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Posts Tagged ‘Catello Maresca’


Manfredi, ex rettore dell’Università Federico II, è uomo d’onore e gli si deve credere. Se dice che non sapeva nulla della brutta faccenda del Comitato elettorale creato per lui da alcuni docenti dell’Università Federico II, è così: non ne sapeva nulla. Non sapeva che Bruno Amato, docente della Federico II,candidato al Comune di Napoli in una delle lista che lo sostengono, aveva avuto la sciagurata idea di scrivere ai colleghi domandando una foto, l’identificazione attraverso la posizione accademica e il numero dei voti che pensava di assicurare all’ex rettore. Lo scopo della raccolta  dati? Semplice e sconcertante: «Facciamo un fascicolo e lo consegniamo a Manfredi».
L’ex rettore non ne sa nulla, finché l’iniziativa non diventa di pubblico dominio. A quel punto ti aspetti la condanna e l’immediata, indignata presa di distanza. Aspetti invano. Il serafico candidato sindaco di Napoli non fa una piega e chiamato a esprimere la sua opinione, minimizza il caso indecente e lo riduce a «una ingenuità nata dai relativi, diciamo così, tempi veloci con i quali sono stato coinvolto in questa campagna elettorale». Una dichiarazione sconcertante, che consente al coordinatore cittadino di Forza Italia, Fulvio Martusciello, di reagire indignato: «L’idea di schedare i professori universitari secondo le loro idee politiche è l’antitesi dell’Università che vogliamo ».
Solo quando lo scandalo monta, Manfredi fa marcia indietro, riconosce l’errore ma continua a minimizzare : «E’ stata una grande leggerezza, ha chiesto scusa […] Può succedere che si sbaglia, quando poi si è candidati per la prima volta». Manfredi non lo sa, ma Amato invece è già stato candidato con Lettieri.
Quale Università vorrebbe Martusciello c’interessa poco. A noi piacerebbe sapere che idea abbia del tempio napoletano dell’alta cultura, il suo ex sconcertante rettore, che, minimizzando, sembra non aver colto la gravità di un’iniziativa che ignora le norme sulla privacy, è estranea alla cultura della democrazia e ha mille affinità con una schedatura politica.
Riducendo tutto a una ingenuità, giustificata dai tempi ristretti che ha avuto per candidarsi, Manfredi dimostra di non rendersi conto della gravità di un’iniziativa, che si inserisce purtroppo a buon diritto nel crescente, pericoloso degrado della politica, nella scarsa sensibilità democratica della cosiddetta società civile, ormai indifferente ai modi in cui si svolge una campagna elettorale, caratterizzata dalla difficoltà di marcare il confine tra il lecito e l’illecito.
Qualcuno dirà che in fondo si tratta di un evento marginale. Per noi invece è una brutta faccenda, significativa e per molti versi rivelatrice, che pone una domanda chiara e inquietante: Manfredi è davvero l’uomo a cui affidare le sorti di Napoli?
Basta riflettere con onestà intellettuale per capire che la risposta è no. C’è bisogno di altro e di meglio. Esclusi Bassolino con la sua triste storia e Maresca, candidato di Salvini, c’è Alessandra Clemente, una donna che vale, onesta, capace, che ha un programma credibile ed è sostenuta da Potere al Popolo!, una formazione giovane che ha restituito dignità alla sinistra e ai suoi valori.

Giuseppe Aragno, candidato di Potere al Popolo

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E’ vero, è un accademico. E che fai, non lo voti per questo?  Sarebbe una scelta discutibile, perché non sono molti, ma esistono anche quelli non compromessi con l’andazzo dei concorsi pilotati, dei posti ereditati e delle cattedre moltiplicate come i pani e i pesci.
D’accordo, sì, è diventato ministro perché ha accettato di governare l’Università dopo il rifiuto di Lorenzo Fioramonti, indignato per il trattamento da Cenerentola toccato alla formazione.
Manfredi non s’indignò.
Non fu una bella scelta, questo è vero, ma qualcuno doveva pur farlo…
Non c’è dubbio, come ministro è stato un autentico fantasma, però per fare il sindaco, s’è impuntato: voglio i fondi che avete negato a De Magistris. Di fatto perciò, dopo aver sparato a zero sul sindaco uscente, ha riconosciuto che contro di lui si sono fatte scelte scorrette e vergognose.
Questo comportamento è un punto a suo favore o la dimostrazione di una sconcertante ambiguità?
I soldi li avrà?
Se potrà battere moneta, probabilmente sì. Sta di fatto che non solo è un neoliberista convinto, ma a sostenerlo c’è anzitutto il PD, pilastro del pensiero unico e, come tutti sanno, cieco sostenitore della cosiddetta «autonomia differenziata». Forze politiche per le quali il Sud è sostanzialmente una colonia.
Non sai cos’è l’autonomia differenziata? E’ la scelta feroce che unisce tutti i candidati sindaco contro Napoli e contro la Clemente, la sola che rifiuta di vendere la città al Nord, come sono pronti a fare il PD, la Meloni, i 5Stelle, l’innocente nullatenente e patetico Antonio Bassolino e Catello Maresca, dietro il quale si nascondono Salvini e la «Lega Nord per l’Indipendenza della Padania».
Proprio così, «Lega Nord per l’indipendenza della Padania»…!!!!
Stringi stringi, se pensi di votare Manfredi due domande te le devi porre. Solo due, ma decisive:

  1. Quale credibilità può avere Manfredi, che un giorno accusa De Magistris e un altro fa il suo avvocato d’ufficio?
  2. Da napoletano, sei disponibile a votare un candidato sostenuto da un partito proto a pugnalarti nella schiena?  

    Candidato di Potere al Popolo! 
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Mi chiamo Giuseppe Aragno e ho di che vivere: ho insegnato nelle scuole dello Stato e di mestiere faccio lo storico.
Sono candidato al Consiglio Comunale e alla Municipalità Vomero Arenella con «Potere al Popolo!». Non sono più giovane, ma non sono nemmeno uno dei tanti «giovanilisti» che riducono la complessità della politica a un dato anagrafico. D’altra parte «Potere al Popolo» si presenta con tanti giovani candidati, che la presenza di qualche vecchio può essere più utile di quanto sembri. E vi risparmio qui uno sproloquio sugli antichi Romani, maestri di amministrazione e governo, che fondarono la loro grandezza anche sul ruolo degli anziani, riuniti nel «Senatus», un organismo di grande peso politico.
Vivo da cinquant’anni nella II municipalità e sono nato a Napoli, una città che da bambino ho visto rinascere dalle rovine dei bombardamenti Alleati. Ho lottato per tutta la vita per un mondo migliore e giunto alla fine del percorso non ho paura di dirlo: contro «Potere al Popolo» – che sostiene la candidata sindaca Alessandra Clemente – è schierata la peggiore classe dirigente che abbiamo avuto nella storia della Repubblica. La peggiore destra – quella di Salvini – che si nasconde invano dietro Maresca: tutti voi sapete che è stata ed è una vostra feroce nemica. Una nemica di Napoli. C’è poi il PD, un partito che ha rinnegato la sua origine democratica e di sinistra ed è diventato il peggior nemico della povera gente; questo PD vi chiede di votare Gaetano Manfredi, che ha accettato la poltrona di ministro dell’Università, dopo che altri l’avevano rifiutata, perché non c’era un soldo per farla funzionare.
Questa gente si finge avversaria, ma è alleata del governo neoliberista guidato da un banchiere figlio della fallita Unione Europea. Di fatto, questa gente è alleata e lotta per spartirsi il potere.
Nemica di «Potere al Popolo» e della coalizione che appoggia Alessandra Clemente, questa classe dirigente finge di voler fare il bene di Napoli, ma mente spudoratamente, perché si è messa d’accordo da tempo sulla cosiddetta «autonomia differenziata». Non sapete cos’è? Per spiegarlo, bastano poche parole. I sedicenti «amici di Napoli e del Sud» non ve lo diranno mai, ma l’accordo è chiarissimo: terranno per sé l’80 % delle tasse riscosse nelle regioni del Centro-Nord e lasceranno Napoli e il Sud nella miseria più nera.
Noi di «Potere al Popolo», schierati nella coalizione della Clemente, possiamo dirlo chiaro: se ci voterete non riconosceremo questo accordo, non pagheremo debiti che non abbiamo fatto, disobbediremo e pretenderemo il rispetto della Costituzione. Siamo il solo schieramento che lotta per una città che abbia ciò che le spetta, una città giusta in un Paese giusto e solidale, un Paese in cui la lotta per l’ambiente non sia affidata ai padroni, ai venditori d’armi e di fumo, come fa il governo che Salvini, il PD e i 5 Stelle sostengono. Forse non lo sapete, ma quest’anno hanno speso 25 miliardi di euro per comprare armi, un miliardo per la vostra salute che non gli interessa e meno di un miliardo per la formazione. Se siete vecchi, vi dovete togliere dai piedi, perché costate troppo. Vi vogliono ignorati, perché siate pecore rassegnate, che non capiscono ciò che accade  e si lasciano portare al macello.
«Chiacchiere», direte voi, giustamente diffidenti. Lo direte, ma sbaglierete. «Potere al Popolo» ha dimostrato coi fatti che esistono altri modi di amministrare e governare.  Ha realizzato e realizza ogni giorno un modello più giusto e solidale. Noi veniamo dall’«ex OPG je so’ pazzo», una realtà strutturata, in cui vive una comunità che ha dimostrato coi fatti cosa significhi difendere i diritti che ci stanno negando e la giustizia sociale sempre più calpestata. Da anni offriamo gratis a migliaia di persone attività solidali, assistiamo legalmente lavoratori e immigrati colpiti dalle leggi di Salvini, Draghi e compagnia cantante, da anni facciamo funzionare doposcuola, ambulatori medici, attività sportive e dai tempi del lockdown distribuiamo pacchi spesa a chi ne ha bisogno.
Questo è il nostro modello di riferimento e questo faremo se ci voterete. Sarà più facile, perché avremo strumenti più efficaci e una più ampia possibilità di conoscere problemi e intervenire.
Gli altri che vi chiedono il voto li avete sperimentati e sapete che vi aspetta. Non avete perciò nulla da perdere: votateci, metteteci alla prova e non ve ne pentirete.

Giuseppe Aragno

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Vi chiederete perché, parlando di elezioni amministrative, tiri fuori l’articolo 116 della Costituzione che riguarda le regioni e la loro autonomia. Un po’ di pazienza e mi direte poi se sono fuori tema.
Prima della sciagurata riforma del Titolo V, voluta da Massimo D’Alema, in tema di potere delle Regioni, la Costituzione era chiarissima: «Alla Sicilia, alla Sardegna, al Trentino-Alto Adige, al Friuli-Venezia Giulia e alla Valle d’Aosta sono attribuite forme e condizioni particolari di autonomia, secondo statuti speciali adottati con leggi costituzionali». L’on. Meuccio Ruini, antifascista, perseguitato politico e padre Costituente, nella  sua relazione al progetto, aveva spiegato la scelta, precisando che «la Regione non sorge federalisticamente. Anche quando adotta con una legge lo statuto di una Regione, lo Stato fa atto di propria sovranità». Pur non potendo sapere che alcuni decenni dopo ci saremmo trovati di fronte alle folli richieste leghiste, Meucci e i padri Costituenti pensavano di porre così un argine a ogni egoismo locale e all’avventurismo di gente come Salvini e i suoi camerati leghisti.
Contro questa impostazione storicamente fondata nelle radici di un Paese ridotto a «una espressione geografica» dalla lunga vicenda degli Stati regionali, lo sguardo corto di D’Alema e degli uomini che oggi formano il PD, modificarono l’articolo 116, sicché oggi la legge ordinaria può attribuire alle regioni «ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia». Unico limite – di fatto formale – un’intesa fra lo Stato e la regione interessata. Com’era prevedibile, quando la bibbia neoliberista ha scatenato una dietro l’altra le crisi disgreganti che attraversiamo, per fare pressioni sullo Stato, alcune delle Regioni che, dall’Unità a oggi, più hanno preso e meno hanno dato a un processo di armonico sviluppo sociale ed economico della Repubblica, hanno assunto iniziative che fanno a pugni con lo spirito Costituente chiarito da Ruini all’alba della nostra storia repubblicana.  
E qui il legame tra la cosiddetta «autonomia differenziata» e le imminenti elezioni amministrative di Napoli diventa chiaro. Tranne la Clemente, che ha apertamente dichiarato la sua totale avversità a questo scellerato cambiamento, i candidati che chiedono un voto perché «amano Napoli» provengono tutti da partiti o aree politiche che sono invece favorevoli. Promettono di dare un futuro alla città, ma sanno che chi li presenta e li sostiene non glielo consentirà.
Prendete Maresca, a parole tutto cuore e passione napoletana, nei fatti sostenuto dalla Lega di Matteo Salvini e Luca Zaia presidente della Regione Veneto, così interessato alla sorte dei napoletani, del Sud e in generale dell’Italia, che nel 2014 ha addirittura tentato di indire un referendum dichiarato illegittimo dalla Consulta. Di che si trattava? dell’indipendenza del Veneto. E’ inutile tornare a leggere. Non avete sbagliato. L’amante di Napoli, ci ha riprovato nel 2017, quando ha chiesto ai veneti di votare sì o no a un nuovo referendum, rivelatore dei rapporti che i ricchi autonomisti intendono instaurare con i poveri napoletani: il Veneto vuole tenere per sé una percentuale non inferiore all’ottanta per cento dei tributi pagati annualmente dai suoi cittadini all’amministrazione centrale in modo che venga utilizzata nel territorio regionale in termini di beni e servizi; vuole che la Regione mantenga almeno l’ottanta per cento dei tributi riscossi nel territorio regionale e, «dulcis in fundo», pretende che il gettito derivante dalle fonti di finanziamento della Regione non sia soggetto a vincoli di destinazione.
Lo Stato immaginato dagli amici di Maresca, quindi, non può e non deve attuare il principio costituzionale che consente di destinare alle autonomie territoriali risorse aggiuntive per promuovere lo sviluppo economico e a fini di coesione e solidarietà sociale. Gli squilibri economici e sociali? L’esercizio concreto dei diritti della persona? La formazione? La salute? Il Veneto e la Lombardia, che l’ha seguito a ruota, se ne infischiano. Gli amici e sostenitori di Maresca con la loro « autonomia differenziata » sono una dichiarazione di guerra a Napoli e al Sud.
Si può sperare sul rettore ed ex ministro Gaetano Manfredi? Purtroppo no. Il PD di Manfredi è d’accordo con la Lega di Salvini e il referendum non l’ha nemmeno fatto. In Emilia Romagna, infatti, sono stati più spicciativi e l’Assemblea legislativa ha incaricato di avviare il negoziato con il Governo il Presidente della Regione, Stefano Bonaccini, un trasformista passato da Bersani a Renzi, collocabile senza forzature nelle file della destra del PD, il principale responsabile dello sfascio del Paese e del Sud in particolare. Ho dimenticato Bassolino? No. Rientra perfettamente nel gruppo dei distruttori.
Di fronte a questa situazione, le elezioni amministrative non sono mai state così politiche e su questo tema Alessandra Clemente e la sua coalizione hanno la possibilità di fare a pezzi i candidati avversari, chiamandoli a un confronto serrato e ricordando ogni giorno agli elettori la loro funzione di cavalli di Troia, che si presentano in pace, ma sono pronti a massacrare la città.

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Catello Maresca afferma di aver messo da parte la toga per amore di Napoli e aggiunge di candidarsi «a sindaco, con l’appoggio del centrodestra, perché i napoletani meritano di più».
Si dà il caso che la destra di cui parla è quella di Salvini, il segretario della «Lega Nord per l’indipendenza della Padania», quello che odia Napoli e i napoletani e si batte per l’autonomia differenziata, che intende ingrassare il Nord e affamare il Sud.
A cominciare da Napoli e dai napoletani!

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Maresca Catello. Magistrato e candidato sindaco. Di destra. Al tempo di Palamara, quando non se ne può di magistrati politicizzati.
Maresca Catello. Magistrato e candidato sindaco. Di destra, in una città in cui la destra è molto presente nella cronaca nera.
Maresca Catello. Candidato sindaco.  Dice di no, ma lo sostiene Salvini in una città che Salvini disprezza e si prepara a saccheggiare con l’autonomia differenziata.
Maresca Catello. Magistrato di destra. Ha sentito una fitta al cuore, quando qualcuno ha pensato che, di fronte alla pandemia, i detenuti andassero tutelati nell’inferno carcerario. Il cuore, però, finora non ha palpitato dopo le vergogne e gli arresti di Santa Maria Capua Vetere.
Domanda: Maresca Catello, i detenuti sono forse carne da macello?
Maresca Catello. Candidato sindaco. Nostalgico di Berlusconi. Gli manca un pregiudicato, decaduto dal Senato e affidato ai servizi sociali.
Mi fermo qui e mi domando: Maresca Catello pensa che i napoletani siano scemi?

Agoravox, 1 luglio 2021

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