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Posts Tagged ‘cariche’

Finiper-720x300Sessantamila mq, 180 dipendenti, una gestione totalmente esternalizzata,  la piattaforma logistica di Soresina (CR) rifornisce 27 centri commerciali – l’intera rete vendita Iper – dislocati in sette regioni del nord Italia e sul litorale adriatico. La filosofia sbandierata da «Iper la grande i» è semplice : trasformare un luogo comune in un luogo ideale.
«I nostri ipermercati», scrive sul suo sito l’azienda – «sono il luogo ideale in cui fare la spesa. Un’azione che non significa semplicemente acquistare, perché fare la spesa è vivere. Per questo, il nostro obiettivo è rendere la qualità accessibile a tutti, considerando l’attenzione verso di te in ogni attività quotidiana. Ci poniamo, infatti, nell’ottica di ricevere sempre stimoli migliorativi, perché riteniamo essenziale il tuo contributo a servizio del nostro personale qualificato, pronto ad assisterti in tutti i punti vendita».
Per essere più convincente la grande piattaforma fa appello al nazionalismo che va tanto di moda e attraversa trasversalmente la nostra società: «Siamo italiani e ci sentiamo italiani al 100 %».
Proprio per questo, per non smentirsi, per essere italiana al 100 %, ieri l’azienda ha chiesto e ottenuto l’intervento di polizia e carabinieri, che hanno violentemente caricato e in qualche caso ferito 170 facchini licenziati radunati per protestare con le loro famiglie davanti alla sede della società.
Cosa c’è oggi più italiano di lavoratori licenziati, diritti negati e forze dell’ordine pagate con denaro pubblico per difendere interessi privati?

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Nessuno se n’è accorto, ma i black bloc hanno cambiato colore. Ieri, come sempre irriconoscibili, avevano caschi azzurri e, invece del classico passamontagna, si coprivano il viso con una celata di plastica trasparente che ti fa vedere tutto senza che nessuno ti veda in viso. Non c’è dubbio: gente che sa il fatto suo. Abbandonati i sampietrini, si son portati appresso i più efficienti manganelli ed eccoli abilmente mimetizzati. A vederli, sembravano proprio tutori dell’ordine a cui d’un tratto aveva dato di volta il cervello: cariche violente contro cortei di studenti inermi che, a mani alzate e volto scoperto, urlavano il loro dichiarato pacifismo.
Carica dopo carica, i black bloc mimetizzati hanno avuto progressivamente la meglio sui sogni democratici dei nostri studenti e si son viste scene di sapore vagamente cileno: ragazzi a mani in alto, fotografati, identificati e probabilmente schedati in un “Casellario Politico” raccolto chissà perché dagli anarco-insurrezionalisti. Sfilavano uno dietro l’altro, come prigionieri di guerra, tra due file di black bloc dai fiammanti caschi azzurri ormai padroni del campo, mentre la Costituzione repubblicana sembrava sospesa e non c’era l’ombra d’un carabiniere che mettesse un po’ d’ordine in quell’incredibile sceneggiata delle inafferrabili primule nere che indossavano gli azzurri caschi della polizia.
Diciamola tutta. Dell’oscura vicenda la nota più inquietante non viene dall’isolamento dei pacifisti – gli studenti erano soli, ma si sa, l’indignazione della sedicente “società civile” vive di lampi improvvisi e subito s’acqueta – e non veniva nemmeno dalla paura dei genitori che, recuperati i figli malconci nelle piazze, si guardavano bene dal dare del “fascista” ai black bloc travestiti dal poliziotti. Il dato inquietante, quello che più preoccupa e colpisce, è la muta afasia della politica. Nessuno, nemmeno Di Pietro, ha invocato stavolta la Legge Reale e si direbbe quasi che i black bloc abbiano addirittura agito, forti di un incredibile consenso istituzionale.
Violenza“, si dice ogni giorno, “guardiamoci dalla violenza“. Un monito sacrosanto. C’è, però, chi si chiede come mai stamattina i grandi giornali non abbiano aperto con le foto e i filmati dei teppisti da identificare. Sembra quasi che la violenza si giudichi ormai dal colore: nera e coi passamontagna è caccia all’uomo, azzurra e coi manganelli passa sotto silenzio.
La commedia è finita, se v’è piaciuta, applaudite“, recitavano un tempo giullari e scavalcamonti, che mettevano in scena la ferocia del potere. Non c’è nulla di più vivo e vero che la finzione del teatro, ma quando cala il sipario e si fa buio sulla ribalta, chissà perché lo spettatore si tranquillizza, ingannando se stesso: la vita non è teatro. Eppure lo vediamo: non c’è tragedia recitata su un palcoscenico che non viva nelle case e nelle piazze che popoliamo. E’ che noi non vogliamo vedere.

Uscito su “Fuoriregistro” il 4-11-2011 col titolo Gli studenti contro i black bloc e sul “Manifesto” il 5-11-2011 col titolo.

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