Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘appello’

PAPNon è propaganda, ma dato reale: cresciamo, nonostante il silenzio irreale dei media, e sono nomi di tutto rispetto. Cresciamo perché, come affermano senza mezzi termini i primi firmatari di questo appello, “l’unico cambiamento radicale è il voto alla nuova lista di Potere al Popolo!” 

 

Eddyburg  

Il diritto di cambiare: un habitat sano e vivibile

Un appello per invitare la Politica a occuparsi di cose che la politica politicante trascura del tutto, mentre sono vitali per chi abita nel pianeta Terra (e in Italia) oggi e vorrebbe viverci anche domani. In calce le adesioni

Siamo un gruppo di urbanisti, architetti, agronomi, ecologi, ambientalisti, attivisti dei movimenti per difesa del territorio e dei beni comuni, per la giustizia ambientale e il diritto alla città.
Chiediamo a tutte e a tutti di usare anche queste elezioni per segnare una inequivocabile svolta nelle politiche territoriali. Non è più il tempo di tergiversare. Cambiamenti climatici, inquinamenti, perdita della biodiversità e della fertilità dei suoli, rarefazione delle risorse naturali, devastazione del paesaggio, emarginazione dei soggetti più fragili, la lotta di tutti contro tutti ci dicono che il nostro habitat è prossimo al collasso.
L’ambiente in cui viviamo è il risultato di un rapporto tra le attività umane e la natura. E’ il risultato delle scelte funzionali, proprietarie e fruitive implicite nelle politiche di un paese.
In Italia, la dimensione fisica, territoriale e ambientale delle scelte politiche è stata ignorata. A guidare le trasformazioni urbane sono state solo le forze economiche di mercato, le rendite immobiliari e finanziarie. Nel nostro paese non vi è mai stata una visione strategica per un uso ecosostenibile e condiviso del territorio.
La pianificazione pubblica, che dovrebbe progettare la collocazione sul territorio delle diverse sedi per le attività umane è stata delegittimata per lasciare campo libero alle singole iniziative immobiliari, alle “grandi opere”, all’urbanizzazione selvaggia.
La produzione legislativa e amministrativa ha accentuato la de-regolazione e lo smantellamento del ruolo della pianificazione urbanistica.
Non è solo una crisi “nel” sistema, né una crisi solo italiana. E’ una crisi “del” sistema capitalistico che brucia risorse naturali vicine all’esaurimento e restituisce scarti tossici non metabolizzabili, che espelle gli abitanti meno abbienti dal loro habitat e produce diseguaglianze sempre più accentuate. I primi a pagarne le conseguenze del progressivo deterioramento fisico del pianeta sono le popolazioni più fragile e impoverite.
E’ giunto a conclusione il mito ingannevole dello sviluppo infinito e dell’infinita produzione di merci. Non ci potrà essere mai sostenibilità in un sistema economico dominato dalle leggi del massimo profitto. L’economia dominante va profondamente cambiata.
Il percorso di cambiamento ha bisogno di attingere agli elementi di speranza che oggi sono riscontrabili nei comitati, nei movimenti, nelle associazioni e nelle pratiche dal basso che agiscono in difesa dei territori, dell’agricoltura contadina, contro il consumo di suolo, le privatizzazioni dei beni pubblici e la dilapidazione delle risorse naturali.
Da queste esperienze arrivano importanti idee da raccogliere: dal concetto di bene comune a quello di diritto alla città e di giustizia ambientale, dai quali emerge l’imperante necessità di:
– interrompere la dipendenza della società dalla logica del mercato capitalistico ed affermare delle scelte nelle quali siano posti al centro i bisogni umani, il valore d’uso dei beni, la costruzione di un habitat che rispetti e curi il patrimonio naturale e storico – (ri) conquistare la politica partendo dal basso, dagli abitanti e dai problemi concreti che li accomunano, restituendo quindi la sovranità al popolo.
Un’idea di ciò che occorre fare è espresso nel programma elettorale di POTERE AL POPOLO!, diretta espressione delle tante battaglie, istanze, e vertenze provenienti da comitati e movimenti territoriali:

– un radicale cambiamento di indirizzo degli investimenti pubblici. Le risorse finanziarie destinate alle missioni militari, alle “grandi opere” (come il MOSE, la TAV in Val di Susa, la Pedemontana) e ad altri progetti ambientalmente dannosi (come la TAP, le trivellazioni petrolifere, l’eolico selvaggio), in quanto dispendiosi, devastanti, spesso del tutto inutili che impoverisco territori e indebitano i cittadini, dovrebbero essere destinati al benessere di tutti gli abitanti;
– un massiccio programma di manutenzione e cura del patrimonio naturale, infrastrutturale ed edilizio, a partire della messa in sicurezza idrogeologica e sismica;
– centralità della salute ambientale nelle scelte di sviluppo economico, culturale e sociale: dalla tutela della qualità dell’aria e dell’acqua alla sovranità e qualità alimentare; dall’eliminazione dell’energia da combustibili fossili e altre fonti ambientalmente dannose, alla bonifica dei siti inquinati, dal potenziamento di una mobilità sostenibile e il trasporto pubblico allo stop del consumo di suolo; dalla ripubliccizazione della acqua, a una gestione dei rifiuti basata sulla loro riduzione, riuso e riciclo;
– priorità della vivibilità delle città sugli interessi della rendita: da un piano di riqualificazione delle periferie a un potenziamento dei servizi pubblici, da un piano straordinario di alloggi sociali a una nuova legge per il controllo degli affitti; da una pianificazione democratica dei territori e un reale decentramento delle decisioni al prevalere delle virtù sociali della cooperazione, solidarietà, mutualismo e valorizzazione delle differenze.

L’irresponsabile miopia delle classi dirigenti ancora oggi governanti non ammette mezze misure: l’unico cambiamento radicale è il voto alla nuova lista di Potere al Popolo!

 

Per aderire all’appello
Inviare nome e cognome a Ilaria Boniburini

Promotori
Ilaria Boniburini
Paolo Cacciari
Eddy Salzano
Sergio Brenna
Guido Viale
Enzo Scandurra

Firmatari
Maurizio Acerbo
Ilaria Agostini
Daniela Ambrosino
Giuseppe Aragno
Simonetta Astigiano
Paolo Baldeschi
Paolo Barone
Fabrizio Bertini
Piero Bevilacqua
Gabriella Bianco
Davide Biolghini
Giuseppe Biondi
Roberto Budini Gattai
Maria Grazia Campari
Marisa Caputi
Tiziano Cardosi
Carlo Cellamare
Lucia Ciarmoli
Laura Cima
Angelo M. Cirasino
Flavio Cogo
Giancarlo Consonni
Licia D’Anella
Lidia Decandia
Chiara De Dominicis
Vittoria De Dominicis
Marina De Felici
Maurizio De Zordo
Francesco Di Cataldo
Laura di Lucia Coletti
Renato Di Nicola
Enzo Di Salvatore
Luigi Fasce
Stefano Fatarella
Antonio Fiorentino
Giorgio Gallo
Cristiano Gasparetto
Gruppo urbanistica per Unaltracittà-Firenze
Athos Gualazzi
Maria Pia Guermandi
Gianfranco Laccone
Teresa Lapis
Salvatore Lihard
Laura Lobina
Raymond Lorenzo
Simone Lorenzoni
Angela Mancuso
Elisa Marini
Luciano Mazzolin
Elena Mazzoni
Lodovico Meneghetti
Bruna Mestrini
Piero Muò
Giuseppe Musolino
Giorgio Nebbia
Vincenzo Pellegrino
Luigi Piccioni
Cristina Quintavalla
Roberta Radich
Nicola Ricciardi Giannoni
Ezio Righi
Maria Pia Robbe
Daniela Sacelli
Piero Serniotti
Monica Sgherri
Marco Simoniato
Mario Sommella
Ugo Sturlese
Graziella Tonon
Daniele Vannetiello
Simonetta Venturini
Giuseppe Claudio Vitale
Maria Rosa Vittadini
Alberto Ziparo

 

Annunci

Read Full Post »

downloadMimmo Mignano lo introduce con poche parole chiarissime a cui non aggiungo una virgola: CHI NON FIRMA E’ SOLO UN SERVO DEI PADRONI

Appello per fermare i lavoratori della Hitachi… di Giuseppe Aragno.

C’è stato un tempo in cui la stabilità del lavoro e la tutela della dignità dei lavoratori davano un senso all’idea che in qualche misura esistesse davvero un modello di “civiltà del lavoro”.
Cancellata ogni tutela, ridotti i lavoratori in condizioni di servitù, precarizzati vita, speranze e futuro di intere generazioni, quella civiltà ha ceduto il posto a una inaccettabile barbarie.
Intollerabile e barbaro è quanto accade alla Hitachi di Napoli, che ha licenziato quattro operai, nonostante il contratto a tempo indeterminato, senza altro motivo, se non l’intento di risparmiare sui salari, assumendo lavoratori interinali.
Nel gioco di scatole cinesi, in cui aziende che producono aziende si spartiscono lavoratori come fossero macchine, ai quattro operai era toccato in sorte un fantomatico corso di formazione a Porto Marghera, in un limbo che annunciava licenziamenti, e si era chiesto di firmare una lettera “volontaria” di dimissioni con la classica formula del “nulla a pretendere” poi dall’azienda. A rendere più odiose e disumane le arbitrarie scelte dell’Hitachi, ci sono le condizioni personali e familiari dei lavoratori, con disabilità fisiche proprie o dei figli. Uno di loro ha addirittura una bambina di pochi mesi con un tumore al cervello.
Con un gesto disperato, ma anche con coraggio e dignità, gli operai hanno rifiutato, sono stati licenziati e hanno incatenato ai cancelli della fabbrica i loro corpi, le loro speranze e il loro futuro.
In questa orribile vicenda tutto sa di vergogna e violenza – le regole violate e la dignità calpestata, nonostante le drammatiche condizioni familiari – e tutto ci ricorda che la “legalità” senza giustizia sociale è solo una volgare prepotenza.
Noi chiediamo all’azienda di tornare sui propri passi, in nome di quanto prescrive la Costituzione della repubblica che, con l’art. 41, impone all’iniziativa economica di svolgersi in piena armonia con l’utilità sociale e di non creare danno alla libertà e alla dignità umana.
Nello stesso tempo, chiediamo con forza alle Autorità politiche nazionali e locali di intervenire, per affiancare i lavoratori, far sentire la loro solidarietà e imporre il rispetto di quella Costituzione che è la migliore eredità della Resistenza.

Primi firmatari

Giuseppe Aragno, storico;
Francesca Fornario, giornalista e autrice satirica;
Marcella Raiola, Diritto e Istituzioni, Università Parthenope e Coord. Docenti Precari NA
Valeria Pinto, Filosofia Teoretica, Università “Federico II” NA.
Alessandro Arienzo, professore di storia delle dottrine politiche, Università Federico II di Napoli
Daniela Padoan, scrittrice
Guido Viale, sociologo
Valeria Parrella, scrittrice
Giuseppe De Marzo, attivista e scrittore, coordinatore della campagna “Miseria Ladra” di Libera
Gianfranco Borrelli, docente Università Federico II di Napoli
Ugo Maria Olivieri, docente Università Federico II di Napoli
Laura Bismuto, consigliera comunale di Napoli
Don Peppino Gambardella, parroco Chiesa S. Felice di Pomigliano
Giuseppe Antonio Di Marco, docente Università Federico II di Napoli
Annamaria Rivera, antropologa, Università di Bari
Maurizio Acerbo, segretario PRC
Stefano Galieni, responsabile immigrazione PRC
Paolo Ferrero, vice presidente Sinistra Europea
Rosa Rinaldi, PRC
Raffaele Tecce, PRC
Roberta Fantozzi, PRC
Enrico Flamini, PRC
Don Peppino Gambardella, parroco di S. Felice di Pomigliano
Giuseppe Antonio Di Marco, docente Università Federico II – Napoli
Alex Zanotelli, missionario comboniano
Nello Niglio, operaio FCA Pomigliano, direttivo FIOM regionale
Claudio Cimmino, musicista
Musicisti indipendenti campani del Collettivo Insorgenza Musicaù
Sandro Pescopagano, responsabile CAF AUTOGESTITO “WIDERSTAND”- VENEZIA-TRIESTE
Andrea Di Paolo, operaio FCA Termoli – SOA Sindacato Operai Autorganizzati
Aldo Castellano, operaio FCA Pomigliano
Luigi DeMagistris, sindaco diNapoli

Per aderire all’appello:
https://appellolavoratorihitachi.wordpress.com/ oppure inviare una mail a: appello.lavoratori.hitachi@gmail.com od un messaggio alla pagina Facebook: https://www.facebook.com/Appello-Per-i-Lavoratori-della…/

 

Read Full Post »