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Posts Tagged ‘Adolfo Hitler’

Perbenino nel vestito a la page, elegante addirittura, se il verde nel taschino non guastasse la festa, il padano Cota “studia a memoria” e si spegne, ripetendo acriticamente concetti che hanno radici nella notte dei tempi, in un italiano che ancora attende un buon “risciacquo in Arno Il mondo di Cota, fiumi compresi, parte da Pian del Re e si ferma alla foce del Po. L’Arno è in terre sconosciute. Il razzismo è molto più vecchio di Cota e, per non andar lontano, basta ricordare il recente fascismo: Giacomo Acerbo, Giuseppe Bottai, Guido Buffarini Guidi, Galeazzo Ciano, Julius Evola, Giovanni Gentile, Paolo Orano, Giovanni Preziosi, Nicola Pende e Benito Mussolini. Sarebbero tutti d’accordo con l’avvocato Gelmini che, in un nota inviata alle scuole, ha comandato: per il prossimo anno scolastico le prime classi di elementari, medie e superiori avranno un tetto del 30% per gli alunni stranieri, che potrà essere innalzato o ridotto a seconda di come i ragazzi parlano già l’italiano. Cota non sa che un bambino impara in un mese quello che un leghista adulto non apprenderà mai più e non ha dubbi: “Il Ministro Gelmini ha sostanzialmente tradotto in pratica una delle due disposizioni contenute nella nostra mozione approvata alla Camera“. E quando dice nostra si riferisce alla “Lega Nord“, il partito dei filosofi del “ce l’ho duro“.
Tutto si tiene, quindi, e il principio da cui parte la Gelmini si integra alla perfezione con la crociata del cattolicissimo Roberto Maroni per l’approvazione del “reato di clandestinità” e la reclusione coatta degli immigrati in campo di concentramento. ”Se in una classe c’è una percentuale troppo alta di stranieri – spiega Cota – l’integrazione non si può realizzare, si crea il ghetto, con la conseguenza che i nostri alunni non riescono ad apprendere e così anche gli alunni stranieri, ne sanno qualcosa gli studenti e le famiglie di alcune città dove la situazione nelle classi si è fatta difficilissima”. A sentir Cota, Gelmini e Maroni, quindi, la disperazione della nostra scuola non nasce dai tagli dissennati del governo, ma dai figli degli immigrati seduti a scuola con quelli italiani. Un ghetto, perciò, non è più un luogo in cui una maggioranza barbara e incivile chiude le minoranze, ma, con ardita innovazione leghista, diventa precisamente il contrario: “dicesi ghetto la classe d’una scuola in cui una minoranza straniera convive civilmente con una maggioranza indigena“.
La “scuola italiana – afferma l’avvocato Gelmini – deve mantenere con orgoglio le proprie tradizioni storiche e insegnare la cultura del nostro Paese” e non sono concetti originali. In Germania, anni fa, c’è stato chi ha chiesto “uno Stato che riconosca sua mansione suprema la conservazione […] delle caratteristiche migliori, rimaste incontaminate, della nostra nazione” e ha sostenuto che “non si impara la storia solo per conoscere gli avvenimenti, ma per trarne insegnamento per il futuro e la conservazione del popolo” [1]. Si chiamava Adolfo Hitler e, per salvaguardare la cultura e la morale tedesca, chiuse nei suoi campi di concentramento testimoni di Geova, Rom, omosessuali e internazionalisti. Se a questo siamo, occorre far presto. I fatti di Rosarno sono un campanello d’allarme: le razze inferiori, potrebbero ribellarsi.

1] Adolf Hitler, Mein Kampf, La Lucciola Editrice, Albairate, pp. 24 e 45.

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