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Posts Tagged ‘Alessandra Mussolini’

ZavoliSergio Zavoli l’ho conosciuto di persona in un’occasione amara e dolorosa.  In vista del centenario della Camera del Lavoro di Napoli, nata il 6 gennaio 1894, la CGIL Campania aveva chiesto a me e a un manipolo di valorosi studiosi di scrivere saggi da mettere assieme in un libro da pubblicare per l’occasione. Finì che il sindacato passò tutto a Ghirelli e il libro lo fece lui con la benedizione di un dirigente, che dai piani alti di via Torino divenne poi capo di Gabinetto del disastroso Bassolino.
Tutti sapevano, ma nessuno parlava, nemmeno gli storici turlupinati. Era in corso una battaglia elettorale di quelle che fanno epoca – la destra candidava a Palazzo San Giacomo Alessandra Mussolini – e decidemmo di protestare per vie interne ed evitare uno scandalo. Regali ai fascisti a danno della città non ne avremmo mai fatti, nemmeno con una pistola puntata alla tempia,  ma non intervenne nessuno.
Quando infine iniziò l’era Bassolino, in una lettera aperta, chiara e documentata, narrai  la squallida vicenda.
Con quella lettera e – confesso – senza alcuna speranza, mi presentai al “Mattino”, diretto all’epoca da Sergio Zavoli. Con mia grande sorpresa Zavoli mi ricevette, lesse, ascoltò, si convinse e capì. Dopo una lunga chiacchierata, mi congedò con una stretta di mano e una promessa, accompagnata da un giudizio:  è una vergogna. Domani la renderemo pubblica. Per il momento non servirà a nulla, professore, ma scripta manent.
Tenne fede alla promessa e qualcuno dovette vergognarsi.
Non l’ho più visto, ma lo ricorderò per sempre. Franco, onesto e soprattutto autonomo. Ha lasciato un segno  e un patrimonio di conoscenze fondamentale. Mi hanno insegnato a rispettare chi la pensa diversamente da me, ma possiede una forte onestà intellettuale. Di lui dirò perciò che non è morto. Vive e vivrà in tutto quello  che ha fatto.

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Voglio passar per pazzo. Approntate la nave dei matti che un tempo navigava senza soste sui corsi d’acqua tedeschi e ospitava chi non s’integrava. Mandatemi a spasso per fiumi e per laghi, ma lo scrivo. Era nell’aria, ma ci rifiutavamo di crederci. Manca forse la psicopolizia, ma la staranno di certo organizzando. Orwell ha fatto scuola: la verità è ormai rappresentazione e la rappresentazione manipola il passato e “ricostruisce” il presente. Nelle biografie di Giorgio Napolitano la notizia è stata accuratamente cancellata, ma c’è chi ricorda e occorrerà curarlo: gli elettori lo hanno sbattuto fuori dalle Camere. Ci è tornato solo perché Ciampi, ignorando la volontà del popolo, ce lo ha riportato a viva forza, nominandolo senatore a vita. Le drammatiche conseguenze di quel ceffone alla democrazia sono sotto gli occhi di tutti, ma nessuno lo dice – la verità ormai è figlia naturale del tempo e due più due fanno quattro, fanno cinque o fanno tre. Decide il potere.

Avevamo un Parlamento di nominati, ma un governo eletto. Bello o brutto, aveva un regolare mandato elettorale. Oggi, un senatore a vita bocciato dagli elettori, eletto presidente della repubblica da un Parlamento di nominati con una legge incostituzionale che la destra ha voluto e la sinistra ha mantenuto, un nominato da nominati, o se volete un signor nessuno, ha aperto la via a un governo che nessuno ha votato e ha la fiducia di un Parlamento che nessuno ha eletto.

Così stando le cose, sono costretto a dar ragione a Scilipoti e alla Mussolini; sono in pessima compagnia, me ne vergogno, ma è così: questo governo non c’entra nulla con la democrazia. Se questo è il frutto avvelenato dell’antiberlusconismo, occorre dirlo, la sedicente sinistra di suo ci ha messo molto. Parigi val bene una messa, lo so, ma la vergogna è infinita. Aveva ragione Monicelli poco prima di porre fine ai suoi giorni, quando lo disse chiaro: non c’è altra via che la rivoluzione. La gente, però, ha paura, non vuol capire, ora è complice di uno, ora di un altro e non si può fare. Ci attendono anni bui, peggiori di quelli fascisti. Siamo passati dal conflitto d’interesse alla guerra di classe che si muove dall’alto. Non c’è da farsi illusioni: l’uscita dalla crisi sarà necessariamente traumatica e peserà sui giovani. Tocca a loro tirarsi fuori dalla tragedia in cui li abbiamo cacciati.

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