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Berta___Casetta_del_Popolo_1-1

Nel Mediterraneo per i migranti l’odissea continua e il divieto di sbarco permane. Da noi, a Padova, in un quartiere popolare, la polizia sgombra, la casetta del popolo “Berta”, restituita da poco alla città dai militanti di “Potere al Popolo”, per realizzare attività sociali, sportelli gratuiti e doposcuola.
Qualcuno potrebbe pensare a un improvviso colpo di mano del redivivo Salvini, ma non è così. Padova è amministrata dal PD, sostenuto dalla sinistra sedicente “radicale” e al governo ci sono PD e 5 Stelle. L’Italia è maestra di trasformismo e i segnali raccontano la storia di sempre: anche stavolta tutto è cambiato perché non cambi nulla.

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L’Italia nuova? Eccola:

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Nella millenaria storia del potere l’impostura è una costante e non a caso il cardinale Mazzarino ebbe chiaro un principio: il trono si conquista con le armi ma la sua conservazione si affida poi alle verità di fede e alle superstizioni.
Dopo il 1789, De Maistre, teorico della controrivoluzione e protagonista della Restaurazione, approfondì la riflessione sul potere, tracciando il confine invalicabile che ne assicura la conservazione: “fuori dalla portata di comprensione della folla dei governati”. Non solo una dichiarazione di guerra senza quartiere alla formazione del popolo e all’educazione della sua coscienza critica, ma anche una considerazione di estrema attualità, che conduce a una nuova caratteristica costante nell’esercizio del potere: più ignoranti sono i governati, più garantiti risultano i governanti e gli interessi che rappresentano.
L’educazione popolare non deve puntare alla ragione, ma ai sentimenti. Leggere, scrivere e fare di conto sono armi pericolose, che il popolo non deve possedere. La condizione naturale dell’ignoranza è una delle garanzie del potere e nulla indebolisce la capacità di valutare, quanto i classici strumenti utilizzati contro il senso critico dei popoli: la religione, la tradizione, il patriottismo e via così fino al pregiudizio.
Costruire imposture è compito degli intellettuali, per i quali condizione sociale, popolarità e reddito dipendono molto spesso dalla capacità di soddisfare il potere convincendo i popoli ad accettare ciò che, se potessero valutare con senso critico, certamente rifiuterebbero. Rivelatore in questo senso è il significato etimologico del sostantivo impostura, che deriva dal latino imponere e vuol dire anche “far portare un peso”.
Naturalmente questa riflessione sul potere non è fine a se stessa ma ha un preciso intento politico: indurre a discutere sul presente, per valutare l’impostura dei 5 Stelle – un inganno che sfocia nel tradimento – inserirla nel contesto di una crisi della democrazia e ragionare sul percorso di resistenza e liberazione da costruire.
In questi giorni ho voluto rileggere Pietro Grifone e la sua storia del capitale finanziario come cornice delle politiche fasciste. Non è stato tempo perso. Quando ascolto Freccero e Mieli, due dei più attivi costruttori di inganni del potere, autentici manipolatori della realtà, e attorno a me vedo le conseguenze del devastante attacco portato al sistema formativo, la tragedia di sterminate masse di sfruttati e le giovani generazioni derubate del futuro, non mi lascio ingannare. Per quanto cresciuto alla scuola del dubbio, ho maturato alcune certezze e so di avere un sogno. Sono certo che, come in ogni stagione di crisi del capitale finanziario, il rischio dell’avventura autoritaria è dietro l’angolo. Accadde col crispismo nell’ultimo decennio dell’Ottocento, quando esplosero lo scandalo della Banca Romana e la bolla immobiliare; avvenne di nuovo col fascismo, nato dalla crisi del dopoguerra e dalla necessità di decidere chi dovesse pagare i costi del primo conflitto mondiale; accade oggi, mentre una crisi economica epocale diventa crisi delle Istituzioni e nasce un governo di estrema destra che non ha precedenti nella storia della repubblica.
Se e quando ci decideremo a farlo – e tempo non ce n’è più – capiremo che la vittoria dei 5 Stelle è una nuova impostura. Dopo aver sbandierato lo slogan del “mai con la Lega”, oggi fanno il governo con Salvini, il leader dell’estrema destra che al Sud ha occupato la zona grigia degli ex feudi berlusconiani.
C’è una parte sana di questo nostro Paese malato disposta a battersi per fermare il fiume di fango che ci travolge? Lo sapremo solo – ed ecco il sogno – quando proveremo a costruire un fronte unito di resistenza democratica , una unità reale dei movimenti e delle forze disperse di quella che è stata l’Italia antifascista. Un’Italia che esiste, che va dai cattolici di base impegnati nel sociale a ciò che resta dell’estrema sinistra. Unita, questa Italia può smascherare l’impostura e denunciare il tradimento.
Lo faremo?
Ai tempi di Gramsci, Amendola e Turati ognuno pensò di far da solo e per venirne fuori ci vollero poi vent’anni di dittatura, infinite tragedie e la faticosa unità del fronte antifascista . Un vantaggio però oggi c’è: la Costituzione, attorno alla quale unire le forze di una nuova resistenza.

Agoravox, 16 maggio 2018.

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coree dei conti
In virtù delle leggi sul bilancio imposte al Paese, la Corte dei Conti  ha respinto il ricorso dell’amministrazione cittadina. Di fatto, si sta tentando di commissariare la democrazia, utilizzando un debito contratto dal Comune di Napoli trent’anni fa come cappio che soffoca la città e colpisce l’uomo che la rappresenta, solo perché non cala la testa e non si allinea alle scelte scellerate di chi ha distrutto il Paese.
Incredibilmente le forze politiche, che di questo debito sono colpevoli, tacciono o fanno festa. In questi anni se ne sono viste di ogni colore, ma ora stiamo toccando il fondo. Si può capire il dissenso nei confronti di una parte politica avversa, ma è allucinante che ci si auguri il fallimento di una città, per mandare a casa un sindaco e lo si faccia utilizzando un dissesto che non ha causato. Se una cosa del genere dovesse accadere, la città, tutta, senza differenza tra chi ha votato a favore o contro, dovrebbe fare quadrato attorno a Palazzo San Giacomo e difendere chi l’amministra secondo le regole della democrazia; primi tra tutti gli elettori e i rappresentanti politici dei Cinquestelle, che due giorni dopo aver vinto le elezioni, a Napoli sono chiamati alla loro prima prova di maturità: facciano sentire immediatamente la loro voce e si schierino con De Magistris.

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