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Posts Tagged ‘Assemblea Nazionale’

Tornando a rifletterci qualche giorno dopo, quando le emozioni sono lontane e c’è spazio per la riflessione, l’Assemblea nazionale di Potere al Popolo ha una qualità su cui vale la pena di fermarsi: tanti giovani in gamba, che per la prima volta parlavano in pubblico emozionati, non si vedevano da moltissimo tempo.
Tra i molti meriti di Potere al Popolo c’è anche e forse soprattutto questo: non ha messo assieme solo un manipolo di vecchi e indomabili militanti, ma ha saputo avvicinare alla politica giovani preparati, ricchi di qualità e mossi solo dalla passione.
Non è cosa da poco in tempi come questi. Chi ha voglia e pazienza, guardi il video dell’assemblea e si renderà conto di quello che si sta muovendo.

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ImmagineIn Francia, l’Assemblea Nazionale ha approvato all’unanimità la cancellazione della parola razza dalla Costituzione. Il razzismo è perciò sparito dalla Francia? No. Non si cancella ciò che esiste solo perché si riferisce a qualcosa che non ha più nome. Il razzismo più pervasivo e pericoloso non ha costruito la sua fortuna su una categoria biologica; più semplicemente ha utilizzato il concetto di razza per imporre una costruzione sociale fondata su gerarchie. La differenza di razza, insomma, è stata e sarà se,pre l’alibi che giustifica la differenza di trattamento, la discriminazione e soprattutto lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.
I ricchi sono razzisti per opportunismo. i poveri lo diventano per disperazione. Per far sparire il fenomeno non basta cancellare parole. Ci vogliono giustizia sociale e un’equa distribuzione delle risorse tra classi sociali e Paesi, a livello nazionale e internazionale. Ci sono problemi di natura apparentemente morale e ideale, che si possono capire solo avendo presenti dati “volgarmente” materiali. Diciamocelo perciò chiaramente: se il razzismo riguardasse esclusivamente il campo delle caratteristiche biologiche, l’idea di rimuovere la parola razza dal linguaggio comune, una logica di sradicazione o, se si vuole, di negazione lessicale potrebbe funzionare. Anche perché la “razza”, in senso razzista, non esiste davvero
img-20180803-wa0036.jpgPer quanti sforzi abbiano fatto la genetica, l’antropologia fisica e la biologia, infatti, nessuna misurazione delle differenze complessive tra i popoli ha potuto accertare delle “distanze biologiche” tali da consentire di costruire una tabella di “valori” in grado di giustificare scientificamente una classifica tra popoli. Si è provato a definire le razze umane in virtù di criteri morfologici e di dati sierologici, ma tutti gli studi così impostati hanno fallito perché mille altri criteri provano che negli esseri umani esiste una fortissima, innegabile e comunanza di caratteristiche. Le differenze tra gruppi umani sono soprattutto “storiche” – adattamento al clima, isolamento, migrazione e così via – e non consentono di definire tipi umani razzialmente separati.
La razza, in realtà è solo uno strumento pratico di carattere “descrittivo” o, se si vuole, “narrativo”, come dimostra il razzismo interno ai popoli. Il leghismo padano, per esempio, si è inventato due razze che non esistono. Cancellare dal vocabolario la parola non serve perciò praticamente a nulla, perché esiste storicamente – ed è quello più autentico – un razzismo senza razza. E’ il razzismo più diffuso, quello autentico, che serve per coprire interessi materiali di classi dominanti e privilegi di classe. Se il Mezzogiorno, spolpato vivo, non può essere più cannibalizzato, ecco che Bossi s’inventa la razza padana e una politica di decolonizzazione che ha naturalmente bisogno di creare una “razza meridionale”.
Napoli e i napoletani, che da un punto di vista razziale non esistono e sono uno stupendo esempio di mescolanza di semi e di idee, possono talora subire il razzismo e qualche volta vederlo attecchire anche nei loro vicoli, ma la città e la sua gente non ci credono mai per davvero e non a caso per il popolo napoletano Hitler fu il “furiere”. La ferocia degli ultimi governi – quella del ministro Minniti anzitutto, che di Salvini è stato maestro – seguendo un progetto preciso, privilegiando interessi di parte – i ricchi prima dei poveri, il Nord prima del Sud e l’euro prima dei popoli e per ultimi i dannati della terra, gli immigrati – ha potuto e può provocare talora episodi di violenza razziale, ma la gente qui è vaccinata e prima o poi si ribellano persino le pietre delle strade.
I napoletani, che sono anche greci, latini e levantini, che hanno visto persino i cosacchi accampati a Piazza Mercato e non hanno mai consentito che nella loro città ci fosse un tribunale dell’Inquisizione, istintivamente diffidano di un razzismo senza razza. Accade ciò che si è visto ieri, quando su povere magliette di gente comune si è letta la sfida beffarda, orgoglioso e tagliente: “Nel mio quartiere nessuno è straniero”.
Non è sogno e nmmeno speranza, è certezza: da Napoli, dove per la prima volta i nazisti si arresero a un popolo insorto, partirà il riscatto morale e i lanzichenecchi gialloverdi morderanno la polvere.

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