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Posts Tagged ‘Capitan Fracassa’

13245309_1732446640301264_3634367239926037691_n-copiaMi sto occupando di rivoluzionari autentici, partigiani, ribelli e qualche pataccaro rosso, più rosso di tutti i rossi, proprio come oggi, spesso provocatori e confidenti di polizia. Un libro faticoso, che mi tiene in casa più che fuori, ma ciò che mi accade attorno lo so. Pochi mesi fa un capitan Fracassa si è messo a minacciare, perché, dice lui, visto che sei amico del sindaco, ora sei borghese, riformista e nemico di classe…
Giorni fa, non so bene quali proletari comunisti e sprezzanti mi hanno definito «corifeo emozionale di De Magistris». Il 25 dicembre scorso il grande salto di qualità: i custodi della rivoluzionaria purezza stavolta hanno dato fuoco alle polveri, organizzando ai danni di Michele Franco, compagno autentico e amico cui tengo molto, un agguato ai limiti dell’eroismo: in vantaggio di età e di numero. Le ragioni?
«La componente di antagonisti e comunisti rivoluzionari napoletana considera provocatori, dissociati, personaggi ambigui, riformisti e piccolo borghesi» Michele Franco e quelli che «sostengono lo Stato borghese anche localmente (Comune)»; essi sono «traditori degli interessi immediati politico storici proletari, in quanto controllano socialmente il proletariato per subordinarlo allo Stato borghese operando sui suoi interessi immediati (ruolo svolto dai riformisti del PCI negli anni 70-80, oggi dai dissociati, provocatori, piccolo borghesi riformisti legati allo Stato borghese locale e pertanto […] nemici di classe pur essendo presenti nei movimenti […]. Essi vanno combattuti con l’azione politica di massa, con la chiarezza, con le organizzazioni di movimento che devono radicalizzarsi ed espellerli, con le lezioni radicali e fisiche. Altro discorso vale per i movimenti economicisti e chi ha una coscienza politica insufficiente. Per costoro esiste possibilità di confronto a patto che non siano opportunisti».
La madre dei cretini purtroppo è perennemente incinta e la fabbrica degli idioti non conosce crisi. Di errori in questa faccenda ce ne sono tanti, ma uno va subito corretto: questi con la rivoluzione non c’entrano nulla. Sono figli di padre ignoto. Non si sa bene se camorristi o squadristi.

Contropiano, 27 dicembre 2016

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Ancora uno. Un altro sventurato soldato nostro è morto oggi in Afghanistan. Quanti  siano finora i disgraziati caduti dall’altra parte probabilmente non lo sapremo mai, ma questo è fatale, va messo nel conto e non sarà reato dirlo: da qualunque parte cadano, prima si fermano le armi e meglio sarà. D’altra parte, si sa che la guerra è cinica e spietata: quando si va a farla e addirittura si pretende che sia pace, le cose vanno così. Come in ogni mistero ammantato di bandiere al vento per coprire interessi oscuri, retorica d’accatto e menzogne di rito, finisce così: con tanti sventurati più o meno innocenti, cadono per prime la verità e la pietà.

Come sempre, a informarci è stato, puntuale, ma non sempre preciso, quel gioiello di Ignazio La Russa, il nostro eroico ministro della Difesa, che si è distinto finora nelle pericolosissime chiacchiere post mortem, nelle scaramucce mortali dei salotti buoni dei conflitti televisivi, nelle sparate biliose riservate a malcapitati, innocui e disarmati  giornalisti e per quel coraggioso e impunito “vigliacco” sputato in faccia, giorni fa da Santoro, a uno studente che provava a parlare. Va beh, gli crediamo a La Russa: cancellata la fede fascista, s’è innamorato della democrazia e vuole difenderla con le unghie e coi denti. In divisa, però, lo vedi solo nelle protettissime retrovie, quando fa il “miles gloriosus” e, da indomito Capitan Fracassa, esibisce le sue brave e imbarazzate tute mimetiche. Forse, da moderno eroe dell’armiamoci e andate, il nostro Spaccamontagne pensa di essere indispensabile al Ministero, o s’è convinto che cadrebbe il governo se, in nome dei suoi nuovi ideali, lasciasse l’amata poltrona, per prendere il posto del caduto? Stia tranquillo, avvocato, di ministri come lei se ne trovano a milioni. Parta tranquillo, vada. Se invece non se la sente e con lei preferiscono stare a casa la famiglia e gli amici suoi parlamentari interventisti, se ne stia almeno zitto per una volta e ci risparmi sue tirate. Faccia le valigie e vada a difendere la democrazia afghana che tanto ne ha bisogno, ministro. Vada, per favore, accorra, e resti tutto il tempo che le occorre per dar prova del suo amore. Lei non sarà d’accordo, ma ci sono molti e fondati motivi per crederlo: ne ricaverebbe benefici soprattutto la traballante democrazia di casa nostra.

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