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Posts Tagged ‘Consiglio d’Europa’

41-bisBisognerebbe partire da un punto condivisibile: più forte è la giustizia sociale, più sana è la politica, più deboli sono la criminalità comune e quella organizzata. Poiché le cose non stanno certo così, abbiamo galere piene di detenuti e i rapporti tra lo Stato e la mafia sono storicamente fortissimi. E’ indubbio, la mafia va colpita, ma questo si ottiene solo spezzando il legame tra potere politico e criminalità organizzata. Secondo il nostro ordinamento giuridico, le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere al recupero. Costituzione della Repubblica, articolo 27. In carcere non sono mai stato, ma so che è un inferno, sicché il “recupero” è difficile, se non impossibile. Tuttavia, per semplificare, facciamo finta che il trattamento normale nelle nostre galere piene zeppe di detenuti rientri nella tipologia di pena prevista dalla Costituzione e che cioè sia umano e tenda al recupero. L’articolo 41 bis sospende questo trattamento – una sospensione che spesso dura per tutto il tempo della carcerazione – e applica al detenuto numerose restrizioni, a cominciare dai colloqui mensili, che si riducono a uno e si svolgono in locali attrezzati per impedire ogni contatto fisico con il visitatore, che può essere solo un familiare o convivente. I colloqui sono sottoposti a controllo auditivo e su richiesta dell’autorità giudiziaria si possono registrare; per coloro che non effettuano colloqui è consentito una telefonata mensile con familiari e conviventi e il colloquio – che ha la durata massima di dieci minuti – è sottoposto a registrazione. Con i difensori si possono effettuare fino ad un massimo di tre colloqui alla settimana della stessa durata di quelli previsti con i familiari. Qui si ferma la necessità di impedire il contatto con l’esterno, in cui potrebbero rientrare la limitazione delle somme, dei beni e degli oggetti che si possono ricevere dall’esterno e la sottoposizione della corrispondenza al visto di censura (fanno eccezione lettere inviate a parlamentari o autorità nazionali ed europee che abbiano aventi competenza in materia di giustizia). Il carcerato però è anche escluso dalle rappresentanze dei detenuti e degli internati. Incomprensibile è la limitazione della permanenza all’aperto – una passeggiata lungo uno stretto e spesso buio corridoio – che si svolge in isolamento o in gruppi che non vanno oltre le quattro persone e non può durare più di due ore al giorno. In pratica, il detenuto vive ventidue ore al giorno in una cella e non ha scelta: può stare a letto o seduto su una panca inchiodata a terra. Spesso la cella è piccola e il letto si trova vicino a un bagno, talvolta turco e chiuso da una bottiglia di plastica.
Il prigioniero non può attaccare al muro fotografie, e spesso non può tenere in cella che pochi capi di biancheria. In alcuni luoghi di pena i sandali possono essere utilizzati solo a partire dal 21 giugno, anche se il caldo comincia molto prima. In cella non si possono tenere detersivi e se il detenuto studia, può utilizzare il computer per un’ora, ma è un’ora sottratta alle due di aria. In quanto alla privacy, non esiste: ovunque ci sono telecamere e spioncini, cui si aggiungono le perquisizioni fisiche, con il detenuto che, nonostante il vetro divisorio e le telecamere per la sorveglianza, viene fatto denudare, prima e dopo ogni colloquio. Maschi o femmine nessuna differenza e le donne recluse al 41-bis sono perquisite davanti ad agenti. Dopo una seria indagine,  la Commissione del Senato per la tutela dei diritti umani ha invano denunciato le condizioni intollerabili riservate a boss mafiosi e cosiddetti terroristi e ben 15 raccomandazioni dell’Europa hanno chiesto la dismissione delle «aree riservate», maggiori condizioni di riservatezza per i detenuti e la “revisione della legislazione consolidata”. Tra il 2003 e il 2013, dopo numerose visite nelle carceri italiane, un Comitato istituito dal Consiglio d’Europa ha definito il 41-bis “fortemente dannoso per i diritti fondamentali dei detenuti” e per le “condizioni somatiche e mentali di alcuni prigionieri”.
Cosa c’entri tutto questo con i cosiddetti “terroristi” e con il senso di umanità prescritto dalla Costituzione e con la “rieducazione” è un mistero glorioso e c’è una sola parola per definire questo trattamento: tortura. Se questo significa democrazia, beh, io non sono democratico.

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