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Posts Tagged ‘“bavaglio”’

Potere al popoloGentile Redazione,

la televisione di Stato, quella che tutti i cittadini pagano perché sia servizio pubblico e ci informi con imparzialità, ha deciso che nell’ultima settimana di campagna elettorale non darà la parola agli esponenti dell’unica novità presente nel panorama politico italiano in occasione delle elezioni politiche di marzo. Si tratta della lista di “Potere al Popolo“, l’unico nuovo movimento in campo, che gode dell’appoggio di forti formazioni della sinistra europea, quali Podemos in Spagna, la France Insoumise di Melenchon in Francia e i laburisti inglesi guidati di Corbin; una formazione, insomma che può essere un riferimento per i tanti elettori di sinistra che non votano più, perché non si sentono rappresentati. L’unica forza politica che, tra l’altro, ha in programma l’abolizione dell’INVALSI e dell’ANVUR, le famigerate agenzie di valutazione che stanno distruggendo la Scuola pubblica e l’Università.
Siamo al punto che moltissimi elettori non conoscono nemmeno l’esistenza della nuova formazione politica e non hanno mai visto il suo simbolo. Eppure Potere al Popolo, unica fra tutte le liste che partecipano alle elezioni, ha raccolto le firme prescritte da una legge liberticida ed è presente in tutti i collegi del territorio nazionale.
Quale che sia la ragione di questa congiura del silenzio, in nome della libertà d’informazione e della democrazia, vi chiediamo pertanto di far conoscere ai vostri lettori il nostro simbolo e di pubblicare un intervento di Viola Carofalo, nostra portavoce nazionale, andato in onda giorni fa su Rai2, che ci può presentare a quei cittadini che non sono nemmeno a conoscenza della nostra esistenza.
Ecco l’intervento di Viola Carofalo:

https://poterealpopolo.org/viola-carofalo-a-conferenza-stampa-di-rai-2/

Grazie dell’ospitalità e buon lavoro.
Potere al Popolo

 

Fuoriregistro , e Agoravox, 27 febbraio 2018

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Potere al popoloIL NOSTRO SPOT TELEVISIVO. UNA PRODUZIONE DI POTERE AL POPOLO! DIFFONDIAMO!

Il 4 Marzo votiamo Potere al Popolo!
Tradurre in immagini, in pochi secondi, il senso del progetto che stiamo costruendo non è semplice. Questo è il video che abbiamo realizzato e che andrà in onda il 19 e 21 Febbraio intorno alle 11, il 26 e 27 febbraio intorno all’una di notte. Ci siamo noi, c’è Viola Carofalo, e soprattutto c’è il popolo, con le sue problematiche inascoltate, la sua voglia di tornare a decidere e contare davvero.
Visto che sui grandi media abbiamo sempre pochissimo spazio utilizziamo anche questa possibilità, che spetta di diritto a tutte le liste che si preparano ad affrontare la tornata elettorale.
Del vostro giudizio però, di voi che ci avete visto nascere, crescere e che ci state accompagnando e sostenendo, ci fidiamo molto più che dei numeri dello share televisivo, e vogliamo mostrarvelo in anteprima!

Dateci una mano a far conoscere la nostra comunità, le nostre parole d’ordine, la nostra idea di società. Spingete avanti il futuro!

 

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Qualcosa di attuale? Direi di sì. Basta leggere:

«Siccome la stampa è un elemento prezioso, in ragione di questa funzione altissima bisogna creare anche i doveri e la disciplina relativi. Quando si pensa che per gelosie editoriali e per miserabili insuccessi di vendita, all’infuori dell’odio di parte, si possono gettare in discussione le cose più delicate della nostra vita politica, e dare le notizie assurde, fantastiche, sensazionali, che creano allarmi e danneggiano il credito, non la sospensione ma la condanna di un tribunale e la fustigazione sarebbero le punizioni adeguate».

Di chi è? Non è facile dirlo, perché da tempo capita spesso di leggere o ascoltare interventi di questo tipo su argomenti così delicati e, a ben vedere, la riflessione non giunge certo nuova. Nel cliché del conduttore televisivo moderato, attento agli equilibri politici, all’audience e alle sue decisive ragioni, l’articolo è solo un “tentativo serio e onesto di ragionare sull’informazione senza noiose ingessature ideologiche del Novecento“. E non ci sono dubbi: pochi dissenzienti. Non dico tutti, ma il nuovo che finalmente avanza ce lo vedranno in molti e non mancherà la nota polemica di chi da tempo invita a smetterla di maledire il tempo nostro “incolto”. Chi è? Inutile insistere, per ora. Più che sull’autore, la gente si ferma giustamente sui contenuti: Quale ruolo per la stampa oggi? Quali i poteri e i limiti di chi “fa opinione“? Non son cose da poco e non è il caso di levar gli scudi per “lesa maestà“. Il tema è complesso – la libertà di stampa – però diciamolo: ce ne riempiamo la bocca ogni giorno, s’è fatto un gran parlare di “bavaglio” a giornali e televisioni, ma è chiaro che occorre regolare la discussione. Inutile insistere su una libertà astratta senza approfondire il concetto. Cos’è la libertà? Occorrerà pur darne una definizione. Una “penna felice” e, per suo conto, nota s’è già posto il problema e una risposta l’ha tentata. Senza arroccarci come giacobini integralisti del pensiero liberale, leggiamo e vediamo che dice. Può darsi che una lettura attenta riveli la firma:

«Ma che cos’è questa libertà? Esiste la libertà? In fondo è una categoria filosofico-morale. Ci sono le libertà: la libertà non è mai esistita» e un Governo ha «il diritto di difendersi».

Brunetta, Sacconi, o il capo in persona, Berlusconi? Lasciamolo da parte l’autore. Piaccia o no, prima dell’inevitabile discussione, c’è un dato inoppugnabile che conta forse anche più dell’autore. Buona parte del Paese vota per un governo che lo dice chiaro: regolamentare la stampa non è una misura eccezionale. Chi è che non ha letto cose di questo tipo negli ultimi tempi e non ha trovato pronto il salotto buono che, sotto l’occhio vigile delle solite telecamere ne ha discusso, senza scatenare mai un insanabile scontro politico? Ci sono contributi d’ogni tipo, basta scegliere a caso e poi se ne discute. L’autore, la matrice ideologica? Ma quale ideologia? Poi vedremo l’autore. Conta, per ora, la grande attualità delle critiche e, pur nei toni decisamente aspri, la modernità delle soluzioni individuate:

«Mentre in questi ultimi mesi tutto è cambiato in Italia, una parte di quel giornalismo che in mille occasioni ha dimostrato di non meritare la sconfinata libertà concessa a molte delle sue penne criminose, è rimasto quello che era. Giornalismo da macchia e da libelli torbido e tortuoso. Ed è questo il giornalismo che oggi sbraita e si scandalizza […]. Ubriaco, invasato della inverosimile potenza della sua penna senza scrupoli, questo giornalismo crede oggi con l’agitarsi, di poter commuovere l’opinione pubblica […] per permettere il perpetuarsi delle campagne tendenziose, delle diffamatorie congiure a danno della buona fede delle masse che non hanno nessun mezzo di controllo. Il Governo ha il dovere di salvaguardare la tranquillità di queste masse».

E si potrebbe andare avanti senza fermarsi. Tutto s’è detto così, toni e parole, in questi ultimi, drammatici due anni. Tutto. Nel consenso vittorioso delle urne. Tutto riguarda il presente. Che importa ai lettori se il giornale è “Il Popolo d’Italia” e l’autore degli articoli è Benito Mussolini? [1]? Era l’Italia fascista del 1923. Noi che c’entriamo? Qui regna la democrazia.

1) La stampa e la sua libertà, “Il Popolo d’Italia”, 15 luglio 1923; La fiducia al Governo con 303 voti, “Il Popolo d’Italia”, 17 luglio 1923; Battaglia di una minoranza di giornalisti contro il decreto sulla stampa, “Il Popolo d’Italia”, 22 luglio 1923.

Uscito su “Fuoriregistro” il 23 novembre 2010

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