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Posts Tagged ‘Censura’

Un conflitto c’è. Montato ad arte da una classe dirigente che da decenni concentra nelle proprie mani un incontrastato e stabile potere politico ma, con singolare improntitudine, si dichiara “perseguitata politica” e si scaglia con inaudita violenza contro la stampa. Sarebbe solo un patetico paradosso se, tradotto in attività politica, il conflitto non avesse prodotto atti di guerra. Il fatto è che si approntano leggi marziali. Non serve ignorarlo, fingere di non saperlo, dichiararsi equidistanti, estranei, rivoluzionariamente nauseati o puerilmente divertiti. Un conflitto c’è, non riguarda la natura dello Stato – di cui potremmo tranquillamente disinteressarci – e non è questione di “potere“, con tutto quanto pure vuol dire questa parola in termini di egemonia di classe e dei consueti e immancabili corollari: sfruttamento, esercizio “legale” della forza, utilizzata a fini repressivi contro il dissenso, emarginazione dei ceti subalterni, espulsione e dentenzione di emarginati, clandestini e “figli d’un dio minore“. Non si tratta, insomma, di stabilire se valga la pena di “sporcarsi le mani” in uno scontro per la difesa di uno Stato che concepisce in maniera gerarchica la struttura sociale, subordina famiglia e “società civile” al suo “fine immanente” e impone perciò all’uomo di sacrificare la parte migliore di se stesso: la sua vocazione sociale. Di questo si tratta, della vocazione sociale dell’uomo. E fa impressione che, accanto alle apatiche proteste di un’opposizione lasciata in vita solo perché legittima la maggioranza, si collochi un disimpegno sconcertante – speculare alle astratte pratiche “moderate” – di ciò che resta della sinistra estrema e alternativa. Un disimpegno che pare civetteria intellettualistica e rivoluzionarismo di maniera.
Troppo spesso abbiamo rincorso la distinzione tra un giudizio scientifico ridotto a “ideologia” e la passione etica delle riflessioni di Marx. Ne sono nate “chiese” coi loro testi sacri e una loro correttezza formale che fatalmente hanno cristallizzato in “sistema” la dinamica del pensiero. Bisogna avere l’animo di dirlo e ognuno poi trovi il difetto nel ragionamento. Sarà un bene che se ne discuta, perché il punto è che all’ordine del giorno non sono lo Stato e il diritto borghese, ma più semplicemente i diritti. Alcuni fondamentali diritti, siano pure “borghesi“, come si sono configurati in un lungo processo storico. Il punto è che una banda di malfattori, guidata da uno sperimentato “manganellatore mediatico“, una camarilla di sfruttatori rei confessi, d’imputati per reati patrimoniali aggravati da recidiva e puntualmente “prescritti“, una cricca di malviventi che teorizza la proprietà e lo sfruttamento dei beni comuni a fini d’interesse privato, una pletora d’evasori condonati, di imprenditori colti sul fatto mentre sperperavano risorse pubbliche a benefico personale, insomma, quella società d’affari che qualcuno chiama ancora Parlamento sospende la libertà di parola con un obiettivo preciso: negare ai ceti subalterni la possibilità d’intervenire sullo svolgimento del processo storico, proibire la comunicazione, la circolazione e la conoscenza dei fatti sociali per impedire il libero sviluppo di ognuno che è la conditio sine qua non del libero sviluppo di tutti.
Ciò che si vuole colpire non è, quindi, l’astratto principio borghese che si cristallizza nella pur rispettabile formula della “libertà di stampa“. Quello che si vuole sostenere mediante la censura è l’arrogante impunità delle manifestazioni degenerative del capitalismo, per impedire a chi è chiamato a pagare la durissima crisi economica di prendere coscienza che macchine e denaro non sono più elementi di un processo di produzione, ma forze distruttive dell’equilibrio ambientale e delle conquiste sociali. Nessuno può chiamarsi fuori. L’insieme delle leggi prodotte negli ultimi anni nel nostro Paese da maggioranze e opposizioni che si sono alternate nella cabina di comando mira a far pagare alle masse i costi di una crisi che è tutta nelle logiche del mercato. Non si stanno gettando solo le basi d’un dominio assoluto del capitale sul lavoro. C’è di più. Per ottenere lo scopo, si pone un sigillo sulla comunicazione tra gli uomini perché si riconosce che la conoscenza è, per sua natura, l’arma più efficace della rivoluzione. In tempo di guerra la censura è un passo obbligato. Prendiamone atto, perciò: siamo in guerra. Non è un’utopia proletaria, ma un postulato etico: occorre difendersi, resistere e, appena possibile, ribellarsi.

Uscito su “Fuoriregistro” l’11 giugno 2010.

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Per conoscenza e, per quanto mi riesce, senza commento.
Si tratta dell’emendamento al “pacchetto sicurezza” – così lo chiama il Governo – che riguarda la possibilità di “oscurare” i siti internet che in qualche modo “istigano a disobbedire alle leggi dello stato” o “alla violenza“.
Mi limito a due considerazioni. In Campania, sarà utilissimo per mettere a tacere i cittadini non ancora sudditi che lottano per la salute contro l’amianto nascosto nella cava di Chiaiano. Non lo sanno in molti, ma è così: alla scoperta e soprattutto alla diffusione della notizia, hanno infatti provveduto sovversivi noti e pericolosi come padre Alex Zanottelli, che da anni si batte per la difesa dei beni comuni. In vista dell’approvazione di quel modello di rigoroso rispetto della Costituzione, costituito dalle “fondazioni” marca Aprea, ho fondati motivi per credere che anche nel settore della formazione, riviste pericolosissime come questa, possa essere agevolmente neutralizzata. Considerando l’uso “criminogeno” fatto dai siti dei cosiddetti “movimenti” – o anche solo da quelli che si permettono di fare informazione “alternativa” – se il provvedimento passerà – e non vedo come possa andare diversamente – l’Esecutivo avrà in mano un nuovo, efficace “strumento di sicurezza” – la parola censura è stata cancellata dal nostro dizionario – e sarà in grado di limitare gli spazi di quei veri e propri reperti archeologici che sono l’agibilità politica e democratica. Attorno alla sicurezza, si sente dire, si va costruendo una sorta di Patriot Act italiano, ma sono i soliti “facinorosi“. Certo, negli anni che verranno, gli storici faticheranno molto a ritrovare sul web le voci del dissenso. Questo è vero. Ma siamo franchi: che valore possono avere, in questa feroce e disperata lotta per la sicurezza, le pur rispettabili esigenze degli storici?

PROPOSTA DI MODIFICA N. 50.0.100 AL DDL N. 733
50.0.100 (testo 2)
D’ALIA

Vedere testo 3
Dopo l’articolo 50, inserire il seguente:

«Art. 50-bis.

(Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet)
1. Quando si procede per delitti di istigazione a delinquere o a disobbedire alle leggi, ovvero per delitti di apologia di reato, previsti dal codice penale o da altre disposizioni penali, e sussistono concreti elementi che consentano di ritenere che alcuno compia detta attività di apologia o di istigazione in via telematica sulla rete internet, il Ministro dell’interno, in seguito a comunicazione dell’autorità giudiziaria, può disporre con proprio decreto l’interruzione della attività indicata, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine.

2. Il Ministro dell’interno si avvale, per gli accertamenti finalizzati all’adozione del decreto di cui al comma 1, della polizia postale e delle comunicazioni. Avverso il provvedimento di interruzione è ammesso ricorso all’autorità giudiziaria. Il provvedimento di cui al comma 1 è revocato in ogni momento quando vengano meno i presupposti indicati nel medesimo comma.

3. I fornitori dei servizi di connettività alla rete internet, per l’effetto del decreto di cui al comma 1, devono provvedere ad eseguire l’attività di filtraggio imposta entro il termine di 24 ore. La violazione di tale obbligo comporta una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000, alla cui irrogazione provvede il Ministro dell’interno con proprio provvedimento.

4. Entro 60 giorni dalla pubblicazione della presente legge il Ministro dell’interno, con proprio decreto, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico e con quello della pubblica amministrazione e innovazione, individua e definisce i requisiti tecnici degli strumenti di filtraggio di cui al comma 1, con le relative soluzioni tecnologiche.

5. Al quarto comma dell’articolo 266 del codice penale, il numero 1) è così sostituito: “col mezzo della stampa, in via telematica sulla rete internet, o con altro mezzo di propaganda”».

Uscito su “Fuoriregistro” il 15 febbraio 2009

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