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Archive for the ‘Interventi e riflessioni’ Category


Ieri Mattarella ha ribadito ufficialmente la sua posizione sul tragico conflitto che ci vede protagonisti nel ruolo incostituzionale di cobelligeranti. Ha reso così ancora più fitta l’ombra che avvolge il suo ruolo di garante della Costituzione da quando, dopo sette anni di presidenza, ha accettato la rielezione. Un’ombra fitta e profonda, perché, da giurista qual è, per ragioni di costituzionalità, aveva più vole e giustamente rifiutato di tornare al Quirinale.
Con quest’ombra che ne appanna la figura, ieri ha sostenuto la legittimità del nostro intervento in una guerra scoppiata per controversie internazionali. Ha fatto, cioè, il contrario di quanto gli ordina quella Costituzione di cui dovrebbe essere garante. Invece di assumere il ruolo neutro di pacificatore, ha ospitato, infatti, i diplomatici di un Paese in guerra e ha sbattuto la porta in faccia a quelli che stanno dall’altra parte.
Poteva utilizzare un criterio unico – tutti o nessuno – ha scelto invece una parte, si è schierato e da bravo cobelligerante ha dettato le condizioni: la guerra finirà solo quanto tutto tornerà com’era prima che scoppiasse. Costi quel che costi, anche un conflitto nucleare. Non una mediazione, quindi, non un intervento per la pace e l’invito a una trattativa, ma un vero e proprio ultimatum.
Il nostro Parlamento, intanto, che nel suo insieme, è molto preoccupato per la sorte della sedicente democrazia ucraina, si disinteressa completamente di ciò che accade alla nostra Repubblica. Così stando le cose, oggi non si fa festa per la Repubblica, ma si prende atto che ormai da anni i nostri bipresidenti, Napolitano e Mattarella, hanno “fatto la festa” alla Repubblica e alla sua Costituzione democratica e antifascista, fondata sul ripudio della guerra come soluzione delle controversie internazionali.

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Piaccia o no, Ugo Mattei ha davvero ragione: «Mi sembra che si stia vivendo una situazione paradossale, tutti si aspettano determinate cose da Putin, ce la costruiamo e poi ci facciamo un nostro dibattito che nulla ha a che fare con la conoscenza delle condizioni sui luoghi, della cultura e della storia della Russia».
Per dirla tutta, aggiungerei che nulla ha a che fare con ciò che oggi è realmente quella grande parte del pianeta che impropriamente uniamo in un mitologico Occidente.

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Si era detto che era l’uomo giusto nel momento giusto. Era vero e ricordo gli inchini e le riverenze, i salamelecchi, le apologie e i capolavori di artisti del contorsionismo. Si sono scritte pagine evangeliche su stupefacenti passeggiate sulle acque e quotidiane moltiplicazioni dei pani e dei pesci.
L’uomo al posto giusto nel momento giusto. Certo. Si era dimenticato però un dettaglio: qual era il posto giusto? Quello da cui è più facile fucilare nella schiena ciò che sopravvive della democrazia dopo la cura di Napolitano e l’incuria di Mattarella.
La guerra ci ha mostrato l’uomo per quello che è: il pericoloso tamburino dei guerrafondai.
Fatevi avanti, leccapiedi, servi sciocchi e pennivendoli da cabaret.
Quella che avete chiamato “Resistenza” dei nazisti, conduce i democratici alla lotta. Mirate a far cadere Putin per mano di qualche movimento prezzolato e non sentite il terremoto che avete sotto i piedi.
Ancora un po’, poi capirete cos’è stata davvero la Resistenza e pagherete la vostra ferocia per mano del popolo italiano che intendete massacrare.

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Scemo


Se dici che armare gli ucraini è un bestialità, sei scemo perché “non hai capito come si tratta con Putin”.
Io ho paura di chi non ha mai un dubbio e ricordo ciò che un antico maestro, scemo come me, rispondeva ai semprecerti: “io questo solo so, di non sapere niente”.

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A volte penso che l’economia stia cancellando ogni forma di cultura umanistica e che scuola e università siano ridotte a organi di trasmissione del pensiero unico che non ammette scelte e opinioni alternative. Il filo della memoria, che gli, anziani consegnavano ai giovani, è stato brutalmente troncato.
All’orizzonte si profila una di quelle tempeste devastanti, che fanno pensare a un disastro di proporzioni incalcolabili. Qualcosa di simile al Diluvio, a un ritorno alla preistoria.
In realtà, mi dico, se la storia dell’umanità inizia con la trasmissione scritta del pensiero, è bene ricordare che anche oggi, mentre affermiamo la superiorità dei valori occidentali, la Storia convive con la Preistoria e innumerevoli sono i civilissimi occidentali prede dell’analfabetismo di ritorno: centinaia di migliaia, milioni e addirittura miliardi di donne e uomini già nella Preistoria.
Nulla è già scritto, quindi, se non le sciagurate menzogne propagandistiche, e forse tutto è ancora nelle nostre mani e soprattutto in quelle di una generazione di giovani, che merita la nostra fiducia.
Che fare, allora?
A noi tocca smascherare, seminare, sperare e difendere la speranza. Proprio come fa questa donna nel video che segue:
https://fb.watch/czLH5CBTI2/

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Ciò che sta accadendo per l’informazione e la guerra nel nostro Paese è inaccettabile.
Bisognerebbe tentare di lanciare due campagne:

1 – boicottare l’informazione (stampata e televisiva);
2 – rifiutarsi di pagare le tasse, dal momento che il Paese va a rotoli e con i nostri soldi, invece di salvare la Sanità, la Scuola, la Ricerca e sforzarsi di aiutare lavoratori, precari e disoccupati massacrati dalla crisi, si comprano armi, sicché la miseria cresce e chi produce armi si arricchisce.

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La propaganda bellicista è giunta a toccare punte di delirio agghiacciante. In nome di quella democrazia che giorno dopo giorno sta uccidendo, il Governo, incurante del rischio concreto di scatenare un conflitto nucleare, spende i nostri soldi per acquistare armi.
Avremmo bisogno di posti di lavoro, di garantire la sicurezza dei lavoratori, di rianimare il morente sistema formativo e l’agonizzante Sanità, di soccorrere con ogni mezzo possibile il pianeta malato e il governo che fa? Sperpera i nostri soldi per affilare coltelli e prepararsi a una guerra che, vinta o persa, ci riporterebbe all’età della pietra.
Poiché nessuno ascolta la volontà popolare, non è più tempo di parole, c’è un solo modo per curare questa follia: ritirare i nostri soldi dalle banche e non pagare più un centesimo per tasse e balzelli. Uniamoci attorno a questo obiettivo, al di là delle nostre idee politiche e ricordiamo l’insegnamento di Ghandi: “Rifiutarsi di pagare le tasse è uno dei metodi più rapidi per sconfiggere un governo”.

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Il mio brevissimo scritto su Mentana e Draghi è stato immediatamente bloccato da facebook. Facciano pure. Censurino. In questo comportamento si legge soprattutto paura. Chissà, forse lo sanno che è legge antica e inviolabile della storia umana: è questione di tempo, ma le ragioni della forza non prevalgono mai sulla forza della ragione.

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A un giornalista del “Fatto Quotidiano” che ha azzardato una domanda, l’uomo che cammina sulle acque – proprio come fanno i sugheri e la cacca – ha risposto con parole che per Mentana “passeranno alla storia“:
Preferisce la pace o il condizionatore acceso? E’ questa la domanda che ci dobbiamo porre!“.
Il fatto è che se siamo in guerra Draghi non ce l’ha detto. Se, come pare certo, invece non lo siamo, la risposta di Draghi segnala il delirio di un guerrafondaio che lavora per Biden.
E’ vero, sì, Draghi, le sue parole e Mentana che le esalta, passeranno alla storia. Diventeranno un esempio lampante di cosa voglia dire “servo sciocco”.

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