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Posts Tagged ‘Boschi’

La_Banda_dei_4Ho una illimitata fiducia nelle parole chiare e nella loro capacità di produrre fatti. Nessuna “sinistra unita”, potrà mai nascere, finché la questione della legalità costituzionale violata non sarà il tema centrale della discussione politica. La vera “questione urgente” che ho cercato, ma non ho trovato nell’appello di Montanari e Falcone è questa. Io mi aspetto che qualcuno domani al Teatro Brancaccio lo dica: noi consideriamo fuorilegge gli uomini che a Roma rappresentano oggi le Istituzioni e non intendiamo rispettare modifiche costituzionali approvate con i voti di parlamentari eletti con legge incostituzionale. Non sono abilitati a sostenere con un voto di fiducia un governo, quale che esso sia. Soprattutto dopo l’esito del referendum del 4 dicembre a noi pare chiaro che la signorina Boschi non è un ministro della Repubblica e non riconosciamo alcun valore alle leggi di Gentiloni, Minniti e di tutti i nominati abusivi della loro specie.
In quanto al Presidente della repubblica, che da questa gentaglia ha accettato di farsi eleggere – lui, che aveva firmato la sentenza che dichiarava illegittima la legge che li aveva portati alle Camere – avrebbe dovuto porre una condizione inderogabile: l’immediato scioglimento del Parlamento e le elezioni con la legge indicata dalla Consulta. Non l’ha fatto e quindi non garantisce niente e nessuno.
Senza questa premessa ogni appello lascerà il tempo che trova. C’è una sola possibile unità: l’impegno di ripristinare la Costituzione del ’48 e cancellare tutte le leggi approvate da deputati che nessuno ha eletto, al solo scopo di attaccare i diritti dei lavoratori e creare una massa di sfruttati precari e ricattabili.

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spqrSopravvissuto nonostante tutto alla strage annunciata – la rottamazione dei vecchi, colpevoli di vivere ancora, quindi costare troppo e perché no? scippare risorse ai giovani – vorrei ricordare al pupo fiorentino una di quelle verità universalmente riconosciute, che non hanno bisogno di consensi referendari e sono alla portata di intelligenze più o meno ordinarie come la sua: ci sono giovani nati irrimediabilmente vecchi – lui e la ministra Boschi sono in tal senso un esempio davvero luminoso – e c’è chi non invecchia perché è giovane dentro.
Renzi e Boschi lo ignorano – il curatore d’immagine americano è un disastro e non glielo ha detto – ma chi conosce la storia e la tradizione culturale e politica dell’Occidente, sa che un’assemblea di vecchi fu la trave portante della Repubblica Romana. Una lezione ricca di luci e ombre da cui, nel bene come nel male, il mondo non smette di imparare nemmeno dopo millenni. S.P.Q.R., Senatus Populusque Romanus, si legge ovunque un marmo o un coccio ricordino un’antica e vitale civiltà. Senatore era colui che giungeva al massimo grado della vita politica dopo il cumulo di esperienze che rendevano l’età una virtù: il cursus honorum. Un senatore aveva ricavato dal suo percorso obbligato una formazione a tutta prova: tribuno militare, con almeno dieci anni di servizio, Questore, Edile, Pretore, Censore, Console. Superati con onore questi traguardi, e solo con onore, si poteva entrare in Senato. Una questione di merito, che certo, dati i tempi, diventava di classe. Ma l’esempio resta valido.
Per riformare il Senato e non trovarsi davanti Razzi e Verdini, sarebbe stato necessario partire da qui, dall’istituzione di un cursus honorum, previa attuazione concreta di quel diritto alla parità tra le classi garantito dalla Costituzione che Renzi pensiona. Il pilota conta quanto e più del motore, ma in questo senso non c’era speranza. Provate a ricostruire sulla base di documenti il cursus honorum degli autori della nuova Costituzione della Repubblica e scoprirete con orrore che Renzi nella vita ha alle spalle due insignificanti esperienze di amministratore locale, una delle quali in una vituperata e ormai disciolta Provincia, cui segue una presenza da sindaco troppo zotico e culturalmente indigente per una città come Firenze, che lo ricorda ancora con timor panico. In quanto a mademoiselle Boschi, tutto quanto ha saputo fare nella vita pubblica è un’annuale interpretazione della Madonna in non so bene quale paesello toscano e ci sono fondati motivi per credere che l’autentica signora celeste non l’abbia presa gran che bene.
E’ con questo folgorante passato che i due intellettuali si sono messi all’opera e hanno scritto la nuova Costituzione della Repubblica italiana, mandando in pensione Calamandrei e compagni. Ogni giorno qualcuno mi invita a entrare nel merito del testo. In quale merito? Il merito è questo: due analfabeti.
Voterò no al referendum del 4 dicembre e invito gli indecisi a seguirmi. Non possiamo affidare il nostro futuro – e soprattutto il futuro di quelli che verranno dopo di noi – in mano a questa gente. Boschi e Renzi non hanno scritto una parola di questa vergogna che qualcuno si ostina a chiamare Costituzione. Hanno messo la firma. Il lavoro sporco l’ha fatto chi ogni giorno ci ruba diritti e democrazia. Ladri di futuro, nascosti nell’ombra.
Votiamo no. Dimostriamo che non siamo pecore che si lasciano portare al macello.

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1396125529-uccelli-del-malaugurioVoglio essere onesto. La mia presenza da un po’ è saltuaria, la mia vita precaria come precaria è sempre la vita e stamattina ho avuto mille da cose da fare, perciò ci ho pensato tardi e tardissimo mi decido. Buon ferragosto a tutti, come si suole scrivere, senza pensare a qualcuno in particolare. Una precisazione però la voglio fare: buon ferragosto a tutti, tranne Matteo Renzi, Giorgio Napolitano e quell’aquila della Boschi che ancora non mi ha spiegato com’è che è diventata ministro.
A loro Ferragosto glielo auguro pessimo, anzi no, pessimissimo !!!!!!!!!!!!

Aglie e fravaglie
cape ‘e alice e cape d’aglio”
e fatture ca nun quaglie.
Uocchie, maluocchie
e frutticielle
‘int’all’uocchie,
corna, bicorna
e la sfortuna ca nun torna,
diavulillo diavulillo,
jesce a dint’o pertusillo…
sciò sciò ciucciuvè!

 

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sabrinaL’Italia neofascista,
l’italia razzista
l’Italia senza vergogna
l’Italia del Patto del Nazareno
l’Italia di Berlusconi e della Meloni
l’Italia di Renzi, Verdini, Alfano e Salvini
l’Italia di Boschi, di Guidi e degli affari loschi
l’Italia della Banca Etruria e di Bankitalia
l’Italia delle amebe “fedeli alla ditta”
l’Italia di Giorgio Napolitano
l’Italia che non va a votare
perché spera di poterti imbrogliare…
L’Italia

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imagesIl manifesto del governo Renzi sulla “buona scuola”, che a conti fatti conta per ora su una sola certezza – la sensibile riduzione di stipendio per il personale che vi lavora – si apre con uno slogan scritto in corsivo, a lettere color bianco gessetto su campo rosso, con la calligrafia della maestrina dalla penna rossa. Un personaggio deamicisiano che, a esser pignoli, non fu eternamente giovane e sorridente tra frotte di bambini, come la volle Walter Molino e come ama pensarla una classe politica che ha incatenato alla cattedra i docenti ben oltre la terza età.
Renzi “rottama” così, con un pugno negli occhi, il tradizionale nero ardesia e il più moderno tenue verde della scuola degli anni più recenti. “All’Italia serve una buona scuola” – c’è scritto – e i casi sono solo due: o Renzi pensa che Francia, Germania e compagnia cantante abbiano bisogno di una pessima scuola, o nelle sei parole, complete di apostrofe e virgola, c’è l’idea maligna di una scuola – quella che Renzi ha frequentato – che non è buona a nulla. E subito, come in un western dei tempi d’oro, dietro lo slogan, senti squillar la tromba – perè, perè, perepereppepè – e nel polverone di cavalli al galoppo vedi giungere tutto il governo con la giacca blu del glorioso 77° cavalleggeri. In testa, sciabola in pugno e occhio intrepido, Renzi Jhon Wayne, che sbaraglia il campo, mette in fuga gli sporchi pellerossa, pianta la bandiera sul territorio liberato dagli Apaches e giù il cappello: ecco la civiltà dov’era la barbarie.
Per chi non l’avesse capito, balzato giù da cavallo a gambe larghe, con l’incedere tipico di chi sta in sella anche quando ha i piedi per terra, Renzi, sudato e impolverato, svela subito al corpo docente il segreto della sua scuola. Lui la vuole così, come non è mai stata negli ultimi decenni: capace di sviluppare nei ragazzi la curiosità per il mondo e il pensiero critico.
Occorre riconoscere che al governo Renzi non manca il coraggio. Se si eccettuano infatti rare e grigie figure come Padoan, la più gran parte dei suoi componenti, Renzi, Boschi, Madia e compagni, riconosce così ciò che tutti già sanno: per questioni anagrafiche, nella formazione di Renzi e di molti dei suoi ministri manca il pensiero critico. Non è colpa loro: la scuola che hanno frequentato non se n’è mai curata. Ben venga, quindi, la buona scuola strappata a docenti Sioux e Piedi Neri, ma una postilla alla premessa del documento, per onestà intellettuale, il governo dovrebbe aggiungerla: quando la ferrovia sarà giunta nei selvaggi territori del West e avremo risolto “con l’istruzione il problema strutturale della disoccupazione”, come promette Renzi, i componenti del 77° eroico cavalleggeri giurano di ripetere il percorso di studi e acquisire quel pensare critico di cui li ha derubati la scuola degli Apaches.
In quanto al progetto di “buona scuola”, una cosa va detta: si fonda soprattutto su un principio base: pensa di “migliorare la scuola di tutt’Italia dal momento che favorirà una mobilità orizzontale positiva” e prevede “che la mobilità avvenga ovviamente nel rispetto della continuità didattica, e anche che le scuole potranno contare sui loro docenti per almeno 3 anni consecutivi. Ma è chiaro che, incoraggiando la mobilità, il meccanismo nel suo complesso consentirà di ridurre le disparità tra scuole, e aumentare la coesione sociale. È un sistema basato sul merito dei docenti che riduce le disparità tra le scuole e le incoraggia e aiuta tutte a migliorare”.
Solo chi non conosce la scuola può credere davvero che incoraggiando la mobilità si possano ridurre le disparità e aumentare la coesione sociale. E’ vero il contrario. Per trattenere nelle scuole, soprattutto quelle a rischio – ce ne sono di vario tipo e sono molto più numerose di quanto credano Renzi e i suoi sedicenti esperti – occorrerebbe incoraggiare la stabilità. Ogni buon docente perso è una risorsa decisiva, sia per quello che fa, che per quanto può dare ai colleghi, e non è mai facile sostituirlo.
Chi sa di scuola è consapevole che occorrerebbe pagare il docente bravo per trattenerlo, ma non c’è bisogno di farlo. Un buon docente non lascia il mondo nel quale ha imparato a lavorare e a sentirsi utile solo per guadagnare qualche euro in più. Nelle scuole “difficili”, del resto, i docenti più scadenti scappano per primi, timorosi di ciò che li attende. Quelli bravi restano in trincea e si ammazzano di fatica non per lo stipendio, che è sempre da fame, ma per passione civile e amore del proprio lavoro.
Renzi non lo sa – siamo all’analfabetismo di ritorno – ma le disparità tra scuole nascono dalla platea scolastica, dalla realtà territoriale, dal contesto sociale ed economico nel quale esse operano, dalla maggiore o minore presenza di quelle Istituzione pubbliche che sono ormai sempre più latitanti.

Uscito su Fuoriregistro l’11 settembre 2014.

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milano45A Strasburgo, nel 1985, Sandro Pertini spiegò al mondo qual era il  ruolo dell’Italia nell’Europa e quale Europa unita volessero gli italiani: “L’Italia, ebbe a dire, deve essere nel mondo portatrice di pace: si svuotino gli arsenali di guerra, sorgente di morte, si colmino i granai di vita per milioni di creature umane che lottano contro la fame. Il nostro popolo generoso si è sempre sentito fratello a tutti i popoli della terra. Questa è la strada, la strada della pace che noi dobbiamo seguire”.
Mentre stravolgono la Costituzione e si rimangiano una dietro l’altra le loro solenni promesse, Renzi e la Boschi. che moltiplicati per cento non basterebbero a restituirci Pertini, sfilano grossolanamente quattrini dalle tasche dei contribuenti e li passano ai generali…
Nel religioso silenzio dei media, il 23 luglio il Consiglio dei ministri del sedicente Governo Renzi, non s’è occupato di pensioni bloccate e fabbriche che chiudono, tanto chi se ne frega? Sono affari della povera gente. Tra una barzelletta toscana, una comparsata più o meno cinematografica della Madia e un’esibizione da “Madonna del presepe” della ministra Boschi, Renzi ha sfilato 450 milioni di euro dalle tasche dei contribuenti e li ha utilizzate per spese di guerra.
Gli ospedali sono in ginocchio, le scuole agonizzano, le università non sanno come andare avanti? E chi se ne frega? Senza quel mezzo miliardo come si potrebbero fare esercitazioni con i criminali israeliani? Come si manderebbero in giro tiratori scelti ad ammazzare pescatori? Come si farebba la guerra per la pace in Afghanistan e in giro per il mondo?
Dieci milioni di italiani vivono ormai al di sotto della soglia di sopravvivenza e che ti fa il nuovissimo Renzi? Quello che avrebbe fatto al suo posto un qualunque Matusalemme: tira fuori un fiume di soldi per finanziare la “proroga delle missioni internazionali delle Forze armate e di polizia”! I soldati possono dormire soldi tranquilli: il furto con destrezza è riuscito perfettamente e fino al 31 dicembre l’Italia guerriera scialerà. La spartizione della torta non delude nessuno.
Per la sola Europa, 336 milioni di euro sono andati al personale militare che ha messo radici nella Jugoslavia squartata; 3 milioni e mezzo se ne sono andati per l’incredibile presenza delle nostre Forze di polizia in Albania e nei Paesi dell’area balcanica (da noi evidentemente la criminalità organizzata l’abbiamo debellata); 133.921 euro c’è costata la proroga della partecipazione di personale militare alla missione delle Nazioni Unite a Cipro e 7.732.311 euro quella del personale militare addetto alla missione nel Mediterraneo denominata Active Endeavour.
Non è finita. Per tenere in piedi la baracca in Libano, Afghanistan e nelle missioni inviate negli Emirati Arabi, n Bahrain, Qatar, in Palestina, al valico di Rafah e in Georgia, invece di aiutare i milioni di sventurati creati dal neoliberismo, abbiamo finanziato il personale militare, quello appartenente al Corpo delle infermiere volontarie della Croce Rossa Italiana e della Polizia di Stato con la bellezza di 262.214.956 euro. Più “economica” l’Africa, dove teniamo uomini e mezzi in Libia, nei mari per il contrasto della pirateria, in Somalia, nel Corno d’Africa, nell’Oceano indiano occidentale, nella Repubblica di Gibuti, in Mali e nella Repubblica Centrafricana per la “modica” spesa di 42. 843.003 euro.
Mezzo miliardo, euro più euro, in meno, che il pupo fiorentino ha tolto di bocca alla povera gente, Poi verranno i cacciabombardieri. Andrà avanti così, finché la gente non capirà che aveva ragione Pertini: “Libertà e giustizia sociale costituiscono un binomio inscindibile, l’uno presuppone l’altro: non vi può essere vera giustizia sociale senza libertà, come non vi può essere vera libertà senza giustizia sociale. La libertà non integrata da una politica che s’ispiri al principio della giustizia sociale, si risolve spesso nella libertà di morire di fame”. Pertini era quello che oggi si definirebbe un estremista. Bene. E’ tempo che tutti lo diventiamo. Non possiamo lasciare il futuro dei nostri figli in mano a questa gente.

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TestacodaQuando il voto è segreto, la maggiominoranza non ha i numeri e le opposizioni – «fuoco nemico» e «fuoco amico» – fanno a pezzi il pupo fiorentino: 154 voti favorevoli, 147 contrari e 2 astenuti. Una macchina che pare perfetta ma è un catorcio che sbanda appena affronta la curva, il pilota scarso che frena puntualmente tardi, e patatrac, Renzi sbatte violentemente contro il muro.
Come un pugile suonato, al primo colpo vero, si affloscia rovinosamente al tappeto e quello che s’era capito diventa evidente: il pugno suscita il rumore caratteristico del vuoto, finisce su un contenitore senza contenuto e inutilmente la fedele Boschi si darà da fare per cercare qualcosa da mettere in quella zucca che il sole d’estate ha già rinsecchito.
Quando il medico lo sveglierà, non basteranno stracci bagnati, borse di giaccio e il bastone di un vecchio arnese che l’età ha salvato dalla galera. Per quanto fresca, l’estate ha fatto male al sindaco fiorentino che ironizzava sulle insolazioni di Grillo. Il colpo di sole è stato micidiale e sotto la sicumera ora si vede chiaro il sangue di Letta colpito a morte. Da oggi e finché durerà l’agonia del riformatore, sarà difficile per Renzi andare in giro in maniche di camicie a gesticolare: il sangue non si lava e dopo il colpo vibrato a Letta, sanguina ora nelle sue mani la Costituzione della Repubblica. Non basteranno chiacchiere e barzellette: Renzi ha finito la recita appena s’è aperto il sipario. Presto toccherà a Giorgio Napolitano.

Uscito su Agoravox il 4 agosto 2014

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