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Archive for novembre 2017

Faccetta-neraVarsavia e i 60.000 fascisti giunti da ogni parte d’Europa per una marcia razzista sono così lontani da noi, come si può pensare? La ragazzina di colore picchiata a Torino perché non cedeva il posto ai bianchi  nell’autobus; il cartellone salernitano di “Noi con Salvini”, sul fascismo che ha reso grande l’Italia; il giornalista aggredito a Ostia, zona franca per criminali e fascisti, gli insegnanti manganellati a Roma dalla polizia cilena di Minniti, il silenzio complice d’una stampa  ormai quasi tutta padronale e i successi elettorali dei “fascisti  del terzo millennio” raccontano un’altra storia. Varsavia oggi è l’Italia. Basta girare per le strade e le piazze delle nostre città per capire che la disperazione prodotta dal neoliberalismo accresce ogni giorno la base di consenso per un’avventura autoritaria.

Non sta meglio l’Italia delle Istituzioni, quella dei deputati e dei senatori entrati in Parlamento grazie a una legge incostituzionale fatta apposta per imbrogliare gli elettori. Questa Italia, anche quella di Speranza, Civati e Fratoianni, che ora parlano di cambiamento, ma non hanno sentito l’obbligo morale di dimettersi quando la Consulta ha dichiarato illegittima la legge che li ha portati in Parlamento, questa Italia delle Istituzioni inquinate, lontane anni luce dai cittadini che soffrono, quest’Italia dei fascisti in  giacca e cravatta, che hanno cancellato diritti conquistati a prezzo della vita, lavora nell’ombra per piegarci ancora una volta ai suoi oscuri disegni.

E’ vero, sì, c’è una gravissima emergenza democratica, ma non si tratta della parola tolta a D’Alema e Camusso. Si tratta del rischio concreto che una nuova truffa elettorale ci consegni in mano alla feccia del Paese. La partita è persa? Dipende da noi. In cento piazze i cittadini hanno provato a dire di no.  Organizziamoci, stiamo uniti, mettiamo ai margini chi ci ha condotti dove siamo e a primavera gireremo la pagina della storia. Già una volta, a dicembre, abbiamo sbaragliato il campo. Andiamo perciò fiduciosi all’ultima battaglia Riprendiamoci il Paese. Riprendiamoci il futuro.

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Le Quattro giornate di Napoli bTrecento. Trecento donne e uomini sepolti dalla Storia ufficiale, livellante, quella «Storia secondo il manuale» che col pretesto della plausibilità e organicità della ricostruzione d’insieme veicola formule liquidatorie o elusive, cancella volti, sorvola su immani sacrifici, tace su persecuzioni accanite, durate una vita intera, e nega gli «appuntamenti» con la storia e con l’opprimente nazifascismo che tanti, apparentemente domati o arresi, si sono dati per quel Settembre di fuoco del ’43 che vide Napoli sollevarsi scientemente e non picarescamente, per un intero mese ed oltre, e non per le sole memorabili «4 Giornate», contro l’abiezione politica e morale dell’Europa fattasi ideologia totalitaria.
Ecco. A queste donne e questi uomini ha ridato viso, fame, dubbi, figli, ferite, voci, disperazione, vigliaccheria, eroismo, ingegno e, soprattutto, riflessione e scelta politica il Prof. Giuseppe Aragno con il suo preziosissimo, attesissimo e sofferto volume «Le Quattro Giornate di Napoli. Storie di antifascisti», edito da Intra Moenia. Il libro è stato presentato giovedì scorso nella cornice quanto mai azzeccata dell’Ex Opg, ex manicomio criminale significativamente riscattato, grazie ai meravigliosi giovani che lo animano, dal suo destino di luogo di pena coatta anche per tanti «indesiderati» e «riottosi» che il Fascismo non esitava a relegare in questi luoghi di alienazione e tortura, per piegarne il corpo e lo spirito.
Proprio il riscatto delle esistenze dei vinti, delle vite dimenticate, che, come è stato ricordato in apertura, richiamando Benjamin, è già di per sé un atto rivoluzionario, abilita a capire quanto la Storia sia sempre contemporanea, sempre presente e pressante, nelle sue istanze sostanzialmente identiche e fenomenicamente diverse. Il libro del Prof. Aragno, scritto in quest’epoca di revisionismi parificanti e pericolosi, nonché di regresso sconcertante nel campo dei diritti civili, come ben sanno e sperimentano duramente le donne, anch’esse protagoniste assolute dell’orditura teorica della Resistenza come della lotta armata, e tuttavia dolosamente messe sotto il tappeto della Storia dal dominante e trasversale maschilismo italico, merita un’analisi dettagliata e un’esposizione meticolosa, partecipe, che mi riprometto di fare.
Quello che egli stesso ha magistralmente spiegato, strappando un lunghissimo applauso alla platea incantata soprattutto dalla sua appassionata immedesimazione nelle difficili vite dei partigiani come degli opportunisti, raccontati senza mitografie né condanne moralistiche, è che il suo libro dimostra in modo evidente e carte alla mano (carte volutamente neglette fino ad oggi!) che la lettura minimalista e sottilmente razzista delle «4 Giornate» come jacquerie «in salsa napoletana» di scugnizzi affamati, di lazzari esasperati e casalinghe improvvisatesi infermiere o vivandiere, senza alcuna idealità o programmatico intento alla base, è offensivamente falsa, ed è stata costruita ad arte da forze politiche (non solo di destra!) che stavano parallelamente costruendo la Repubblica del dopo-liberazione su accordi e scambi non sempre trasparenti e confessabili, i cui esiti ed assetti sono sottesi alle tante tragedie della vita democratica del nostro paese.
Altre due verità inconfutabili sono emerse, che voglio registrare, qui, per indurre tutti a leggere questo libro e per spronare i colleghi a farne uno strumento didattico. La prima è che chiunque vorrà parlare delle «4 Giornate», adesso, non potrà non tener conto di questa pubblicazione ribaltante e dirompente. La seconda è quella, intimamente risonante, con cui il prof. Aragno ha chiuso il suo denso e straordinario intervento, e cioè che un libro di Storia della Resistenza deve servire soprattutto a legittimare la lotta che in ogni tempo si conduce contro la sopraffazione che cerca di legittimarsi politicamente. Questo libro ci riesce. Dà forza alla forza che ciascuno, ciascuna di noi cerca in se stesso, in se stessa, ogni giorno. Io ne sono personalmente, immensamente grata al fecondo ingegno e al tenace impegno del prof. Aragno.

Fuoriregistro, 7-11-2017

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ex opgDall’ “Ex OPG occupato Je so’ pazzo”, in due parti (per ora) e senza bisogno di commenti….

Parte prima:
“NAPOLI SOTTERRANEA”: UN CLAMOROSO CASO DI SFRUTTAMENTO ED EVASIONE!  OGGI I LAVORATORI DENUNCIANO E COMINCIA LA VERTENZA!
DATECI UNA MANO A FAR GIRARE, E’ MOLTO GRAVE!

[Qui trovate la nostra inchiesta, corredata di dati, foto delle lettere di messa in mora e altri materiali: goo.gl/LRUcFP]

Qualche mese fa, portando avanti con la Camera Popolare del Lavoro – Napoli la campagna contro il lavoro nero, ci siamo imbattuti in un gruppo di giovani lavoratori e lavoratrici che denunciava situazioni di sfruttamento disumane. Assenza di contratti, paghe ridicole (anche due euro l’ora), mancanza delle più elementari norme di sicurezza, turni imposti al momento, mansioni di tutti i tipi, nessuna assicurazione, niente ferie, maternità o malattie… Gente cacciata dall’oggi al domani, gente umiliata, un clima di terrore.
Di schifezze ne abbiamo viste tante in questi anni, ma qui si superava ogni limite. Non parliamo di una fabbrica nascosta negli scantinati: parliamo di una realtà sotto gli occhi di tutti, nel centro storico. Si tratta infatti di “Napoli sotterranea”, una delle maggiori realtà della città, una di quelle che sta facendo più soldi in questi anni in cui cresce il turismo ma non i diritti.
Molti di voi avranno pagato ben 10€ per entrare nelle suggestive grotte date in concessione da 30 anni per poco e niente a quest’associazione. Associazione che in teoria sarebbe una ONLUS, e che non potrebbe far “pagare” il biglietto, tantomeno potrebbe fare utili, ma che invece vende, fra le altre cose, souvenir e somministra bevande. Al suo Presidente, Enzo Albertini, sono riconducibili diverse attività commerciali: una pizzeria, un B&B, un bar, nelle quali, sempre a nero, vengono impiegati in condizioni terribili gli stessi lavoratori di “Napoli Sotterranea”…
Ci chiediamo: Ma perché Napoli deve essere sempre umiliata dagli imbrogli? Perché da noi un giovane deve essere sfruttato in questo modo barbaro? E’ giusto che mentre noi veniamo pagati 2 o 3 euro all’ora c’è chi sulle nostre spalle si porta a casa migliaia di euro? E’ possibile che nessuno in 30 anni abbia controllato ed evitato questi danni alla comunità?
Noi quando abbiamo sentito queste storie ci siamo incazzati. Ci siamo documentati, abbiamo fatto un percorso con i lavoratori, che hanno vinto la “naturale” paura e hanno denunciato…
Ora non lasciamoli soli, non lasciateci soli!
Dateci una mano a vincere questa battaglia, estremamente importante… Facciamo girare, pretendiamo giustizia!
Seguiranno a breve aggiornamenti e altre prove…

Parte II:

AVETE SEGUITO LA STORIA DI NAPOLI SOTTERRANEA? I LAVORATORI HANNO AVUTO CORAGGIO, DOMANI TOCCA A NOI NON LASCIARLI SOLI!

A una settimana dall’uscita della nostra inchiesta sulle condizioni di lavoro – o meglio di schiavitù – in cui vengono tenuti i lavoratori in uno dei più importanti siti archeologici della città, non dobbiamo mollare.
In tanti ci avete scritto per sapere come contribuire, come sostenere chi ha avuto il coraggio di denunciare pubblicamente ed esporsi, adesso è il momento di farlo!
Vi invitiamo tutti alle 11 domani mattina, e vi chiediamo, con il cuore in mano perché questa è una battaglia di civiltà, di democrazia, di popolo, di far circolare questo video quanto più è possibile!
Se vincono i lavoratori di “Napoli Sotterranea” contro il padrone furbo e molto potente, vince un’intera città. 


Noi ci siamo!

Fuoriregistro, 6 novembre 2017

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