e la NATO e le navi contro gli immigrati.
Vi fidate di Salvini? Non siate ingenui, per carità. L’hanno preso a pedate gli ucraini imbestialiti, ha fatto fortuna inventandosi sempre un cattivo da punire: prima i meridionali, poi gli immigrati e sottobanco, Pontida, la Padania indipendente e l’autonomia differenziata, che significa più soldi a chi ne ha, più fame a chi ha fame. E ricordatevi che su questa vergogna sono tutti d’accordo: Meloni, Berlusconi, Letta, Calenda e l’intera compagnia cantante.
State pensando a Conte e al reddito di cittadinanza? A volte persino al diavolo riesce di fare un miracolo. Non dimenticate, però, che ha voluto la riduzione dei parlamentari, sicché nei vostri territori non c’è chi vi rappresenti; ha governato per anni con tutti e la legge elettorale non l’ha cambiata. Non dimenticate che, oggi si dice contro la guerra e le sanzioni, ma ha approvato e voluto sia l’una che le altre e se Letta non l’avesse mandato via, ora sarebbe suo alleato.
Molti di voi probabilmente non lo sanno, nessuno ve l’ha detto – tranne rare eccezioni, i nostri giornalisti hanno un’idea approssimativa della democrazia – ma non è vero che non esiste un’alternativa. Se volete dare una lezione a Mattarella, Draghi e chi in questi anni vi ha ridotti alla disperazione, se volete un Paese migliore, l’alternativa esiste: si chiama «Unione Popolare con De Magistris» e ha questo anzitutto di bello: ha candidati che non sono mai stati complici dello sfascio che ci sta travolgendo.
Non volete mandare agli ucraini armi che ci costano un patrimonio? Volete che si cerchi una via di pace e pensate che le sanzioni ci stiano affamando? Credete che chi si è arricchito speculando sulla crisi, debba restituire il maltolto? L’«Unione Popolare» la pensa come voi. L’«Unione Popolare» difende il reddito di cittadinanza e vuole che un’ora di lavoro debba essere pagata almeno con dieci euro lordi. Il partito che c’è, ma viene trattato come non ci fosse, pensa che la NATO sia una spesa enorme, inutile e folle, che non serve ai popoli, ma alle classi ricche ed egoiste, che più hanno e più vogliono avere; pensa che il problema più grave per l’umanità sia il cambiamento climatico e ritiene un crimine il ritorno al carbone che uccide il pianeta. Pensa che bisogna ricorrere subito all’energia prodotta dal sole, dal vento e da tutto ciò che la natura ci offre di sano per noi e per il pianeta.
Voi vedete che la scuola e l’università sono state distrutte da chi oggi chiede il vostro voto. L’hanno fatto apposta, perché vi vogliono ignoranti, perché chi non ha gli strumenti per ragionare con la propria testa è facile da ingannare. Vogliono che siate un bestiame votante, così vi illudete di vivere in una democrazia, mentre da tempo la democrazia è in coma. L’Unione Popolare vuole una scuola statale, libera, gratuita che non imponga l’alternanza col lavoro; una scuola e una università che formino coscienze critiche. Per questo abolirà l’«INVASI» e l’«ANVUR», sono cinghie di trasmissione del pensiero unico.  Potrei continuare a lungo, cominciando dalla Sanità, ma mi fermo qui.
Io voterò per l’«Unione Popolare». Se ciò che ho scritto non basta,  cercate e leggete il programma; sono certo che voterete come me anche voi. Se lo farete in massa, vedrete che cambiare si può. Non disertate i seggi, votate, date fiducia a chi ha i vostri stessi problemi, ma non vuole darla vinta a chi ci sfrutta, ci inganna, ci vende e distrugge il futuro delle nostre giovani generazioni.

Read Full Post »


Il 25 settembre potrebbe non essere un giorno come tanti altri. Avremo meno parlamentari. Se l’estrema destra più o meno fascista dovesse vincere, complice il PD, sarebbe possibile cancellare agevolmente la Costituzione. Avremmo così la fine della Repubblica nata dalla Resistenza.
Fatta questa premessa, credo che un’opposizione numericamente, culturalmente e politicamente qualificata, potrebbe essere in grado di costringere il PD a non sostenere lo smantellamento di ciò che resta della Costituzione.
Conte non accetta alleati e si assumerà le conseguenze della sua scelta inspiegabile. Ha governato con Salvini, è vero, ma lo ha ridimensionato e mandato all’opposizione. Di ciò che era di destra nei 5 Stelle ormai non c’è molto e gli va riconosciuto il merito di aver fatto cascare dal piedistallo l’idolo della finanza, quel Draghi che – si diceva – cammina sulle acque ed è affondato in una palude puzzolente. Catullo direbbe: “Lesbia non vuole. Tu pure non volere.
De Magistris ha governato Napoli, dovendo fare le nozze coi fichi secchi, ma ha fatto miracoli e oggi Napoli è l’unica grande città in cui l’acqua è pubblica. Da sempre strenuo difensore della democrazia, con le sue scelte ha dimostrato di essere un uomo coerente, che non lotta per una poltrona.
Santoro è un grande giornalista, lucido e indipendente, che si è formato nell’Italia dell’arco costituzionale. Insieme potrebbero mettere tutto in discussione. E non è detto che non vada così.
Non sono credente e il paragone può apparire improponibile. In questo terribile tornante della storia, sono tuttavia certo che, se qualcosa ci sopravvive, una simile alleanza avrebbe oggi accanto, invisibili padrini, Terracini, Teresa Mattei, Gobetti, Amendola, Gramsci, Pertini, la mia amica Rossana Rossanda e tanti come loro, che hanno speso la vita per la libertà e i diritti della povera gente. Quella gente che oggi purtroppo è di nuovo disperata.
Una risposta alle destre – estreme o moderate come il PD – comunque è nata. Si chiama “Unione Popolare”, ha De Magistris come portavoce, i migliori giovani del Paese come militanti, ed è l’unica alternativa concreta alla pericolosa torsione autoritaria che ci minaccia.
Aprite occhi e orecchie, perché stampa e televisione non ve ne parleranno. Non vi diranno che una legge elettorale peggiore di un golpe impone a quest’unica formazione di raccogliere firme su tutto il territorio nazionale. Cercate sul web, raggiungetela, se non riuscirà a raggiungervi, date una mano e aiutatela a chiedervi il voto. Non ve ne pentirete e non sarà un voto sprecato. Chi ve lo dice mente.

Agoravox, 3 Agosto 2022

classifiche


Read Full Post »


Se i banditi che guidano l’UE l’avessero ascoltato, avremmo dovuto sorbirci esaltati peana sul suo ruolo di grande protagonista della vita politica europea. E’ tornato invece a mani vuote, ha incassato un no imbarazzante, ma poco è mancato che i suoi fanatici sostenitori non gli decretassero il trionfo.
Si fece cadere Conte perché – si disse – avevamo a disposizione un genio miracoloso e nessuno meglio di lui avrebbe potuto affrontare il Covid e mettere a posto l’economia. In quanto all’Europa, non c’erano dubbi: lo avrebbe accolto coi tappeti rossi. Del Covid però non ha capito niente, l’economia non è mai andata così male e dall’Europa è tornato con una mano avanti e l’altra dietro.
Lo so, i sacerdoti del neoliberismo diranno che la guerra non era nel conto, dimenticando che la guerra l’ha affrontata come fosse un ministro di Biden, facendo così più male alla gente di quanto non ne abbiano fatto tutti assieme i governi tecnici che abbiamo avuto.  
Più papalino del Papa, procede a occhi chiusi verso una rivolta sociale che chiunque viva tra la gente sente avvicinarsi pericolosamente. Il fatto è che i palloni gonfiati non vivono tra la gente. Non prendono mezzi pubblici, non vanno dal medico della mutua, non conoscono le fabbriche, le scuole e i conti della spesa. Non sanno nulla di nulla e non vedono ciò che alla povera gente appare invece chiarissimo: così non si può andare avanti.

classifiche

Read Full Post »


Era vero, quindi: il debito che grava sul Comune di Napoli rendeva e rende difficile, se non impossibile, garantire un’amministrazione rispettosa dei diritti costituzionali della sua gente. Per convincere Gaetano Manfredi a presentare la sua candidatura a sindaco della città c’è voluto, infatti, un documento congiunto, firmato da Letta e Conte per il PD e i 5 Stelle, col quale i due hanno rassicurato il coraggioso coniglio: sta tranquillo, Gaetano, non sarai trattato come chi ti ha preceduto. I soldi che a lui sono stati negati, tu li avrai. In cambio sia che devi fare. Gli amici sono stati generosi…
I mali della società – ebbe a scrivere Robespierre – non provengono mai dal popolo, bensì dal governo. L’interesse del popolo è infatti il bene pubblico, quello di individui che stanno in posti di comando è, al contrario, un interesse privato. Se questo principio ci appartenesse ancora, dopo la lezione appresa dalla Rivoluzione borghese, vedremmo ancora un principio etico nella politica, pretenderemmo perciò i soldi promessi a Manfredi e ci rifiuteremmo di votare l’ex ministro che accettò di governare la Scuola e l’Università senza un centesimo da spendere.
Un ministro è la parte di un tutto e può facilmente nascondersi dietro le responsabilità collettive di un governo. Un sindaco no: se il governo toglie alla città che amministra l’aria per respirare, il sindaco – a prescindere dalle sue responsabilità – diventa subito il primo colpevole di ciò che va male. Eppure dovremmo saperlo che Governi e Regioni amministrano l’ossigeno secondo criteri vergognosi del tutto estranei alla politica: valvole aperte per gli amici, asfissia per chi canta fuori dal coro.
Gli applausi soddisfati che giungono dai killer d’una città martoriata sono nauseanti. Spiegano chiaramente a chi non l’avesse capito che ormai gli interessi di bottega vengono prima di quelli dei cittadini. I quali, però, anche questo va detto, sembrano aver rinunciato a esercitare un minimo di capacità critica. Vedono il nemico dove non c’è e accettano come amico chi fino a ieri li pugnalava alle spalle.
C’è stato un tempo in cui lo sapevamo bene: nessuno è tiranno senza essere al tempo stesso schiavo. Purtroppo l’abbiamo dimenticato e perciò, se tutto resta com’è, un tiranno servo vincerà queste elezioni e a perdere sarà certamente la stragrande maggioranza della popolazione.

classifiche

Read Full Post »


Cominciamo dall’essenziale. Parla poco perché parla male. Spegne la vita delle parole e mostra di conoscerne veramente poche. Come oratore vale un sonnifero.
Mastica d’economia, ma non è Caffè.
Come ogni comune mortale, è stanco e si vede, nonostante la mascherina. Sta facendo un’enorme ma vana fatica nel tentativo di marcare una “discontinuità” da Conte, che però si riduce a banali dettagli: l’ora delle riunioni e un imbarazzante silenzio, che sembra soprattutto mancanza di coraggio.
L’hanno presentato come un padreterno e gli hanno fatto male. Inutile stia zitto. I fatti – e la gente che si è messa attorno – parlano per lui. E lo ridimensionano inesorabilmente.

classifiche


Read Full Post »



Ho atteso con pazienza cinese di poter rispondere – fatti alla mano – alla domanda dei centomila zerbini travestiti da giornalisti, che fino a ieri si chiedevano scandalizzati se si può mai dire no a Draghi. 
Ieri sera a Milano, in vista dell’entrata in vigore della zona arancione, ai Navigli e alla Darsena si sono radunate migliaia di persone e duecento tra vigili urbani e poliziotti hanno assistito impotenti al dilagare degli assembramenti. Il sindaco Sala, evidentemente irritato dalle accuse che gli sono piovute addosso, non le ha mandate a dire:
«Sarebbe stato meglio chiudere nel pomeriggio la Darsena? Ma secondo voi, chi è andato in giro sarebbe stato a casa o sarebbe andato da qualche altra parte? Avete idea di quanti luoghi in città raccolgono la sera persone che si aggregano?».
Evidentemente questa idea non è mai frullata nella testa del divino parto di Mattarella e Sala ha stabilito così il suo record:
«E poi ci lamentavamo quando il Governo Conte decideva dalla sera alla mattina il cambio di ‘colore’. Ora che Draghi comunica la decisione tre giorni prima vedete tutti cosa succede».
Signori zerbini travestiti da giornalisti, come vedete la vostra domanda ha trovato risposta: chi sa dire no a Draghi c’è. Lo fa pubblicamente e con giusta ragione. Finora il Santo miracoli non ne ha fatti, ma di cazzate ne ha fatte molte; poiché nessuno ha trovato il coraggio di dirlo, Sala ha stabilito un record: è stato il primo a dire no a Draghi.
Il castello di carte comincia a vacillare e più i giorni passano più Renzi ricorda Giuda.

classifiche

Read Full Post »


Nonostante lo spreco d’incenso e le incessanti processioni dei devoti in mistica attesa che il Santo faccia almeno uno dei centomila, sospirati miracoli, tutto è fermo al campanello scambiato. Sono le settimane destinate alla preghiera, spiegano in coro gli zerbini dell’informazione, ma l’occhio malevolo dei miscredenti non sfugge il fatto che per ora all’uomo piovuto dal cielo non è riuscito di chiudere in tempi da Santo, nemmeno l’indecente partita dei sottosegretari.
Roberto Cingolani, l’uomo dell’Istituto Italiano di Tecnologia e della scienza privata finanziata dallo Stato, pare monsignor tentenna: un tempo perplesso sulle «rinnovabili» («sono le energie meno impattanti – diceva – ma bisogna fare investimenti e non risolvono tutti i problemi») ora ragiona come un manager dell’ambiente, che di ecologia sa poco, ma di profitto molto. Intanto, per il suo Ministero della Transizione Ecologica, in materia energetica dovrebbe sottrarre competenze ad altri ministeri, ma se la deve vedere col leghista Giancarlo Giorgetti, che non vuol cedergli il MISE. Vittorio Colao, che dovrebbe essere il faro dell’innovazione tecnologica e della transizione digitale, pare sia a disagio. Dovrebbe presiedere un comitato interministeriale sulla digitalizzazione del paese istituito, però, presso il Ministero dell’economia e delle finanze. Questo significa che ci metteranno le mani tutti i ministeri competenti con i loro ministri incompetenti.
Roberto Garofoli, sottosegretario alla Presidenza, del Consiglio sta rischiando il manicomio per raccogliere le rose di nomi dei sottosegretari. Al Carroccio spetterebbero 8-9 posti, 11-12 ai 5Stelle, in serie difficoltà per le defezioni,  6-7 a Forza Italia, due a Italia Viva, uno a Leu, uno al blocco centrista. Gente di alto livello? Il precedente dei ministri con Brunetta e soci non incoraggia e per ora comunque siamo a una babele di nomi, complicata dalla richiesta del PD di confermare alcuni ex sottosegretari di Conte e riequilibrare  la presenza maschile nei ministri del governo. Poiché la questione delle donne al governo passerà per la direzione del partito che si riunirà in questi giorni, tutto per ora è fermo.  Incenso e processioni per ora non sono bastate: il Santo, per chi ci crede, c’è, ma la «corte dei miracoli» non s’è ancora formata.
In realtà, mentre l’informazione ufficiale disegna ogni giorno l’apoteosi del Santo e nessuno lo dice il primo segnale della sua esistenza il Governo l’ha dato. E’ accaduto al tavolo Stato e Regioni, guidato dalla Gelmini, scienziata dei neutrini. Un segnale importante, perché riguarda le vaccinazioni, per le quali dal Santo si aspettano miracoli. Per il momento, in attesa dei miracoli, la vaccinazione dei docenti e del personale amministrativo scolastico è un autentico disastro. Con Gelmini fedele agli ordini della sua destra, le cose per ora vanno infatti così: gli istituiti scolastici inseriscono in una piattaforma i nomi dei lavoratori, i quali, se vogliono si prenotano. Quando però un insegnante campano che insegna in Lombardia chiede di essere inserito, scopre che non può: ogni regione inserisce infatti solo i nomi dei docenti nati dalle sue parti. E il docente campano? Si rivolga alla Regione in cui è nato! Non sarebbe un metodo da «governo dei migliori», ma siamo agli esordi e ci vuol pazienza. Il fatto è, però, che il docente campano non insegna dalle sue parti e nella piattaforma campana non c’è posto per lui. Risultato? Non si può vaccinare. Per chi non l’avesse capito, stiamo parlando di migliaia di lavoratori.
Il Santo lo sa che quando fai di una scuola un’azienda, va a finire così? E’ vero che non si fanno profitti, ma registrare perdite significa funzionare male.
Quante processioni e quanto incenso sarà necessario, per compiere il miracolo della vaccinazioni?

classifiche

Read Full Post »



Sostituito Conte con Nembo Kid – pensa la putrida borghesia – in Italia tornerà il bel tempo. Purtroppo Conte e il suo governo davano semplicemente la misura della tragedia causata dai complici di Nembo Kid.
Di fronte a tanta pochezza, Gramsci direbbe che abolendo il barometro non si abolisce il maltempo.

classifiche

Read Full Post »



Un consiglio: cliccate sulla parola Cossiga. Non ve ne pentirete…

Per quello che posso capire e ricordare, la crisi che attraversiamo non ha precedenti nella storia della Repubblica e mi pare che stampa e televisioni, come accade ormai da tempo, indirizzino il  fiume delle loro parole verso aspetti marginali o inesistenti della situazione che viviamo. Il primo e più fuorviante argomento cui si fa ricorso per «disinformare», fingendo d’informare, è un tema di impatto immediato: quello della personalizzazione. Per dirla in estrema sintesi, la terribile crisi che attraversiamo sarebbe figlia dell’incompatibilità tra Renzi e Conte. Una sorta di fiction, nella quale i fatti reali sono assorbiti da quelli immaginari e all’origine della crisi di governo non ci sarebbe altro che uno scontro tra due personalità diverse tra loro. Eppure si tratta di personaggi dalla «storia breve», che non sarebbe stato difficile ricostruire.
Si prenda per esempio il lavoro. Con tutti i suoi limiti, Conte ha fatto dell’Italia il Paese che più a lungo di tutti ha bloccato i licenziamenti e – per quanto consentivano le forze in campo e gli equilibri interni alla maggioranza di governo – ha tentato di alleggerire il terribile peso caduto sulle spalle dei più fragili, distribuendo i soldi che avevamo. E’ vero, non ha varato una patrimoniale – non aveva i numeri per farlo – ma, piaccia o no, ha fatto quanto poteva, scontrandosi duramente con la Confindustria, decisa a ignorare la pandemia, a non interrompere la produzione e a scaricare sui più deboli il costo e la complessità della crisi. Ha ereditato da Renzi e compagni lo sfascio della Sanità ed ha tentato di salvare la vita della povera gente, avendo contro i capi delle Regioni, le organizzazioni padronali e la crisi delle Istituzioni.
In perfetta coerenza con la sua breve, ma feroce storia politica, per tutto il tempo che il governo è stato in vita, Renzi ha fatto sentire al suo interno le istanze della Confindustria e grazie al silenzio complice dell’informazione, nessuno ha ricordato i «successi» del suo governo, dall’abolizione dell’articolo 18 al Jobs Act, alla conseguente istituzionalizzazione della precarietà e del caporalato, alla Buona scuola, alla battaglia condotta contro il reddito di cittadinanza e all’abolizione dell’IMU sulla prima casa. Quanto alla politica economica, Renzi voleva il Mes, Conti l’ha rifiutato. A livello internazionale, però, Renzi era solo – il Mes non l’ha voluto nessun Paese a cui è stato offerto – e mentre Conti otteneva dall’Europa una quantità di miliardi che a Renzi nessuno avrebbe dato, il pupo fiornetino era impegnato a criticare ogni iniziativa di sostegno sociale adottata dal governo Conte, lavorava per distruggere e confidava ai sauditi la sua invidia per la possibilità  degli sceicchi di pagare salari da fame ai lavoratori.
«Differenza di carattere»? No, posizioni antitetiche tra due progetti politici, due modi di affrontare la pandemia e due posizioni in aperto contrasto sulla gestione delle risorse provenienti dall’Europa. Renzi disprezza i lavoratori e i loro diritti, è decisamente subalterno al Capitale internazionale e  locale. Il suo programma è quello della Confindustria, notoriamente nemica di Conti.
Come ha scritto recentemente Bevilacqua, Renzi è «uno dei più temibili uomini di destra mai apparsi sulla scena italiana […]. E’ tra i più diabolici per la sua straordinaria capacità di travestimento, in grado di ingannare anche i suoi sodali, di muoversi alla spalle del proprio schieramento, di tramortire l’opinione pubblica con accorate finzioni,  di fare patti sotterranei col nemico».
Quando si è giunti alla resa dei conti, Renzi ha esaurito il suo compito, svolto molto probabilmente in accordo con Mattarella. Indebolito Conte, screditato un Parlamento già di per sé scadente, si è fatto da parte, pronto a sostenere l’uomo che da tempo aspettava nell’ombra. Cade un governo che Renzi ha costretto a dimettersi, benché abbia ricevuto la fiducia delle Camere. Non si vota – la pandemia e l’infamia dei vaccini brevettati non lo consentono – e dal cilindro di Mattarella appare il nuovo salvatore della patria, Draghi, l’uomo dei derivati, delle banche e dei poteri forti, sul quale pesa l’antico, terribile e sempre valido giudizio di Cossiga, che lo definì un vile affarista. Il tecnico che aprì la via al massacro greco. Per imporlo al Paese, al termine di una sorta di golpe,  non sono stati necessari i carri armati. E’ bastato un senatore che voleva abolire il Senato e s’è messo alla testa di un manipolo di scissionisti.
Mentre contiamo e conteremo morti a migliaia, Piazza Affari vola e Confindustria festeggia. Il salvatore delle banche sarà per la povera gente più pericoloso del Covid.

classifiche

Read Full Post »


Quel giorno – recita la Bibbia – quando il Signore diede a Israele la vittoria sugli Amorrei, Giosué pregò […] e gridò alla presenza di tutti gli Israeliti: Sole, fermati su Gabaon! […] Un giorno come quello non c’è mai stato né prima né dopo di allora, quando il Signore ubbidì a un essere umano e combatté al fianco d’Israele“.
Ci vollero secoli e la rivoluzione copernicana per mettere in crisi la presunta verità geocentrica. A tutt’oggi, però, nulla cancella la biblica bestemmia che ci presenta il “Dio padre Onnipotente” schierato in guerra, macellaio dei suoi figli.
Un incidente esclusivamente “religioso”, che riguarda l’umana ingenuità? Tutt’altro. Non mancano infatti affermazioni che fanno dubitare anche delle “bibbie” laiche. Spiace per Marx, ma non è sempre vero che nella famiglia borghese “l’elemento connettivo sono la noia e il denaro“. Vero è invece che la noia affligge anche le famiglie proletarie dove purtroppo il denaro manca molto.
Da giovane, quando leggevo i sacri testi con compagne e compagni, ci fu chi trovò inesatta e terribilmente maschilista la convinzione di Marx sulla comunanza della donna. E non aveva torto. Non so se i comunisti sono davvero per tale comunanza (alla quale erano comunque meglio disposti gli anarchici seguaci della dottrina del libero amore), so che in età storica non è vero che essa sia esistita quasi sempre e troverei comunque più rivoluzionario e comunista che fossero le donne a propugnare la comunanza degli uomini.
Per quanto mi riguarda, non esistono pensatori in grado di spiegare tutti i tempi del storia in base a principi e intuizioni che possono segnare un mondo e fornire un metodo prezioso, ma saranno sostituite da dottrine adeguate ai tempi che cambiano.
Nella serie delle “verità bibliche” – religiose o laiche conta davvero poco – si colloca a mio modo di vedere la convinzione diffusa che i politici oggi siano tutti eguali tra loro: pensano esclusivamente ai propri affari, sono tutti ignoranti e malfidati. Più che l’abilità delle destre, è questa verità di fede che distrugge la democrazia. E’ necessario dirlo: la povera gente avrebbe pagato prezzi ben più salati se a governare la tragedia sociale che stiamo vivendo e a far fronte alla pandemia, si fossero trovati Salvini, Meloni e Berlusconi.
Di Conte si può dire tutto il male che si vuole, ma parla – o tenta di parlare – alla ragione. Salvini e i suoi camerati puntano allo sfascio e parlano alla pancia delle masse di disperati che hanno creato. Renzi, poi, è l’uomo della Confindustria e delle Banche. Lo sostengono con ogni mezzo e ha un compito preciso: destabilizzare il Paese e farne terra di conquista.

classifiche

Read Full Post »

Older Posts »