Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for the ‘Poesia’ Category

Una curva d’ombra


Mestizia è una stazione di sera,
un porto nella notte
tra luci tremule su inchiostri salsi;
è un uomo nato solo
che ha un palazzo di pietra preziosa
dove case più fitte è la città.
Mestizia è l’infinita curva d’ombra
d’un fanale deserto
che regala una luce
ad una sventurata,
mentre canticchia inviti indifferenti
all’uomo che soppesa,
resta un attimo in dubbio,
poi nel cono di luce
va, si ferma e fischietta.

classifiche

Read Full Post »

Opposti limiti


Rari sogni seguire,
stringendo fili d’oro in pugni chiusi.
Giudicare che presso a la burrasca
il mare è assai più vero.
Domandare ed offrire
la luce d’un sorriso
senza starci a pensare,
esser lieto per nulla
e morire d’amore
per un’anima chiara.
Questo tu sognerai.
E però i fili d’oro
talvolta troncherai con le tue mani,
i pugni affaticati si apriranno
e mari cercherai sempre più queti.
Senza troppo pensare, indifferente,
la luce d’un sorriso negherai.
Tra questi opposti limiti oscillando,
verrai, poi andrai, figlio di rari sogni
e di spezzati fili.

classifiche

Read Full Post »

Uomo


Questo silenzio così antico
in una mente stanca,
questa stanchezza dolente
così nuova in un cuore giovane,
questa vita così ostinata
d’uno spirito prigioniero
entro un corpo così crudele,
questa pazzia lucida
– sapere e non sapere,
volere e non volere,
dire e non volere dire –
quest’agonia di giorni
così gonfi d’inutile,
questo stanco stillicidio
d’affetti, sensazioni
– seguire sogni
come uccelli in volo
e conservar parole inutilmente –
questo invidiare arcano
e ad un tempo questo
strano, indicibile temere
negli altri il silenzio della morte,
questo mi fa uomo.
Tutto questo assurdo.

classifiche

      


Read Full Post »

Di notte


Il presente,
futuro venuto dal nulla,
alito inesistente
che in un lampo si perde,
ti sorprende di notte
nel silenzio dei sogni.
Indecifrato.

classifiche

Read Full Post »

Nel mercato dei popoli si compra.
Quattro signori grassi e mille magri.
La borghesia fa incetta d’ogni chiodo
e rinforza gli scranni del potere.
Nel mercato dei popoli si vende
e un pane cotto costa una giornata.
La piazza del mercato si rivolta:
tirano i muri sassi alle poltrone.
Nel mercato dei popoli si spara.
Padrone grasso del tuo lardo caldo,
scavati il fosso con la pala d’oro.
La libertà che noi ti strapperemo
merce non è che compri e poi rivendi.
Trema nel petto il cuore tuo di pietra,
nelle tue vene si fa ghiaccio il sangue.
Ci hai vinto secoli. Contro di te
secoli nuovi sorgono e il silenzio
si rompe d’improvviso in mille petti.
Il mercato dei popoli sprofonda
dentro l’oblio dei secoli e la storia,
la storia nostra ricomincia ancora.
Mille e quattro signori. Peso uguale.

classifiche

Read Full Post »

Viaggio


Con lo stupore dolente
d’un viaggio senza fine
lascerò poche carte
e intrichi mai più sciolti.
Ritroverò il mio spazio
in un atomo d’energia infinita
da cui fui tratto a forza
con violenza inaudita
e rimasi lontano non so quanto:
a misurare il tempo non ho appreso.
Poi straziato vedrò
sogni e affetti dissolti.

classifiche


Read Full Post »

download

Nessun giudice sarà mai libero
quanto quel prigioniero
che l’ha costretto a ridurlo in manette,
scegliendo il carcere
in una battaglia di libertà.
Nessuna galera ingabbia pensieri
e la storia ricorda
quelle antiche parole imprigionate,
costate al carceriere
molto più d’una battaglia perduta.

classifiche

Read Full Post »

L’umanità che vorresti ingabbiare,
carceriere di sogni e di speranze,
è un uccello che vola
sulle ali del pensiero.
Più t’inventi confini,
più l’uccello sconfina,
più va dai monti al mare,
libero di volare,
e i tuoi muri attraversa.
Il prigioniero vero
sei ormai tu, carceriere carcerato,
e una chiave non c’è
che ti liberi il cuore.

classifiche

Read Full Post »

Àtropo

lesparquesPerdona, se i giorni che tu mi hai dato
ho speso come credevo più giusto,
Clòto, se Làchesi spesso ho deluso,
disobbedendo al Fato
che mi aveva assegnato.
Chi più di voi lo sa,
immortali sorelle
nate dalla Giustizia,
che voi, proprio voi, ribelli ci fate
al filo che tessete?
Ora che il tempo mio raggiunto ha il fiume,
prima che ignoto io diventi a me stesso,
Àtropo, tu che alla morte presiedi,
tronca solerte il filo della vita.

Read Full Post »

SiberiaMettere a posto carte e archiviare così la propria vita significa anche fare incontri strani e tornare indietro di trent’anni. Non ricordavo più questa pazzia, ma mi ha messo allegria tornare alla “Siberia”, un quartiere di Napoli, uno dei più difficili. Ci ho lavorato dal 1981 al 1996 e sono stati anni indimenticabili, come i tanti studenti che mi porto nel cuore. Tra documenti politici, volantini, relazioni e testi teatrali scritti a scuola con quei ragazzi, che poi li recitavano, su un foglio ingiallito c’era questa inclassificabile serie di parole dedicate a ragazze, ragazzi e colleghi. Chi leggerà probabilmente non capirà molto. Per me questo è un mondo di sentimenti, di affetti e di ricordi che non ho voluto seppellire nella cantinola.

Doppe tre anni di combattimenti,
scaramucce cruente e ferimenti,
venuta è l’ora e ‘a pace s’è firmata.
Onore e gloria, gloria e onore spetta
a chisti prufessure ‘int’a sconfitta.
E’ stata, è overo, comme sarrà scritto,
quasi ‘na ritirata ‘e Caporetto,
ma certamente passerà alla storia
nun tanto chi ha ottenuto la vittoria,
quanto degli sconfitti ‘a resistenza
fiera e tenace annanz’a presidenza:
Là cadde con onore l’Italiano
di fronte al dilagare musulmano
e ‘a grammatica primma fui piegata
da o’ tiro di linguaggi neostrogoti:
Chiù e mille foglie dell’antologia
perirono così nella moria.
Cull’Algebra, ca Scienza e Astronomia
fui fatta fora pure a Giometria,
fucilata ca Storia e ‘a Giografia
quann’in dribbling stretto Maradona
facette gol pure a Napulione.
‘A Tecnica, ca Musica e ‘o Disegno
po’ so’ rimaste sotto a ‘na lavagna:
Cu mbruoglie, scartiloffie e co’ curagge,
l’Inglese sulamente ‘int’a la stragge
a stiento ‘a pelle infine s’è salvata
e ‘a casa chianu chianu è arriturnata:
Sta ‘nterra stiso Aragno oltre il cancello
cumm’a ‘n’alpino ‘ncopp’all’Adamello;
Tutto stracciato l’è caduto accanto
ammapusciato il Piccolo Garzanti.
Dama cadde più in là, Maria Teresa,
dei numeri reali alla difesa,
‘nziem’Amatruda ‘int’a ‘na croma chiusi
cu Della Sala, cu Staiano e Vuosi:
Del cappellano, l’ottimo Lopresti,
pare che il corpo senza scalpo resti;
Santangelo e po’ Pepe strenuamente
caddero alla Palestra eroicamente.
Di tutti insomma non s’hanno notizie
se non che di martìri e di sevizie.
Ma mò c’avite vinto oi mammalucchi,
stateve zitte, basta cull’allucchi!
Scrivete – e pe’ favore, senza errori –
‘ncop’a nu marmo appiso ‘nfacci’o muro:
«Mandati da Falcucci allo sbaraglio
– chissà si po’ fui solo pe’ nu sbaglio –
caddero valorosi quanto inermi
al loro posto i professori fermi».

Read Full Post »

Older Posts »