Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘Brodolini’

C’è la crisi, si dice, e pare tutto chiaro. Al buio, però, sullo sfondo, c’è qualcosa di “non detto” o forse d’indicibile e sul proscenio la luce inquadra un’altalena: oggi chincaglierie scintillanti vendute come gioielli ai creduloni, domani cadute di stile ripetute e negate col sorriso innocente e i toni pesanti di chi cerca la guerra. Nulla di più vicino all’inquietante paradosso di Orwell: “Il linguaggio politico è concepito in modo che le menzogne suonino sincere, l’omicidio rispettabile e l’aria abbia parvenza di solidità”.

A scuola, dopo i tagli, ecco, fatale, la “ristrutturazione aziendale”, ma il Ministero gioca tutto sulle parole della “narrazione” e i funzionari, pena la testa, aprono di concerto il fuoco di sbarramento: c’è una “logica gestionale dell’accorpamento”, fa il Solone di turno, ma è il funerale di Stato della didattica; occorre ripensare la “geografia dei plessi”, sentenzia solenne il solito “esperto”, che ha “studiato il sistema” e dà numeri certi: se si “smistano” bambini di prima elementare nelle classi terze della media “comprensiva”, la maestra malata non c’entra nulla e nemmeno i soldi mancanti per una supplente. Non si tratta di crisi: è un modo di ripensare “l’amministrazione del fare”. In questo contesto, i sottosegretari all’Invalsi studiano i criteri di valutazione d’azienda, in base a tecniche rivoluzionarie: una gestione seria della formazione che riduce all’osso le risorse economiche, solleva l’animo di quelle umane, afflitte dalla monotonia del posto fisso. Flessibilità! Sì, ne occorre ancora molta e c’è quella buona, quella cattiva, quella in entrata e quella in uscita. Flessibilità: è la chiave della ripresa.

Per quanto occultato dalla neolingua, il non detto talvolta traspare e, a ben vedere, si legge chiaro nell’ethos che muove il ministro Fornero e il suo vice, Martone, fiori di serra di quell’università ove regnano incontrastati merito e democrazia: “Andremo avanti comunque!”, è la filosofia. Anche qui, se prendi Orwell come punto di vista, la scienza della comunicazione fa un’ottima prova e dopo i pensionati che hanno miracolato l’incontrollabile spread, salvando l’Italia degli evasori, dopo l’investimento “mirato” su un manipolo di farmacisti che ci avvia alla crescita finalmente e salva i giovani disoccupati, ecco, solenne, l’ora del mercato del lavoro. Un fuoco d’artificio orchestrato da pattuglie di geni, il soliti minuetto ai limite dell’indecenza, tutto dichiarazioni e smentite, e infine il perno del programma in una vocazione: “toccare i tabù”.

Per chiudere la stagione del conflitto tra capitale e lavoro, Marchionne non ci ha pensato due volte: ha messo alla porta il sindacato e ci ha ricondotti all’Italia “più avanzata del mondo”: quella fascista di Bottai. Tuttavia, se resta in piedi l’articolo 18, prima o poi, la Fiat dovrà ingoiare il rospo e “riassumere” gli iscritti alla Fiom, che tiene accuratamente fuori i cancelli di Pomigliano. Fornero e Martone hanno il compito d’impedirlo. E’ quello il punto: schiacciare i diritti. Di qui le chiacchiere da neolingua sul rapporto inesistente tra crisi e Statuto dei lavoratori, mentre si vuole una Carta del Lavoro e un’idea di gerarchia. Dietro i fumogeni della trattativa, la decisone è presa: un arbitrato, la beffa d’un indennizzo economico e il limite invalicabile della proprietà: la giusta causa dell’impresa è quella dei padroni.

La scuola è avvisata: pensare è pericoloso, c’è bisogno di giovani “cinesizzati” per far concorrenza ai cinesi. In un mondo globalizzato, formare cittadini è sovversione. In quanto ai sindacati, Fornero non ha tempo da perdere con la cantilena sulla concertazione e lacrime ne ha già versate: è ferma su posizioni che hanno radici antiche nella nostra storia: basta lotta di classe, “il sindacalismo, per essere una forza viva dello Stato, deve uscire dagli accampamenti demagogici e dagli atteggiamenti ringhiosi contro il capitale”.

Non c’è membro di questo governo che non metterebbe la firma sotto queste parole. Monti in testa. Questa, però, non è neolingua e Orwell non c’entra nulla. E’ il linguaggio attualissimo del “Popolo d’Italia” nel gennaio del 1929. Dopo la parentesi buia di Gino Giugni e Giacomo Brodolini, la firma pare tornata di moda: Mussolini.

Uscito su “Fuoriregistro” l’8 febbraio 2102.

Annunci

Read Full Post »