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Posts Tagged ‘Appello ai fratelli in camicia nera’


Leggo da più parti che un governo Draghi potrebbe aiutarci se non altro a liberarci di una menzogna che da tempo va per la maggiore: la destra «antisistema» e  «sociale», quella in qualche modo più vicina alla povera gente, è solo una volgare bugia.  Io sarei più prudente e proverei ad andare più a fondo, per capire.  
Si dice spesso che Mussolini si sarebbe affermato per il timore di una minaccia rossa. Fu davvero così? Ci sarebbe di che riflettere, anche per provare a capire meglio il presente. Certo, il fascismo fu l’arma del Capitale locale, che lo utilizzò, però, quando si vide costretto a difendere i giganteschi profitti di guerra e dovette dare risposta a un problema – quello sì minaccioso – sui costi della guerra. A chi toccava pagarli? I padroni avevano di fronte un proletariato forte e organizzato e un governo Giolitti che nel 1913 aveva esiliato il Presidente di Confindustria, tutt’altro che disposto a sostenere fino in fondo le richieste dei padroni. Un governo che rifiutò di usare l’esercito per restituire ai padroni le fabbriche occupate. Certo, le cose poi cambiano, e lo Stato sta con i fascisti, ma a rifletterci con attenzione e senza pregiudizi, alla fine non è il pericolo della rivoluzione, ma la minaccia rivoluzionaria campata per aria a far spazio al fascismo, dividere pericolosamente la sinistra e a decidere la partita.
Il fascismo, che mette insieme i cocci di una sinistra sconfitta anche e soprattutto per la sua incapacità di «leggere» la crisi, fa presa su masse sbandate grazie anche alla sua capacità di dare una speranza ai disperati. L’anima sociale della destra, sia pure ingessata nella gabbia corporativa, è un forte strumento nella crescita del consenso. Piaccia o no, il fascismo costituisce per anni un «modello» che prova ad affermarsi nel mondo e in parte ci riesce, costituendo i «Comitati per l’Universalità di Roma», che avranno una loro funzione, finché non saranno superati dal prevalere del nazismo, che, tuttavia, inizialmente si ispirò apertamente al fascismo.
Non è un caso se nel 1936 (cito a memoria e posso sbagliare l’anno, ma siamo lì) quando l’esercito italiano giunge ad Addis Abeba, il Pci scrive un manifesto intitolato «Per la salvezza dell’Italia. Riconciliazione del popolo italiano», firmato col proprio nome da tutti i dirigenti del partito sparsi per il mondo, da Mosca agli USA a Parigi a quelli in carcere o al confino, molti dei quali non avevano alcuna possibilità di firmarlo. Quel documento, passato alla storia come «Appello ai fratelli in camicia nera», giunge a vedere nel «programma fascista del 1919» la base comune per una unità di azione tra fascisti e antifascisti contro industriali, finanziari e agrari, che ricavavano profitto dalla nascita dell’«Impero». Importa poco se Togliatti, che poi definì l’appello una «coglioneria», sapesse o non sapesse. Come affermò Paglietta, il partito nel suo insieme «mirava alla riconquista dell’elemento nazionale alla lotta operaia e rivoluzionaria». L’appello dimostra che gli operai erano lontani dal partito e attratti dall’anima sociale del fascismo, che era sistema ma si presentava come antisistema.
Con il passare degli anni, la destra – anche quella di età repubblicana – più che nei panni dell’antisistema, si è presentata come sistema alternativo. Oggi perciò quello che occorre davvero, se si parla di destre che aderiscono all’eventuale governo Draghi, è provare a capire se e come le vicende che stiamo vivendo si inseriscono in questo antico progetto. In quanto al voto «utile», certamente ha avuto e potrà avere una sua funzione, ma tutto sembra dirci che ormai – quando non è minaccia per «peones» e partitini – il voto tende a trasformarsi nella «foglia di fico» che copre l’agonia della democrazia.  

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