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Posts Tagged ‘Carlo Azeglio Ciampi’

cesare-bruto-cassio-e-recalcaltiNon votate.
Questo è l’invito rivolto agli italiani da Giorgio Napolitano.

Per cinquant’anni, quando si è trattato di ottenere un posto in Parlamento, quest’uomo i voti li ha chiesti e quello che è peggio, il giorno in cui non ne ha avuti e gli elettori lo hanno trombato, ha brigato, si è messo d’accordo con Ciampi e si è fatto nominare senatore a vita per meriti ignoti. Tranne il suo complice Ciampi, nessuno sa in che modo Napolitano abbia dato lustro alla patria.

Dalla nascita all’agonia che precede la morte della Repubblica, quest’uomo ha partecipato e partecipa alla vita pubblica in ruoli di comando e di responsabilità. Dalla posizione favorevole all’uso della forza nell’occupazione sovietica dell’Ungheria, ai bombardamenti che a tutti i costi ha voluto sulla Libia, dalle migliaia di morti sul lavoro, ai suicidi degli esodati, dei disoccupati e dei licenziati e via così fino alle stragi di migranti nel Mediterraneo, incalcolabile è il numero dei morti che ha causato direttamente o indirettamente. Se il Paese affonda, se intere generazioni di giovani non hanno futuro, se il sacrifico della vita dei nostri partigiani è diventato vano, quest’uomo è uno dei massimi responsabili della tragedia. Uno dei più colpevoli, tra quanti ci hanno governato. Giorgio Napolitano, che si è fatto nominare due volte Presidente della Repubblica, sta distruggendo la Costituzione che ha giurato di difendere.

Nemmeno il peggiore dei fascisti ha fatto al suo Paese così tanto male, quanto è riuscito a farne questo comunista rinnegato. Sono stato contrario alla violenza politica ai tempi delle BR, ma ho sempre riconosciuto le nobili ragioni di Bruto e Cassio, che la storia non ha mai potuto liquidare come volgari assassini. Quest’uomo non ha le qualità di Cesare, ma è stato ed è più pericoloso e ambizioso di lui. Purtroppo una Resistenza di popolo tarda a organizzarsi e GAP non ne esistono ancora, ma c’è poco da fare i moralisti, pacifisti e non violenti. Questo vecchio osceno è un traditore e come tale meriterebbe di essere trattato.

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Fanno profitto, si tratta di soldi, è giusto tassare!“.
Monti l’aveva annunciato con la dovuta solennità, tra rulli di tamburi, squilli di fanfare, bandiere al vento e loden delle feste comandate:
Anche le scuole cattoliche pagheranno le imposte sugli immobili che utilizzano“.
Ignorato il dettato costituzionale che, a quanto pare, non conta un bel nulla per i tecnici salvaitalia e per la maggioranza bulgara che li sostiene – la Costituzione in tema di soldi alle private è chiara come il sole – il mondo della scuola ha voluto stare al gioco. Crediamoci, si sono detti i tartassati docenti, diamogli fiducia: è solo un caso che i tecnici professori che ci governano siano colleghi del prof. Frati, il rettore della Sapienza che ha fatto dell’università una sorta di succursale della famiglia. Per chi non lo sapesse, Frati ha con lui, a Medicina e Chirurgia, tutti sistemati a vario titolo, i suoi amati parenti: la moglie, laureata in lettere, che ha una cattedra di storia della medicina, la figlia, regolarmente laureata in giurisprudenza, che, guarda caso, insegna medicina legale, e il figliolo, professor Giacomo, che entra di rado in sala operatoria, però – serve dirlo? – è titolare di cardiochirurgia al Policlinico di Roma.
Crediamoci, qualcosa sta cambiando“, si son detti i docenti. E l’annuncio autorizzava speranze. Non era la presa della Bastiglia e il Palazzo d’Inverno poteva star tranquillo, però non era mai accaduto prima.
il piccolo terremoto, tuttavia, ha spaventato il governo tecnico e ci ha pensato il calvinista Monti a spegnere gli eccessivi entusiasmi. Lui, che fa un uso parco delle parole, stavolta s’è sprecato:
I cattolici pagheranno, certo“, ha farfugliato, “ma è del tutto ragionevole valutare con attenzione i parametri che consentano agli istituti scolastici di ottenere l’esenzione dal pagamento dell’imposta“.
Dopo ciance da condominio sull’attività paritaria e fumo da venditori di sogni sul servizio realmente prestato, che si sa, “è del tutto simile a quello pubblico“, dopo le banalità sui programmi di studio, l’importanza sociale, l’accoglienza di alunni con disabilità, l’applicazione del contratto collettivo del personale docente e non docente, l’annunciata rivoluzione bolscevica è stata inopinatamente domata. La soluzione è bizantina: “Per godere dell’agevolazione“, dice la norma, “la scuola cattolica dovrà render pubblico il suo bilancio e le caratteristiche della struttura, in modo da dimostrare che non ci sono finalità lucrative. E se ci fossero avanzi” – ha precisato il loden pontificante – “essi non devono risultare nei profitti ma nelle spese a sostegno delle attività didattiche“.
Non del tutto tranquillo, il neosenatore a vita, presidente pro tempore del Consiglio e – c’è da giurarci, l’annuncia già la stampa patinata – futuro Cincinnato, ha voluto precisare: “stiamo consolidando una giurisprudenza e una prassi“.

Sarà pure consolidata giurisprudenza, qualcuno, però, dovrebbe spiegare al capotecnico, che un Ente il quale svolga servizio pubblico, benché privato, paga le tasse come tutti. E le paga tutte. Concedere alle scuole cattoliche un beneficio fiscale non solo è un principio che contraddice la sbandierata equità, ma la natura tecnica del governo dei professori e, ciò ch’è più grave, discrimina tutti gli altri Enti della stessa natura, li penalizza gravemente e riconduce il Paese ai privilegi vaticani assicurati dal regime fascista bisognoso di legittimazione.
Non è un principio islamico, Monti ne converrà: nessuno ricava profitti dalla sua prima casa; chi ce l’ha ci vive, spesso per evitare di fare il clochard nelle stazioni ferroviarie, l’Ici però la paga e non presenta bilanci. Se lo potesse fare, come sovente accade con le aziende, che sono l’ambiente prediletto da Monti e compagni, la cosa è certa: il buon padre di famiglia segnerebbe alla voce investimento un sia pur minimo guadagno.
Grazie a Monti, oggi qualsiasi scuola privata che dichiari di non avere scopo di lucro, può disegnare il suo piano di offerta formativa in relazione ai profitti, mettere in campo i suoi nuovi progetti di arricchimento dell’attività formativa curricolare e pagarseli con i soldi che non darà all’erario. La scuola statale, intanto, muore di inedia e sotto il capitolo “sostegno alla didattica” presto non ci sarà più scritto nulla. Il pio Monti lo sa: senza soldi, non si cantano Messe.

Sfiducia e sconcerto, nonostante la grancassa televisiva e i giornali stesi a zerbino o messi a tacere? Motivi ce ne sono. La stato dell’arte, ad essere oggettivi, è desolante.
Giorgio Napolitano, bocciato dagli elettori nel 2004 è stato prontamente nominato senatore a vita nel 2005 dall’allora Presidente della Repubblica Azeglio Ciampi. Ha illustrato la patria con altissimi meriti che, a onor del vero, nessuno, tranne Ciampi, sa quali siano. Tornato così nei palazzi del potere, a carico degli impotenti contribuenti e a dispetto della volontà popolare, nel 2006 è passato armi e bagagli da Palazzo Madama al Quirinale: un’assemblea, composta per lo più da nominati, grazie alla legge “porcata” di Calderoli, deputato al Parlamento Padano, l’ha eletto Presidente della Repubblica.
In quanto al sobrio prof. Monti, la sua fulminante storia di tecnico della politica ha del miracoloso e si riassume in cinque fatidici giorni. Nominato senatore a vita il 9 novembre del 2011, anch’egli, s’intende, per la patria illustrata con altissimi meriti in campi ignoti a tutti, tranne che a Giorgio Napolitano, il 13 novembre, per opera e virtù dello Spirito Santo, era già Presidente del Consiglio: non ha un partito, non ha avuto un voto popolare, ma ha una maggioranza parlamentare bulgara, composta per lo più di nominati, riuniti per folgorazione divina, dopo vent’anni di scontri all’arma bianca.
Per i membri del governo tecnico, la dichiarazione dei redditi è più eloquente di un lungo discorso: da soli, potrebbero aprire una banca d’affari.

Qualcuno penserà, che in tema d’istruzione, questo governo di professori integerrimi, amanti della legalità costituzionale, che ha a cuore la sorte dei giovani e della democrazia, sia ricorso a decreti di urgenza per metter mano a una seria moralizzazione dell’università. Sarebbe logico e umano, è vero, ma chi lo pensa sbaglia. Il governo di brava gente ha altro cui pensare. C’è la Val di Susa da “normalizzare” – perché, per garantire il capitale privato e scialacquare i soldi dei contribuenti? – e ci sono le scuole riottose da valutare e ridurre all’obbedienza. La famiglia Frati può continuare a vivere serena sulle sue molte cattedre. E, se proprio qualcosa dovesse andar male, perché preoccuparsi?
Un posto da senatore a vita lo si può sempre trovare.

Uscito su “Fuoriregistro” il 3 marzo 2012

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