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Posts Tagged ‘5Stelle’

Le cose stanno più o meno così:

Copia di ImmagineRenzi è la manifestazione concreta di una gravissima malattia della democrazia e non lo vuole nessuno.
Renzi è il peggiore e più feroce nemico del popolo italiano; è il boia del suo stesso partito. Dei giovani soprattutto. Perde, perciò, nonostante lo sostenga una stampa peggiore di quella fascista.
Senza Renzi, a Roma ci sarebbe Marino e la Costituzione non sarebbe stata violata.
Senza Renzi, l’amico di Marchionne, a Torino Fassino avrebbe probabilmente vinto.
Senza Renzi, a Napoli il PD avrebbe perso con un minimo di dignità.
Il governo conserva per ora una maggioranza in Parlamento, ma essa di fatto vive esclusivamente nel Palazzo, dove sta in piedi , a condizione che pratichi rapporti contro natura con la feccia prestata da un pregiudicato affidato ai servizi sociali.
Il governo Renzi-Alfano – nei fatti governo Verdini – è maggioranza nel Parlamento – maggioranza di bancarottieri inquisiti, lobbisti di formazione fascista, analfabeti di valori, mezze calzette e venditori di fumo – ma è minoranza sparuta e squalificata nel Paese.
Il PD è irrecuperabile. Ha il popolo contro – anche il suo – ed è un pericoloso suscitatore di odio.

Questo quadro osceno si inserisce nella cornice di un Parlamento di «nominati» privi di legittimità morale e politica. Tutti i parlamentari, infatti, compresi quelli a 5 Stelle, sono accampati nelle Camere come abusivi e portoghesi e le conseguenze logiche sono evidenti: il solo politico che non abbia nulla da spartire con questa vergogna è Luigi De Magistris; il suo movimento è figlio dell’unico laboratorio politico sperimentale che abbia le carte in regola con la Costituzione di Calamadrei e compagni. «Controllo popolare», la formula politica che ne sintetizza l’ispirazione, non è uno slogan populista, ma il primo prodotto di un laboratorio, un modello riproducibile su scala nazionale e in ambito mediterraneo.
Napoli non è la capitale della protesta apolitica, impolitica o antipolitica, come scribacchiano i pennivendoli del Minculpop, ma si propone come punta avanzata di un esperimento politico serio e consapevole; un baluardo contro il «sistema Napolitano» e, di conseguenza, la capitale del fronte del no alla riforma della Costituzione. I neosquadristi renziani di Montecitorio se ne facciano una ragione: De Magistris è il leader politico di un movimento che non è protesta qualunquista, plebea o sanfedista, ma la sola, possibile alternativa politica ai proconsoli dell’antieuropa. Quella Europa che, nel senso «spinelliano» della parola, non ha per riferimento il neofascismo di Bruxelles, rinasce a Napoli e si contrappone all’Europa golpista delle banche e del capitale finanziario, che massacra i popoli e ha torturato e tortura la Grecia. A Napoli vive e cresce una concezione della politica che è l’esatto contrario dell’Unione autoritaria e neoliberista , nel cui nome ogni giorno si massacrano gli immigrati e le classi subalterne. Un’Europa che purtroppo non può essere riformata. Napoli derenzizzata è la capitale di una per ora piccola, ma vitale Europa detedeschizzata; il modello dell’Europa da costruire.

Il primo appuntamento è a ottobre, ma occorre una premessa: al referendum non si voterà sulla qualità della nuova sedicente Costituzione, un aborto semifascista che nessun “sì” potrà mai legittimare. Si va a dire a Renzi che un avventuriero, un proconsole dell’Europa delle banche, che disprezza la Costituzione e la democrazia, se ne deve andare subito, assieme al suo illegittimo Parlamento. Sia l’uno che l’altro viaggiano a occhi chiusi e fuori controllo contro le ragioni della storia. Non a caso nelle piazze francesi in lotta si è diffuso uno slogan: non faremo la fine degli italiani. Questa vergogna non può durare.

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1360250089689.jpg--Mi distraggo per un attimo da quello che per me è il dato centrale di questo mese cruciale e vi rassicuro: non intendo portare altrove il vostro interesse. I ballottaggi ormai imminenti, però, non sono estranei all’ennesimo attacco ai diritti e alla ferocia con cui esso è condotto da alcuni vassalli, valvassini e valvassori del PD.
Sul Manifesto, Piero Bevilacqua ha già lucidamente risposto a Boeri, agli Ichino e al «nuovo che avanza» con loro. Questi signori, guarda caso tutti legati al PD o al suo sistema di potere, hanno scoperto che il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro è una insostenibile «iniquità», una «gabbia salariale» all’inverso, dannosa per il Sud (e anche per il Nord). Naturalmente i galoppini di Renzi non si esimono dal proporre un improponibile confronto tra l’esperienza tedesca di differenziazione degli standard retributivi e quella italiana di uno standard unico per l’intero territorio nazionale.
Qualcuno, poi, fa il processo alla Triplice sindacale. Non cercherò certo di difendere Camusso e soci, ma mi pare chiaro: se per tornare a esistere, i sindacatoni devono liquidare quel tanto che resta di unità tra i lavoratori e colpire chi è già più debole, facendo il gioco degli imprenditori, beh, meglio che chiudano i battenti. Bevilacqua dice una cosa semplice e inconfutabile: al Sud un euro guadagnato da un lavoratore deve sfamarne altri 100. Al Nord quell’euro basta per 50. Se invece di un euro al Sud arrivano 50 centesimi, ci sono 50 persone che moriranno di fame. Che, aggiungo io, potrebbero bussare alla porta della camorra, imbarbarendo ulteriormente un Paese che nel suo insieme, in tema di civiltà, è già all’anno zero. E’ questo meccanismo che rafforza le destre, aiuta il malaffare e produce guerre tra poveri. Proprio come fa una inaccettabile Europa delle banche, che produce antieuropeismo. Probabilmente qualche leghista alla rovescia risponderà a Boeri rimproverando a lui e a tutti i neoliberisti la scelta di non fare un ragionamento identico, partendo da un altro dato e dirà che si poteva iniziare dal reddito pro capite del Nord e del Sud, per esempio, per scoprire che al Nord è il doppio di quello del Sud, o  partire dall’evasione fiscale. Al Nord, per quantità di soldi sottratti, c’è il doppio dell’evasione fiscale del Sud. I meridionali, quindi, ricevono la metà dei servizi che si potrebbero avere se il Nord pagasse quello che deve. I contribuenti del Nord, paghino allora il doppio delle tasse e il Sud la metà… Ecco, questi sono i meccanismi prodotti volutamente da Ichino e così tutto si imbarbarisce.

Ne discutevo oggi con alcuni testardi difensori del PD. Piero Bevilacqua – e con lui tanti altri – parlando della Raggi e dei 5Stelle, ha posto un problema ormai ineludibile: si può continuare a ignorare, in nome di una presunta identità di sinistra del PD, quello che è sotto gli occhi di tutti?
Come dargli torto? Una sentenza della Consulta ha dichiarato incostituzionale la legge da cui nasce questo Parlamento. E’ questo Parlamento, però, politicamente e moralmente delegittimato, che dà la fiducia a un governo nato fuori dalle sue aule, questo Parlamento costituzionalmente illegittimo, che cancella lo Statuto dei Lavoratori  e consegna il Paese alla speculazione con un provvedimento come lo Sblocca Italia, che qui a Napoli piace solo alla camorra. Non bastasse, è questo Parlamento che stravolge la Costituzione antifascista, mettendo assieme un combinato disposto fatto apposta per sostenere una svolta autoritaria. Non c’è passaggio di questa tragedia in cui il PD, alleato o finto avversario della destra, non sia protagonista principale e negativo.

Si dice: questi fanno pena, ma che facciamo, ci mettiamo in mano alle destre razziste e antieuropeiste? Sembra un’obiezione sensata, ma ignora un dato fondamentale: è l’Unione così com’è fatta che produce guerra tra poveri, disparità e odio. Dopo il massacro della Grecia, questa Unione non la vorrebbero più nemmeno Spinelli e compagni.  Le destre antieuropeiste non esisterebbero, se l’Europa non fosse il mostro che le ha generate e le alimenta. Dove sono i referendum previsti? Dov’è la Costituzione dei popoli? Che poteri ha il Parlamento Europeo?
Qui da noi i partiti di fatto non ci sono più. Il PD è un comitato di affari per lo più illeciti. A Napoli, contro De Magistris stanno insieme Verdini e un PD che conta più inquisiti che persone pulite. Qui nessuno tratta con i vertici dei 5Stelle. Si parla alla base. A quella del PD e ai militanti di Grillo, molti dei quali sono molto più a sinistra del PD, e la gente, quella che paga i costi di un golpe bianco, si coalizza. Per votare Grillo? No. Per fermare il PD,  principale pilastro della reazione, prima che sia tardi. Se il PD perdesse a Torino, a Roma e a Napoli, ne uscirebbero rafforzati sia i giovani del PD che sono stati traditi, sia il laboratorio politico che vive e opera nella capitale del Sud, sia un modello alternativo, al quale lavoro con tanti movimenti e associazioni da due anni. E sono felice di farlo, alla fine del mio percorso, mentre mi avvio al tramonto. Felice di contribuire a far nascere un primo baluardo in vista di un referendum decisivo per il futuro della democrazia.

A settembre, se ce ne saranno i presupposti, qui da noi, a Napoli, potrebbe nascere un avamposto nella lotta per la Costituzione, in difesa della democrazia di cui sono nemici sia Renzi, sia il suo PD, sia questa Europa finanziatrice di Erdogan e massacratrice di immigrati. Sarebbe il punto di partenza di un esperimento politico ben più che locale. Mille città Mediterranee pagano prezzi insostenibili alle politiche del PD, servo sciocco di quella inaccettabile dittatura del capitale finanziaro, che i più ingenui si ostinano a chiamare Unione Europea

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Per fatto personale, per orgoglio, perché sono profondamente coinvolto, perché anche un blog ti aiuta in una battaglia, perché so che stiamo scrivendo una pagina importante della storia non solo napoletana, perché quando credo in un progetto ci metto l’anima, perché non sono di quelli che se ne stanno a casa e poi ti dicono “l’avevo detto, io”. Per questo e per tante altre ragioni, ospito questo significativo articolo di Ivan Trocchia, uscito su “Contropiano”, e alla fine ci aggiungo la registrazione dell’apertura della campagna elettorale Di Luigi De Magistris a Napoli.

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LiberiamociL’inizio è alle 10.30, come da locandina, ma i post su Facebook raccomandano di presentarsi prima che si va verso il pienone. Arrivo alle 9.30 e fuori il cinema è già pieno di gente. C’è l’apertura della campagna elettorale del sindaco De Magistris e io sono stato scelto dai compagni di Ross@ come candidato della circoscrizione di Napoli centro storico. Insomma devo esserci. Per una antagonista dai capelli quasi canuti come me è la prima volta elettorale. E’ una circoscrizione certo, è in sostegno della candidatura di Rosario Maresca a consigliere comunale ma mi fa comunque uno strano effetto. Quasi a scrollarmi di dosso un tabù. Incontro subito Gennaro Sorrentino , altro compagno di battaglie sindacali, candidato per Barra\Ponticelli il quartiere dove sono cresciuto. Dovremmo vederci con Rosario ma non succede perché arriva in ritardo e rimarrà fuori con un altro migliaio di persone circa. Noi invece entriamo. Riusciamo a piazzarci nelle ultime file. Il cinema può contenere 500 persone e i posti a sedere si riempiono rapidamente. Anche i posti in piedi in realtà . Sold out assoluto. Mi guardo intorno per bene. Faccio l’osservatore. Cerco di capire la composizione sociale della platea. Chi sono i sostenitori del sindaco uscente. In effetti a fotografia istantanea ne ricavo un senso di trasversalità, molta gente di sinistra, qualche faccia da centro sociale, alcuni volti conosciuti in lotte sindacali e sociali, e tante persone francamente sconosciute. Poche cravatte. Lo prendo per buon segno. Gli uomini con le cravatte di solito sono pericolosi. Ci sono vomeresi e gente dei quartieri , milf in bei abiti e ragazzette casual. Il centro e la periferia. Tanta piccola borghesia. Anche l’età è composita. Vecchi , giovani e mezza età.
I meridionalisti di MO hanno pure la bandiera con sé e la sventolano. Le facce sono generalmente allegre e rilassate e non potrebbe essere altrimenti. Stamattina la città si è svegliata in una luce splendida e se il sole di oggi ha fatto agli altri l’effetto che ha fatto a me è normale avere in faccia il sorriso.
Mettiamoci pure che è sabato e non si lavora e il gioco è fatto.
Ripenso al fatto che neanche 24 ore prima ero , in qualità di delegato sindacale, a battagliare con gli assessori della giunta comunale insieme ai compagni di JeSoPazzo per la risoluzione di un problema logistico per dei rifugiati a cui la Prefettura ha revocato i benefici d’accoglienza. Insomma stavo dall’altra parte. Anche se i 2 assessori (Piscopo e Fucito) hanno cercato di farsi in 4, per me non era sufficiente, si poteva fare di più . Avevamo appena occupato uno stabile abbandonato a Scampia e pensavo che potesse essere elemento di pressione maggiore, con la destra cittadina che mostrava subito il suo volto peggiore e cercava di aizzare gli animi. Volevo che il problema lo risolvessero subito. Ho pure litigato con Fucito. In realtà l’incontro non è andato male. Abbiamo avviato un serio percorso di collocazione di questi ragazzi e martedì ci si vede per la definizione. Però insomma stavo dall’altra parte. E ci continuerò a stare. Sostenere non vuol dire appiattirsi. E comunque nessuno sconto in tema di diritti e di lotte. Mai. Quando abbiamo organizzato come Ross@ la candidatura di Rosario abbiamo avuto come intento di portare nel consiglio comunale le ragioni del lavoro. Che probabilmente è anche il punto debole della coalizione pro De Magistris. Molti diritti civili, onestà e trasparenza, meridionalismo e orgoglio napoletano ma poca rappresentanza dei settori e delle ragioni provenienti dal mondo del lavoro. Rosario è uno storico dirigente dell’Usb campano e ideale quindi per le nostre istanze. Come Ross@ staremo nella lista del sindaco proprio perché la sua giunta è stata l’unica in Italia che si è opposta al governo Renzi. I sindaci grillini hanno giocato a fare i bravi ragionieri così alla fine hanno fatto tagli e licenziamenti per far tornare i conti. La Merkel e Draghi ringraziano.
Con un po’ di ritardo inizia la Convention.  Il programma prevede una serie di interventi di noti personaggi cittadini che sostengono il sindaco. In realtà la prima che parla è una signora a me sconosciuta,  Rosaria De Cicco una dirigente di una istituzione culturale che narra i rapporti intercorsi tra la Giunta e l’ente da lei guidato*. Non me ne voglia l’illustre signora ma l’intervento è soporifero e lo passo leggendo le notizie dallo smartphone. A Bagnoli i compagni di Iskra e il comitato disoccupati stanno contestando la Valente che è andata al circolo Ilva per fare passerella elettorale. Per lei festa rovinata. Rappresenta quell’autentico cancro che è il PD cittadino. Nauseabonda accozzaglia di interessi opachi e malaffare. La polizia impedisce ai contestatori di partire in corteo. Tensione. Domani saremo tutti lì a Bagnoli per il primo maggio. Il quartiere simbolo dell’opposizione sociale ed  elettrico contenitore di lotte e vertenze collettive. Prima però farò un presidio a via Toledo con i compagni di Usb per i lavoratori di Zara che durante la festa dei lavoratori saranno costretti a lavorare.
Sul palco viene annunciato Patrizio Oliva, mitico pugile degli anni ’80, campione mondiale e mio mito adolescenziale, vero ballerino del ring. Tecnica sopraffina. Una volta sono andato pure a vederlo. Era l’unificazione di due corone mondiali. Ovviamente vinse.  L’unico incontro di boxe visto dal vivo. Quando, finito l’intervento pro De Magistris, scende dal palco lo seguo con lo sguardo per vedere dove va. Non mi dispiacerebbe un selfie con l’ex eroe. Purtroppo raggiunge rapidamente l’uscita dal lato opposto dove sono. Peccato.
E’ il turno del professore di filosofia che cita Platone , poi dello scrittore De Giovanni che si cimenta in un letterario monologo di orgoglio partenopeo, un inno alla necessità di riscatto partenopeo.  Partono le prime piogge scroscianti di applausi. I meridionalisti si alzano tutti in piedi a bandiere spiegate.
Però l’intervento che commuove, che emoziona all’inverosimile è quello di Geppino Aragno. In realtà trattasi del professore Giuseppe Aragno ma Geppino è un compagno, uno che trovo nelle lotte, uno che ha fatto diverse volte il relatore per convegni organizzati da noi di Ross@. Uno di noi insomma. E spacca proprio. Dieci e lode. Vuole raccontare perché un uomo di sinistra dalle tante battaglie, facente parte di una generazione disposta persino a prendere le armi e rischiare la vita per cambiare la società, alla soglia dei settant’anni abbia invece deciso di sostenere attivamente l’esperienza anomala di De Magistris. Lo fa a suo modo da storico. Fornendo le coordinate dei tradimenti e dei drammi della sinistra  che lo hanno portato negli ultimi anni a trincerarsi tra i ragazzi dei centri sociali. Ha narrato l’insostenibilità del presente, la violenza delle cricche di potere, nazionale e transnazionale e il coraggio invece della giunta De Magistris a resistere ad esse. L’intervento è interrotto diverse volte da autentiche ovazioni, un po’ di meno a dire il vero, quando denuncia la violenza della polizia contro i movimenti sociali ieri come oggi. Ma quando finisce è uno spettacolo, la platea si alza tutta in piedi ad applaudirlo per 5 minuti buoni. Aragno è commosso. Per congedarsi accenna un lieve inchino tra un tripudio di battere di mani e di grida di esultanza. Uno di noi.
Ora mi sento anche un po’ meno impacciato. Non sono fuori luogo. Non sono in un pianeta sconosciuto. Accanto a me Gennaro pare un tarantolato. Anche lui appagato dall’intervento di Geppino. Ci diamo il 5.
Gli interventi finiscono con me però sempre più concentrato sui fatti di Bagnoli. Scorro la home di Facebok per guardare le foto che i compagni mettono. Sembra che nessuno si sia fatto male. Bene. E dopo  lo spot video della campagna elettorale con colonna sonora di Valerio Jovine e 99 Posse è il turno del sindaco. Un’autentico show. Sa che la giornata di oggi è fondamentale. C’è il popolo di attivisti e candidati che di fatto determineranno la sua eventuale vittoria. E li deve motivare, caricare. Lo fa in maniera gigionesca ed elegante. Sfotte Renzi, ribadisce che preferisce stare con i centri sociali piuttosto che con i Casalesi, come fa il PD dell’avversaria Valente. Sui centri sociali si sofferma molto. Si capisce il perché: la stampa cittadina lo attacca sempre con la solita motivazione che è amico degli estremisti e dei violenti. E allora lui rilancia. I centri sociali sono l’orgoglio del mondo giovanile napoletano, dove si accumulano esperienze  importanti. Dove si crea cultura e assistenza dal basso. Bei luoghi in cui non si vergogna a farsi vedere. Anzi.
Mi piace proprio questo passaggio.
Poi un occhio a il voto grillino. Anche qui facilmente comprensibile. 5 anni fa il M5s a Napoli non esisteva e di fatto quell’elettorato fu determinante per la vittoria a sorpresa di Giggino con la bandana. Ora il movimento di Casaleggio è il primo partito in città ma  parte del suo elettorato preferisce  De Magistris a Brambilla. Il sindaco lo sa ed elenca i meriti di trasparenza e onestà della sua amministrazione. Musica per le orecchie dei grillini.
Infine incita la platea a darsi da fare per il prossimo mese per fare si che la vittoria avvenga al primo turno. Che al secondo è scontata.
Non deve essere eccessivamente superstizioso il sindaco, neanche io che manco credo in Dio però una grattatina me la farei….
Fuori all’uscita più gente che dentro. Tutti vogliono la foto col sindaco. Gennaro ci riesce e la posta subito in rete. Io Giggino lo sostengo, mi piace come sindaco però il selfie lo volevo con Oliva. Campione del mondo e napoletano.

* Qui il bravo autore dell’articolo si confonde. In realtà Rosaria De Cicco è la nota e brava attrice che ha condotto brillantemente la manifestazione. La prima a parlare è stata invece Paola Avallone, ricercatrice del CNR.

di Ivan Trocchia, “Contropiano“, 30 aprile 2016

Ecco il filmato dell’apertura della campagna elettorale di Luigi De Magistris, iniziata ieri, 30 aprile 2016, nel Cinema Modernissimo di Napoli.

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imagesNon farò complimenti. In discussione ci sono i valori e abbiamo toccato il fondo ma non ci siamo fermati. Il fango ci arriva alla gola.
Pochi giorni fa a Napoli, s’è ucciso un giovane disoccupato. L’ultima vittima di una interminabile catena di tragedie umane, di cui tutti conoscono bene i responsabili morali e politici. Chi sono? I governi nati in contrasto col voto espresso dagli elettori, i governi privi di consenso popolare e di una qualche legittimità costituzionale. Quei governi che hanno calpestato i diritti, oltraggiato la dignità della povera gente, rubato il futuro alle giovani generazioni e negato ogni tutela prevista dalla Costituzione: scuola, lavoro, salute e giustizia sociale.
Lo sanno tutti, ma nessuno ha invocato l’intervento dell’esercito o ha proposto di utilizzare i carabinieri per tenere sotto stretto controllo le camarille, le consorterie politiche e le sedi di partiti trasformati in comitati d’affari. Nessuno ha chiesto di rafforzare i presidi della legalità repubblicana, per impedire a pesci piccoli e grandi di trarre profitto dal disastro causato da Monti, Letta, Renzi e compagnia cantante. Nessuno. Eppure è da lì che nascono i suicidi, dalla violazione della legalità costituzionale, dalle politiche che distruggono lo stato sociale, dalla cancellazione dello Statuto dei lavoratori, dalla precarietà che regna sovrana nella vita dei nostri ragazzi, da un analfabetismo di valori, che caratterizza la nostra sedicente classe dirigente. E’ in questa condizione di barbarie politica che prospera una criminalità fuori controllo, figlia legittima di quella “mafia capitale”, che ha radici ovunque nel Paese e ha le sue teste pensanti nei gangli del potere economico e politico. Figlia naturale dello stato comatoso della democrazia.
Non c’è angolo del Paese in cui non si muoia per disperazione, ma nessuno ha mai tirato in ballo questioni di sicurezza. Nessuno ha levato la sua voce allarmata, quando la legge Fornero ha sfasciato la vita di centinaia di migliaia di persone perbene, le ha private di stipendi e pensioni, le ha aggredite con violenza inaudita, sacrificandole agli inconfessabili interessi della speculazione finanziaria e alla ferocia delle politiche liberiste. Nessuno ha chiesto l’intervento dei carabinieri. Eppure tutti sanno che per decenni la corruttela politica ha prodotto disperazione sociale e la disperazione ha generato delinquenza e malaffare.
A Napoli in questi giorni c’è stata una sparatoria per strada e un povero ragazzo ci ha rimesso la vita. Non è il primo e non sarà l’ultimo. Dal terremoto a oggi abbiamo avuto migliaia e migliaia di morti ammazzati. Tante vite per quante mazzette si sono intascate, armi vendute e droga spacciata. Sono vite che non si difendono ricorrendo ai carabinieri e all’esercito. La causa e il rimedio sono di natura politica e riguardano le scelte dei governi. Si tratta di interessi nazionali e internazionali, di intrecci perversi tra politica, affari e malaffare, ma la stampa di regime che fa? La stampa di regime tira in ballo De Magistris, che non dà risposte adeguate, non si accorda con Renzi – che è parte decisiva del problema – e non si piega alla logica forsennata e feroce delle destre sfasciste.
Va bene tutto e ci siamo abituati, persino che si speculi sulla morte per trasformarla in consenso, ma è osceno che la lezione morale venga da quel Partito Democratico, che qui a Napoli pensa di candidare chi ha approfittato del condono per dichiararsi innocente, o si è candidato benché non fosse candidabile. Quel partito che a Napoli è riuscito a imbrogliare se stesso, truccando le primarie. E non è tutto, purtroppo, perché alleati del PD in questa penosa manovra ci sono i 5Stelle, che non solo hanno coperto le spalle al PD in Parlamento, quando è stato necessario far passare un’infamia, ma ritengono intellettualmente onesto e politicamente saggio mettere sullo stesso piano chi governa la città con le casse svaligiate e chi l’ha governata per decenni e l’ha svaligiata.
Apriamo gli occhi, perché il gioco è sporco. E ricordiamo: a dar retta ai nemici del sindaco, la camorra è nata a Napoli a giugno del 2011. Ce l’ha portata De Magistris.
Viva la stampa libera!

Agoravox, 8 settembre 2015 e Contropiano, 9 settembre 2015

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segnale-stradale-direzionale-21773234E’ un ritornello alla moda, ma pure un imbroglio: non c’è più destra e nemmeno sinistra. Al governo però c’è la destra e si chiama PD.
C’è il sindacato che s’è messo assieme a Confindustria. Una volta dicevi corporazione, ma ora non c’è più destra e non c’è più sinistra…
C’è l’opposizione e la fanno i 5Stelle, una destra-sinistra, una pantomina interclassista un po’ antagonista e un po’ liberista. Recitano in Parlamento, ma in piazza non ci vanno, sennò perdono pezzi e i rossi vanno contro i neri.
Sinistra o destra? Un premio a chi indovina! Venghino signori, venghino e fate il vostro gioco! Il trucco c’è, ma non si vede
Ci sono Bersani e D’Alema e si stanno ritrovando: nasce un nuovo partito? E’ la panacea di tutti i mali, però per favore, tenetelo a mente: meglio se dite soggetto politico e poi v’inventate un complemento oggetto. E’ un’analisi logica.
C’è la guerra infinita e il suo maremoto di migranti. Però chi se ne frega? Li affoghiamo tutti e poi diciamo messa.
Ci sono le pensioni in discussione, ma pure questa  è una guerra e si sa: si punta allo sterminio.
Ogni giorno c’è qualcosa e tutta non puoi dirla mai. Non ce la fai.
Nelle scuole semidistrutte i colpi giungono come mazzate, però stiamo calmi e abbiamo pure fede. Ci pensano i capi d’istituto. In fondo un fallimento ha un estremo bisogno di curatori.
Ci vorrebbe una grande battaglia di democrazia, ma ognuno ha il suo prezzo e siamo sul mercato.
Dove non riesce il capo, compare il kapò: ti cambia le mansioni, ti taglia lo stipendio e dopo tre anni di contratto – a tempo, s’intende, indeterminato – lui che fa? Ti licenzia.
Dirla tutta e fuori dai denti non è mai facile, però la dignità non è in vendita e non si baratta. Chi pensa che sia finita, presto vedrà che la lotta invece è appena cominciata.

Fuoriregistro, 7 settembre 2015

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