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Posts Tagged ‘Canto Libre’

Lascia in pace quel muro e metti via il piccone. Un muro è teatro e memoria: su il sipario e va in scena la vita. Su un muro poggiò elmo e spada il soldato stanco, reduce dalla ferocia della guerra; lì, su quel muro, dove il soldato poggiò la sua spada, pianse per l’amore ritrovato una fanciulla felice, senza sapere che spalle a quel muro, proprio lì, nell’ombra complice di squallide serate, la prostituta vendeva la sua innocenza perduta…

Questo è l’inizio di un breve e pazzo racconto. Se ti incuriosisce e vuoi continuare a leggere, clicca su “Canto Libre

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Mentre saliva a fatica su per gli ultimi tornanti e guidava attentamente, a filo di gas, Sebastiano Neghelli aveva l’impressione che l’auto fosse in difficoltà. Era come se il motore si fosse messo d’un tratto a pensare e chissà perché rifiutasse di andare avanti.
Il piccolo paese, poco più di trecento metri sul mare, in equilibrio su un pizzo roccioso tra Policastro e Salerno, si raccoglieva indolente e non inseguiva certo la globalizzazione.
Sul depliant della “Pro loco” tracce di cavalieri e Angioini, un Guido d’Albert che vi giunse al seguito di Carlo I e passaggi da un padrone all’altro: i Sanseverino, la badia di Cava, i d’Alemagna che l’acquistarono armi in pugno  per venderlo ben presto ai principi Capano. I principi lo tennero a lungo, finché si estinsero alla fine del secolo dei lumi, del quale la “Pro loco” tace, perché non pare sia passato mai per questi monti. Il paese, con la sua gente e le sue case incantate tra il verde, non aveva percepito il cambiamento e non s’era mai del tutto scosso da una sua inspiegata sospensione del tempo.
Quando fu nell’abitato, tra le vie domenicali strette e solitarie, Sebastiano si perse: la storia di una eterna nobiltà feudale gli si era parata davanti e aveva tempi suoi, lunghi e sfasati. La spia della benzina ferma al rosso, l’aveva ricondotto al presente ed era andato difilato alla piazza che ospitava il Municipio.
L’uomo seduto su un muretto basso, davanti alla massiccia torre quadrangolare ch’era stata un tempo palazzo Capano, l’aveva guardato con sincero stupore:
– E voi, la benzina venite a cercarla da noi? Qui non c’è un distributore. Tornate indietro, scendete  giù in pianura fino al mare, svoltate a destra, salite verso nord e lì, se non ha chiuso, trovate un benzinaio.
– Se non mi fermo prima… mormorò Sebastiano sfiduciato, mentre scrutava a fondo l’uomo che gli parlava.

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Rocco Capano

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Ci sono notti in cui è impossibile dormire. Notti in cui al corpo stanco che chiede riposo si oppone un’attività incontrollata della mente: un andirivieni frenetico d’elettricità che percorre nervi e volute celebrali, si materializza sotto le palpebre, negli occhi riluttanti che illuminano il buio profondo dell’inconscio.
Il percorso d’un pensiero diventa così infinito e non serve mandarlo via. Torna di nuovo. Semplicemente, automaticamente, ossessivamente. Se la luce dell’alba non lo respingesse altrove, quel pensiero ostinato, non ci darebbe più scampo.
Per Anna, la notte destinata a non finire giunse d’un tratto e non trovò più l’alba. Fu legittima difesa. Attrice di talento, costretta a rinunciare al teatro e a chiudersi nella gabbia della “normalità”, la donna evase, scegliendosi un nuovo ruolo per l’ultima recita consentita.
Fu una recita a luci spente – e perciò sembrò a molti pazzia – ma Anna mostrò incredibile maestria: ridusse l’intreccio complesso dei dialoghi a una successione logica di monologhi e indossò costumi semplici: per ogni abito bianco, ce n’era uno nero e sul viso le maschere si succedevano in modo che l’una raccontasse il contrario dell’altra. Ogni verità solidissima partoriva il suo opposto e si disponeva alla lotta, ma sul palcoscenico terribilmente buio c’era sempre e solo lei. Bianca e nera, vera e falsa, felice o dolente, raccolta su stessa in un crescendo di amore e odio, di dolci confessioni e furiose auto sconfessioni.
Nelle rare pause in cui se ne stava affannata, muta, quasi invisibile al centro del palcoscenico buio, con un’accorta regia, Anna trasformava in coro le mille verità sconfessate e nel buio si intravedeva il suo viso o, per dir meglio, la maschera che portava sul volto irriconoscibile. Un attimo, poi tornava a recitare e aveva toni sempre più concitati: si disperava per l’immensa fatica, ma recitava con mille voci contemporaneamente i suoi infiniti personaggi e non accettava di metterne a tacere qualcuno…

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https://www.cantolibre.it/con-amore-e-con-dolore/

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rivoluzione-01-802x499– A che serve pensarci? E’ andata così. Inutile fare i filosofi e tirar fuori le verità universali, esclamò Francesco, avvilito. Queste cose le fanno gli storici che vendono parole al miglior offerente. Raccontano guerre e battaglie, ricordano generali, date e campi di battaglia, ma cancellano i soldati, le popolazioni colpite, le donne, gli uomini e il dolore. E’ così che la storia diventa la scienza dell’inganno. Mi ricordo di uno che una sera alla tele parlava dell’Asiento…
– L’Asiento? E cos’è?, chiese Lucia, incuriosita.
– E’ una parola affascinante, lo so, ma ha un significato terribile. Si parlava di grandi Stati, quelli che chiamano “fari della civiltà”, e tu capivi che c’era stata guerra tra loro per il possesso di questa cosa che pare una musica: l’Asiento. Presto però venne fuori che si trattava del monopolio degli schiavi, un affare miliardario, che ognuno voleva tutto per sé: sovrani, imprenditori, proprietari terrieri, militari. La grande assente era la sofferenza degli sventurati venduti a milioni a questo o a quel padrone.
– Bestie e mercato, Francè, osservò Lucia.
E su queste parole il discorso s’inceppò. Pareva che d’un tratto Francesco avesse indossato la sua vecchia tuta blu, logora e stinta, che gli intristiva inspiegabilmente il viso tutto occhi neri sotto una nuvola di capelli bianchi.
– Bestie e mercato, ripeté Lucia, oppressa dal silenzio. Nessuno ce la racconta mai così questa infamia che chiamano storia.
Francesco, però, continuava a stare zitto. Giocherellava nervoso con la forchetta, davanti al bicchiere di vino rosso, gli occhi rivolti al televisore acceso sul dibattito dell’ultima ora. C’era un’intervista all’immancabile neoliberista travestito da studioso e il conduttore lo presentò con l’etichetta scientifica con cui da tempo si vestivano a festa i teorici dello sfruttamento: un giuslavorista…

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Il professore

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Dopo ore di discussione “muro contro muro”, si era fermi al punto di partenza e nessuno avrebbe potuto dire su quale posizione si sarebbe formata una maggoranza nel turbolento Consiglio di Classe. Tuttavia era a loro, a quei docenti, che toccava decidere, ai componenti del disorientato “organo di democrazia  del basso”, come lo chiamava con impareggiabile ipocrisia  Enzina Delfino, la dirigente scolastica che aveva dipinto sul viso il suo disprezzo per gli organi collegiali della scuola.
L’atmosfera si era fatta così elettrica, che in un sussulto do orgoglio “Matematica e Fisica”, al secolo Maria Teresa Scacco, con la voce ferma dei momenti di passione, s”era rivolta alla preside guardandola negli occhi e più o meno volontariamente, con tono allusivo e breutale le aveva detto quello che pensava:
– Siamo qui da ore e diventa sempre più evidente: l’andamento dei lavori del Consiglio incarna alla perfezione il frutto malato d’un matrimonio incestuoso. Le lo sa bene, preside. Un nanerottolo deforme…

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Latino americano

bukowski-636x395Quando quel maledetto convegno sul fascismo terminò, non ne potevo più. Invitato come ospite, l’avevo scoperto solo quando era iniziato: i relatori, anche quelli italiani, parlavano esclusivamente in inglese e non c’era traduzione simultanea, perché, mi avevano spiegato con falsa cortesia, “è una lingua che ormai tutti gli storici capiscono certamente”. Senza scompormi, avevo risposto che le regole hanno sempre un’eccezione e mi ero seduto al posto che mi avevano indicato.
La giornata fu lunga, noiosa e sonnolenta. Non capii una parola, ma mi rassegnai. Grazie alla bontà di un giovane ricercatore, seppi che l’ultima comunicazione aveva un titolo Bukowski-1che trovai decisamente sconcertante: “Il Fascismo regime inclusivo”. Ci misi un po’ a capirlo, poi mi convinsi che non sbagliavo: da giovane, lo storico che stava parlando era stato un militante convinto della sinistra estrema rivoluzionaria e bolscevica. Riscosse consensi unanimi e concluse l’intervento ricevendo l’abbraccio plateale di un gigante che per poco non lo stritolò. Il ricercatore gentile, notando il mio sguardo stupito, mi disse che il colosso era un “maestro” americano. Alzai le braccia in segno di resa e il ricercatore mi regalò un sorriso decisamente enigmatico.

Se non vi siete annoiati e volete proseguire, ecco il link che vi parta a “Canto Libre”:

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In qualche modo abbiamo rotto l’accerchiamento mediatico e infranto il muro del silenzio. L’articolo che riguarda la gestione della vicenda Salvini da parte del ministro Minniti e gli scontri addebitati strumentalmente al sindaco De Magistris, per numero di voti e di letture è al diciannovesimo posto tra le notizie politiche uscite oggi sul web in Italia, compresi i blog dei grandi nomi. L’articolo, nato sul mio Blog, è uscito poi su tre giornali on line (Agoravox, Contropiano e Canto Libre), che ringrazio per l’ospitalità). Non ha ricevuto commenti negativi e ha riscosso notevoli consensi.
In una giornata che non manca di note inquietanti, una luce si è accesa nel buio. Al marinaio tocca ora tenere la rotta e portare la barca a un approdo sicuro.

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