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Posts Tagged ‘Antonio Pedace’

Chi difende un uomo di colore finalmente è avvisato: quel che rischia è un processo e non soltanto a Napoli. A Siracusa Antonio Pedace l’hanno messo dentro e lo processeranno: resistenza e minacce. Ha preso le difese di un eritreo maltrattato dalla polizia.
L’ho insegnato per anni e la vita m’è stata maestra: c’è un filo teso che corre tra politica e storia. E occorrerà pur dirlo: la furia giacobina non fu solo terrore. Robespierre, membro della “Société des amis des noirs“, lottando per il riconoscimento dei diritti degli uomini di colore, pose ai francesi del suo tempo una domanda più attuale che mai. E la giro a Maroni: “quale persona con un senso sia pur minimo di giustizia – chiese ai francesi Robespierre – può dire a cuor leggero a migliaia di persone noi vi abbiamo riconosciuto dei diritti, è vero, noi vi abbiamo riconosciuto uomini a tutti gli effetti, è vero. Ciò nonostante, d’ora in avanti noi vi risospingeremo nella miseria e nell’avvilimento e vi ricondurremo ai piedi dei vostri padroni?”.
Noi vi abbiamo riconosciuti uomini come noi – denunciava il giacobino – ma continueremo a trattarvi come bestie e vi negheremo il solo diritto che conti nei contratti sociali: la possibilità d’influire in qualche modo sulle scelte che riguardano la vostra vita.
Per aprire la caccia all’uomo, in vista dell’applicazione del “decreto sicurezza“, l’avvocato Gelmini chiede alle scuole i codici fiscali degli alunni delle quinte superiori: ogni studente extracomunitario maggiorenne che non sarà in regola coi permessi, potrà essere espulso così senza colpo ferire. Bossi, Gelmini, Brunetta e compagnia cantante pensano di sottomettere in questo modo la grandezza dell’uomo alla piccolezza dei potenti e, dopo più di due secoli, ci conducono alla tragica domanda di Robespierre. Il cammino della civiltà incrocia frequentemente i passi insanguinati della barbarie e non di rado uno strappo rivoluzionario è contemporaneamente figlio di prepotenze disumane levate al rango d’ordine legale e padre d’una giustizia nuova, cresciuta come risposta all’ingiustizia. E non ci sono dubbi: di fronte alla barbarie che monta, in un mondo di riformisti d’ogni natura e colore – riformiste le maggioranze, riformiste le opposizioni, riformisti i rossi, i bianchi e i neri – la sola riforma possibile è quella che si riassume in un insormontabile e inespugnabile no.
Piaccia o meno, questa è la lezione della storia.

Uscito su “Fuoriregistro” il 5 giugno2009

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