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Archive for giugno 2016

carro_vincitoriLa notizia è indecente e la leggo con disgusto: Federico Libertino, un tempo segretario generale della Cgil di Napoli, oggi membro del dipartimento organizzazione della Cgil nazionale, fulminato sulla via di Damasco, annuncia che sosterrà De Magistris. Seguono a ruota Maurizio Mascolo e Massimo Brancato, uno dirigente regionale e l’altro nazionale della Fiom Cgil e Giovanni Nughes segretario generale Filcams Cgil Campania.

Non basta. Nelle prossime ore si preparano al salto della quaglia altri dirigenti sindacali. E’ il caso di esser chiari.

Lavoratori e militanti di base non hanno alcun bisogno degli inviti di questi galantuomini e non c’è bisogno di loro per vincere. I lavoratori non avranno dubbi: tra Lettieri e De Magistris voteranno tutti per il sindaco uscente. In quanto a Libertino e compagni, sono da anni complici del disastro contro il quale ha lottato e oggi lotta De Magistris e non è un caso che siano stati zitti persino quando a Napoli sono venuti uno dietro l’altro capolavori come Renzi e Verdini. Se sono pentiti di quello che hanno combinato, si dimettano da ogni incarico e tornino a lavorare. Danni ne hanno già fatti troppi.
Io non conto nulla, ma una cosa è certa: siamo incompatibili.

Ballottaggi, a de Magistris l’endorsement dei sindacalisti: anche Libertino e Brancato

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tesinaToto05Biagio De Giovanni è vecchio ormai, ma non è diventato saggio, come vuole l’antico adagio.
Comunista, ai tempi in cui il rosso si portava molto e i maldicenti sussurravano che rosse fossero anche le carriere di successo, ha tenuto ferma nel tempo un’idea di Napoli lombrosiana: plebea per vocazione. E’ questa l’unica posizione immutata della sua lunga e tutto sommato inutile vita di intellettuale prestato alla politica. Dopo il suicidio del PCI, De Giovanni ha militato nelle file progressiste, un’etichetta buona per un vuoto a perdere, è diventato anticomunista, lasciapassare obbligato per i salotti buoni, è passato ai socialisti liberali radicali e oggi dice la sua sulla stampa di Caltagirone.
Sono questi percorsi che hanno portato Valente all’abbraccio con Verdini. Percorsi in cui c’è un nodo mai sciolto: De Giovanni non s’è mai fatta un’idea precisa della democrazia e ha vissuto così a lungo nei palazzi del potere, che tanto è lucido al chiuso, quanto all’aperto confuso. E’ da questa confusione che nasce la sua lettura del voto a Napoli e il suo disprezzo per il consistente consenso ottenuto dal sindaco uscente. Per De Giovanni si tratta di una «degenerazione della democrazia recitata, un suo lato estremo, anche se il suo ceppo fa parte delle fisiologie della democrazia plebiscitaria che in molti luoghi fa sentire la sua presenza, ma a Napoli si è giunti a un punto limite».
Più che le parole scritte – che non esprimono opinioni, ma disprezzo per la decantata democrazia – qui fanno impressione le parole non dette. Impressiona l’ignoranza dei fatti, nel senso classico di chi sa ma non dice.  Il comunista socialista liberale e radicale parla di democrazia, ma tace sul Parlamento di nominati, da cui, guarda caso, proviene Valeria Valente. Un pugno negli occhi della democrazia. Tace di una legge elettorale che la Consulta definisce incostituzionale. E’ la legge che ci ha regalato tre governi illegittimi moralmente e politicamente, due Presidenti della Repubblica, uno dei quali eletto due volte, mandati al Campidoglio da sedicenti parlamentari, eletti illegalmente e la Costituzione scritta da Boschi. Anche su questo tace, De Giovanni, parlando di democrazia. Che eloquente silenzio!
De Giovanni sembra un marziano capitato per caso su un pianeta sconosciuto di cui non conosce la lingua. Questo spiega perché per lui a Napoli i «problemi reali non hanno più la parola per esprimersi, e vengono vissuti in un altro mondo, dove ognuno è isolato nella propria entropia. […] in città percorse da flussi d’opinione incontrollati, e Napoli ne è capofila». Per De Giovanni i problemi reali della gente che vota per scegliersi un sindaco non sono il bilancio che era dissestato e non lo è più, non è l’acqua pubblica salvata dalla speculazione, come ha deciso il popolo con un referendum, non sono la spazzatura che ci seppelliva e non c’è più, la diossina che uccide di meno, le scuole comunali salvate, il turismo rinato che porta soldi e produce lavoro, il fervore di iniziative economiche e culturali e la partecipazione popolare alla vita pubblica ch’era stata letteralmente uccisa ed è resuscitata. No. Per De Giovanni, Napoli è plebe istigata e il suo voto fa schifo.
Sarà un caso, ma come lui la pensano Goffredo Buccini e il Corriere della Sera che pubblicano un velenoso elogio di De Magistris «capace di sintonizzarsi – gli va dato atto – con le pulsioni più profonde d’una città dove la plebe non s’è mai trasformata compiutamente in popolo, dove la lotta sociale si fonde col sanfedismo da oltre due secoli».
Diciamo la verità. Noi abbiamo pazienza, ci fidiamo dell’intelligenza dei lettori, sorridiamo di queste analisi da Minculpop, però – senza tornare a Cirillo e Pagano che nel ’99 hanno fatto scuola di civiltà – una domanda ce la dobbiamo pur fare: ma Buccini e il Corsera lo sanno che queste tesi erano quelle di Farini all’alba dell’Unità d’Italia, quando a Torino si pensava che l’Africa cominciasse più o meno a Caserta? Lo sanno che il primo accordo tra la loro democrazia e la «nostra» camorra l’ha fatto il genovese Garibaldi? Lo sanno che il veleno che ci uccide l’hanno portato dalle nostre parti aziende settentrionali? Buccini e il Corsera si sono accorti che in Val Padana la loro «democrazia» liberale s’è chiamata Bava Beccaris e ha prodotto quelli che il napoletano Labriola chiamò gli spettri del ’98? Lo sanno che nel nord del Paese c’è una vandea che ci ha regalato il fascismo e Salvini?
Io conosco una plebe che si è mossa, è cresciuta, è diventata persino classe dirigente. Conosco un plebeo – si chiamava Salvatore Mauriello – che a nove anni faceva furti con destrezza e a venticinque parlava da pari a pari con i bolscevichi e dirigeva con Bordiga il partito che è stato poi di De Giovanni. Conosco una plebe politicizzata dagli anarchici nelle patrie galere e dispersa nelle isole del domicilio coatto dai democratici alla de Giovanni. Una plebe che negli anni settanta, ai quartieri spagnoli, impose il prezzo politico sugli alimenti, animò nelle periferie comitati per la scuola pubblica, lottò per il lavoro, ebbe una nobile concezione del mondo e della giustizia sociale e fu costretta alla lotta armata dalla reazione della Santafede per eccellenza: il capitalismo liberista. De Giovanni e il Corsera lo sanno ma non lo scrivono: la plebe si è spesso evoluta, ha cercato e trovato riscatto, quando le Istituzioni hanno funzionato e il lavoro ha avuto il ruolo che gli assegna la Costituzione. Il punto è però che quando questo è accaduto, è stato necessario dividere la ricchezza in maniera meno iniqua e più democratica di quanto accade solitamente. La gente comune ha esercitato potere, si sono fatti più investimenti sui salari e sulla formazione e il saggio di profitto ha pagato un prezzo sociale che non vuole pagare. Piaccia o no al Corsera e a De Giovanni, è questa le democrazia, non le chiacchiere sul populismo che fanno da sponda ai padroni del vapore. La democrazia che comincia a prendere corpo a Napoli da cinque anni e terrorizza gli eterni spettri del ’98.

 

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poli

Ho trovato interessante questo sito, perché mi consente di capire come vanno le cose nel mondo dei Blog. 

Si chiama “elenco Blog” e si visita cliccando qui

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Foto Roberto Monaldo / LaPresse 11-09-2012 Roma Interni Trasmissione tv "Ballarò" Nella foto Alessandro Sallusti Photo Roberto Monaldo / LaPresse 11-09-2012 Rome Tv program "Ballarò" In the photo Alessandro Sallusti

Foto Roberto Monaldo / LaPress

 

Ve lo ricordate Sallustri, il giornalista condannato a quattordici mesi di carcere per diffamazione e graziato da quel campione di Napolitano? Stasera assieme a Floris, ha messo in onda una trasmissione fondata su tre perle di giornalismo all’italiana. Le dico alla rinfusa, perché cambiando l’ordine dei fattori il prodotto non cambia:

a) I napoletani mangiano pane al silicone e gli fa piacere;
b) De Magistris è stato cacciato dalla magistratura;
c) I bambini di Napoli o sono camorristi o giocano coi camorristi.

Dopo i tre servizi da Premio Pulitzer, l’ineffabile pregiudicato Sallustri se n’è venuto fuori con la domanda chiave: qual è il segreto di De Magistris, che governa così male, però vince le elezioni?

Le risposte possono essere evidentemente due: o i napoletani sono un branco di deficienti, e questo statisticamente è quantomeno improbabile, oppure il segreto vero sono i giornalisti come Floris e quel campione di Sallustri, che confezionano una simile paccottiglia pensando di attaccare il sindaco e invece gli portano voti a migliaia.
Bisognerebbe ringraziarli, Floris e Sallustri, e sperare che tutte le sere La 7 mandi in onda questi campioni di giornalismo indipendente.
C’è solo un rischio: Lettieri, che è già messo male per suo conto, potrebbe citarli per danni. Allora è meglio chiarire: il sindaco e i napoletani perbene ringraziano Sallustri, però non c’entrano nulla con questa schifezza. La farina viene tutta dal sacco dei due giornalisti: Floris e Sallustri.

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matteo-renzi1-250x200Altri analizzeranno i numeri. Io vorrei tenermi su un livello diverso di riflessione, perché è vero, sì il «dato è netto, chiaro e inequivocabile», come scrive il «Fatto Quotidiano» e a Napoli il PD tracolla, ma la disfatta, è questo che mi interessa, non giunge «nonostante la presenza ossessiva di Matteo Renzi in città», come scrive il giornale di Travaglio. E’ proprio il contrario: la disfatta giunge soprattutto per le ripetute scorribande di Renzi, dei suoi ministri e di un alleato contro natura come Verdini. La disfatta nasce da un problema culturale, prima ancora che politico. Renzi è troppo ignorante e guitto per capire Napoli e Napoli è una città che respinge nauseata chi non la capisce.

Con Renzi è andata come spesso va con i professori che hanno la puzza sotto il naso nelle scuole di periferia: i ragazzi lo sentono a pelle, si coalizzano, mirano tutti allo stesso bersaglio e i professori diventano lo zimbello degli alunni. E’ giusto così e i docenti non hanno scelta: se ne devono andare. A Napoli puoi comprare per fame lazzari e disperati, ma quella è prostituzione e devi saperlo: l’amore non te lo danno. L’amore non si compra. Renzi non lo sa e nemmeno s’è sforzato di capirlo: Napoli non ama i fanfaroni pericolosi. E’ una città di mare con una storia antica. E’ smaliziata, furba, ma soprattutto intelligente. Se minacci si scansa, se circuisci diffida, se ti fai sprezzante si ribella e ti mette a posto. Qui, da noi, il Fürher diventò «’o furiere» e la sua armata prussiana, che si credeva invincibile ed era soprattutto barbara, s’illuse di averci in pugno. «’O furiere» ci affidò a un colonnello, proprio come Renzi ci ha mandato un commissario, e pensò di averci fregati. Era il 12 di un settembre lontano, il colonnello raccontò frottole alla Marchionne, grande amico di Renzi, promise lavoro in Germania, chiese disciplina, minacciò punizioni per i riottosi, proprio come s’è fatto con Mimmo Mignano e i suoi compagni operai, ma poco più di due settimane dopo, il 28 settembre, i tedeschi si trovarono circondati da un’intera città. Com’è accaduto a Renzi il 5 giungo, il colonnello commissario scoprì che Napoli è una fabbrica di dignità. Quattro giorni  di lotta, poi l’invincibile armata contrattò una resa senza onore con un popolo che aveva fatto di ogni vicolo una fortezza.

Renzi non ha studiato, è un «furiere» da operetta, un caporale travestito da generale che a Napoli non ha radici, né storia. Troppo pieno di sé per capirlo, non ha sentito il campanello d’allarme che sveglia l’Italia e non a caso lo batte un uomo colto, onesto, che s’è fatto le ossa combattendo i colletti bianchi e le mafie di Stato, un uomo che  sa di diritto, ama la libertà, difende la Costituzione e ha governato bene una città difficile senza un centesimo e con mille nemici esterni. Un politico eletto e non è poco in un Paese che Roma governa con «portoghesi» e «abusivi» senza mandato popolare. Un uomo che si è sempre sottoposto al vaglio degli elettori. Un napoletano di qualità, che vale mille volte più del pupo fiorentino.

Mi spiace per il giornale di Travaglio, ma non sono d’accordo. il PD perde soprattutto perché lo guida Renzi con l’arroganza, l’ignoranza e la violenza di Renzi. Poi, certo, c’è anche la forte responsabilità del partito. A luglio, davanti Santa Chiara, il PD è stato avvertito. Io c’ero e sono stato chiaro. Più chiaro di me quel giorno fu Luigi De Magistris: Renzi vi porterà alla rovina, ma non consentirò che distrugga Napoli. Mi ricordo la gente: fummo costretti a intervenire ripetutamente per consentire agli esponenti del PD di parlare. Non vollero ascoltare. E’ venuto il momento di farlo. E’ venuto il momento che siano loro, i giovani del PD soprattutto, a chiedere che il partito si metta in regola con la democrazia, a rompere sulla questione della Costituzione, che è decisiva per il futuro del Paese.
Ho un sogno: i giovani del PD che si rivoltano contro la nostra stampa e le chiedono di piantarla con la disinformazione. I giovani del PD consapevoli del fatto che, prima ancora di Renzi, più responsabile del bambolotto fiorentino è, se possibile, la «grande stampa» napoletana, che in cinque anni è riuscita in un’impresa quasi impossibile: scendere al di sotto del livello praticamente osceno di quella nazionale, che su 180 Paesi, è piazzata al 77° posto ed è fanalino di coda dell’UE, avanti solo a Cipro, Grecia e Bulgaria.  E’ una stampa grande soprattutto per spudoratezza, una stampa che s’è inventata una narrazione delirante, un incubo che l’ha intrappolata: il sindaco Masaniello, il sindaco ciarlatano, il sindaco della pista ciclabile, il sindaco, il sindaco, il sindaco… Mario Appelius si sarebbe vergognato.

Siano i giovani del PD i primi a dirlo: questa stampa non serve a nessuno, nemmeno al PD. Fa bene solo ai Caltagirone di turno.

Agoravox, Contropiano, Libera Cittadinanza, La Sinistra Quotidiana, 6 giugno 2106

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downloadC’è chi pensa che i ragazzi impegnati davanti ai seggi siano lì per una loro estemporanea decisione. Bene. Chi crede che sia così, sbaglia.
Quei ragazzi non sono soli.
Hanno un compito istituzionale e siamo in tanti a sapere quello che sta accadendo. In tanti. E qualcuno, tra noi, qualcosa conta. C’è chi ha giurato che gliela farà pagare. Noi non crediamo che si possa giungere a tanto ma, a scanso di equivoci, è bene che chi coltiva propositi insani sappia sin da ora come stanno le cose: se oggi, domani o quando sarà, si torcerà un capello a quei ragazzi, pioveranno denunce documentate e ci saranno mille testimoni pronti a fare nomi e cognomi.
Uomo avvisato, mezzo salvato

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Senza nulla aggiungere. Bastano la foto e la giusta promessa giurata: ci rivederemo a Filippi…

Agli elettori

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13102686_957090317737194_250927413316853923_nPresentare un libro per raccontare un sindaco e la sua umanità e per descrivere una città bellissima che torna alla vita.
Vivere una speranza e crederci: è già realtà.
Ritrovare la nobiltà della politica.
Sentirsi libero e ricco, senza un centesimo in tasca.
Sapere che la storia più bella tu non la scriverai, però la stai vivendo.
Sentire la stima di chi stimi e poter dire senza timore di smentite che non hai un prezzo.
Sentirti giovane tra i giovani nonostante gli anni e il tramonto che si annuncia.
Questo è stato e di questo si parla, ma il libro non è terminato. La parte più bella cominceremo a scriverla sin da lunedì e c’è spazio per chiunque voglia partecipare. Tutto quello che occorre è un voto a De Magistris e a chi lo appoggia. Ci pensi chi è incerto.
Ecco la presentazione. Vale la pena perdere mezz’ora.

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Dal Blog di Fabrizio Reale laboratorionapoletano

Dal Blog di Fabrizio Reale “laboratorionapoletano.com”

Una serata che non dimenticherò. Ogni parola è stata un fortissimo colpo alla fragile diga che tenta di opporsi al cambiamento. Borsellino è stato dirompente, il sindaco maturo, forte, consapevole e appassionato. Poco prima, erano apparsi sul palco quattro ragazzi dell’ex OPG, con la loro maglietta e l’intento dichiarato di sostenere la battaglia in prima linea, nei seggi elettorali. Chi non conosce la città che lotta e la dignità di questi ragazzi non può cogliere fino in fondo il fortissimo segnale che Napoli ha dato stasera. Io tutto questo lo conosco bene e so che non sbaglio: un mondo si sta muovendo. Sono forze diverse tra loro, ma accomunate da un progetto comune e da una grande speranza. Questa partita io l’ho giocata e so che. tutto questo non accade per caso. Luigi De Magistris ha saputo intercettare i sentimenti reali e la passione civile di una città che è unica al mondo.Ora cui siamo. Pochi giorni, poche ore, poi si farà festa grande.

Ecco il video di identità insorgenti
https://www.facebook.com/1465069657094609/videos/1738175686450670/

e un altro pubblicato da Luigi De Magistris sindaco di Napoli
https://www.facebook.com/sindacopernapoli/videos/1192019147524092/

 

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A me è sembrata una mezz’ora forte ed emozionante. Non lo dico perché ci sono anch’io, ma perché credo che meriti di essere visto.

Programmazione per lo speciale “Voci sulla città”

realizzato dalla Julie Italia con la partecipazione di Luigi De Magistris, sindaco di Napoli, Rosaria De Cicco, attrice; Giuseppe Aragno, storico.

Lo speciale sarà diffuso dal circuito televisivo Julie Italia e pubblicato su www.julienews.it, il sito di informazione più visitato della Campania, come di seguito:

Julie Italia ricevibile al Canale 19 – 519 e 627 con la seguente copertura: canali 51 e 34 per le città di Napoli, Caserta e province, Basso Lazio comprese le Isole di Ponza e Ventotene, Costa Calabrese, Isole Eolie, Basilicata e parte del Nord della Puglia, nonché il Sud del Molise – canali 21, 29 e 59 per la citta di Salerno e province, canali 59 per le citta di Benevento, Avellino e province;

Telelibera ricevibile al Canale 72 e 572 con la seguente copertura: canali 51 e 34 per le città di Napoli, Caserta e province, Basso Lazio comprese le Isole di Ponza e Ventotene, Costa Calabrese, Isole Eolie, Basilicata e parte del Nord della Puglia, nonché il Sud del Molise – canali 29 e 59 per la città di Salerno e province – canali 59 per le città di Benevento, Avellino e province;

Orion Tv ricevibile al Canale 110 c 571 con la seguente copertura: canali 51 e 34 per le città di Napoli, Caserta e province, Basso Lazio comprese le Isole di Ponza e Ventotene, Costa Calabrese, Isole Eolie, Basilicata e parte del Nord della Puglia, nonché il Sud del Molise – canali 29 e 59 per la città di Salerno e province – canali 59 per le citta di Benevento, Avellino e province;

Julie Italia:

il 01/06/2016 alle ore 22,30

Telelibera:

il 02/06/2016 alle ore 19,45

Orion Tv:

il 03/06/2016 alle ore 23,00

 

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