“Morirò combattendo”. Gheddafi l’aveva detto e l’ha fatto. Sono i paradossi della storia che giunge alla verità per vie sconosciute e non consente dubbi: il dittatore oggi appare un gigante al paragone coi nani vigliacchi che hanno fatto pollice verso. Stavolta non serve mobilitare l’intelligence, sguinzagliare cani, e organizzare la caccia all’uomo come vanno facendo da giorni i “galantuomini” nostrani, indignati per San Giovanni, il diritto violato, un furgone bruciato e qualche sassaiola. Stavolta è tutto chiaro e i black bloc, i nemici della civile convivenza, i violenti, gli aggressori e i boia, li conosciamo veramente bene. Nome cognome e indirizzo, marchio d’origine controllata. Sarkozy, Cameron, Obama, la Clinton, Berlusconi, Bersani, tutti ben noti alle questure e all’Interpol, non saranno inchiodati da servizi speciali e non troveranno giudici pronti a processarli. Continueranno indisturbati il loro lavoro contro la giustizia sociale, contro i popoli e contro il diritto internazionale. La buffonata per gli incidenti romani si chiude qui, con un linciaggio in diretta rivendicato come l’ennesima, grande “vittoria della democrazia“.
“No alla violenza“ insisteranno ancora pennivendoli e gazzettieri, ma giorno dopo giorno la violenza stupida e feroce del capitale colma la misura della storia e la saggezza dei popoli lo sa: chi semina vento raccoglie tempesta.
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Gheddafi linciato. Sarkozy, Cameron e i black bloc doc
Postato in Interventi e riflessioni, tagged Berlusconi, Bersani, black bloc, Cameron, dittatore, Gheddafi, la Clinton, nani vigliacchi, No alla violenza, Obama, San Giovanni, Sarkozy il giorno 21/10/2011 | Lascia un commento »
Proteggere i civili… No Tav: una donna muore
Postato in Interventi e riflessioni, tagged Adelante Pedro, Aldovrandi, Aquila, caccia ai gay, CIE, civili protetti, Cucchi, Gheddafi, leghista, Libia, Maroni, no Tav, Parlamento, pastori sardi, terrmeotati, uccisa a Venaria il giorno 30/06/2011 | Lascia un commento »
Naturalmente, chiosano i benpensanti, s’è trattato d’un caso, forse d’una distrazione, e i più “saggi” e “moderati” – quelli che di solito si strappano i capelli per le vittime del terrorismo, per i “nostri ragazzi” uccisi in “missione di pace” mentre, armati fino ai denti, danno una mano a truppe d’occupazione, quelli che di moderazione in moderazione ormai chiudono gli occhi su tutto, sui lager che chiamiamo CIE, sui richiedenti asilo rispediti al mittente, sui cimiteri nei fondali meridionali, su Aldovrandi, su Cucchi e chi più ne ha più ne metta. I più “saggi” e “moderati” invitano a non strumentalizzare. E va bene, non strumentalizziamo. Notizia secca:
“Ieri pomeriggio, 29 giugno, un mezzo blindato antisommossa dei Carabinieri diretto a Chiomonte ha investito e ucciso una pensionata a Venaria. Si chiamava , Anna Reccia e aveva 65 anni”.
Note a margine.
Non era libica, la sventurata, e questo è davvero un peccato, perché qualcuno ci avrebbe potuto “informare” con scrupolo professionale: “ecco una vittima di Gheddafi. Perciò siamo in Libia, per difendere i civili“. Invece, è nata da noi e l’abbiamo “protetta” come meglio sanno fare uomini messi a guidare mezzi militari da guerra in territorio italiano, per accorrere in tutta fretta contro non si sa bene quali pericolosi invasori.
Non sarebbe accaduto, se non fosse ormai del tutto normale vedere le nostre città presidiate da uomini armati, in assetto antisommossa, pronti a far fronte ai tremendi rischi che vengono al Paese da tutto ciò che somiglia a una protesta. Nessuno sa se le nostre efficientissime forze dell’ordine dormono con gli anfibi e gli elmetti per tenersi pronte, come si direbbe girando per le vie. E’ certo, però, che l’ordine è perfetto: sono stati picchiati i pastori sardi giunti a Civitavecchia dalla Sardegna, i terremotati del’Aquila presentatisi a Roma, gli operai licenziati, gli studenti scippati delle scuole e delle università, le popolazioni che difendono il territorio da speculatori e malavitosi e non si fa un corteo se prima non si concentrano ingenti reparti di forze dell’ordine, schierai contro i cittadini.
E’ vero, sì, ma sono dettagli. Impunemente si organizzano cacce ai gay, tra poco, come sempre col caldo, i piromani manderanno felicemente in fumo i nostri boschi per fare spazio alla cementificazione, le barche da venti e più metri fanno sonni tranquilli nei porticcioli turistici, senza che nessuno si chieda cosa facciano e di che vivano i proprietari, e gli affari della mafia non vanno certamente male. E’ verissimo: se un magistrato chiede l’arresto d’un deputato, le manette non le usa nessuno, se uno ruba, invece, e magari per fame, finisce dentro carceri orrende e qualche volta si suicida. Qui il Parlamento, però, non mette il becco e chi s’è visto s’è visto.
Lo sanno tutti: l’Italia protegge i civili. Nessuno sa farlo meglio.
I civili che ne pensano? I civili sono felicissimi. Non potrebbero non esserlo: in genere, un corteo di protesta si sa come comincia, ma è difficile prevedere come finisce. E fioccano le imputazioni per veri, presunti e comunque pericolosissimi “sovversivi”. I civili pagano senza fiatare i protettori e sono tutti “sinceri” ammiratori del leghista Maroni che combatte così efficacemente i “clandestini”, che sono tutti una gran manica di mariuoli, e atterrisce la malavita organizzata. Ha efficacemente protetto finora tutti i deputati inquisiti, processati o in attesa di processo. Tutti, perfino uno che la magistratura ha chiesto di arrestare. Il ministro e il suo partito naturalmente non hanno voluto che si eseguisse il mandato di cattura: gli alleati, si sa, sono per definizione anime innocenti. Ricordate Gheddafi? Una gara d’inchini e riverenze…
Povera donna. L’accompagnerà certamente il dolore del nostro Presidente della Repubblica.
Adelante Pedro…
L’ignobile guerra italiana
Postato in Interventi e riflessioni, tagged "zero sette", armata Brancaleone, crocialta all'italiana, diritti umani, ferocia leghista, Francia, Fuoriregistro, Gheddafi, guerra umanitaria, Italia, Larussa, Mediterraneo, morti sul lavoro, nazisti, oltraggio al pudore, Padania, razzismo, retorica patriottarda, Sahara, Sarajevo il giorno 23/03/2011 | 1 Commento »
Se il punto vero fossero i diritti, tre morti al giorno in un anno, uccisi sul lavoro, e il dolore senza rimedio delle famiglie distrutte sarebbero il biglietto da visita più serio e più eloquente dell’ultima crociata all’italiana. Un oltraggio al pudore che le parole e la figura dell’onnipresente Larussa incarnano a meraviglia nei “salotti buoni“, dove i diritti spariscono e compaiono gli interessi. Al confronto Gheddafi non esce poi male e, non a caso, tra i due regimi vigeva, e in parte sopravvive, un trattato d’amicizia.
Del libico si dirà ch’è un delinquente, ma non c’è dubbio: l’associazione a delinquere ha funzionato bene fino al mistero glorioso d’una armata Brancaleone nata alla “rivoluzione” dalla sera al mattino, sostenuta e alimentata nell’ombra da qualche “zero sette” occidentale, il tempo utile a montare il “caso umanitario“, come anni fa le fantomatiche armi di “distruzione di massa“, e consentire alle armate della “democrazia” di macellare popoli indifesi. Dei mille scempi dei diritti umani di cui s’è macchiato Gheddafi, il peggiore l’ha compiuto senza ombra di dubbio su mandato italiano, tra il Mar Mediterraneo e il deserto del Sahara. Quanti siano stati i morti d’una strage premeditata, non sapremo mai, ma il dato è questo: l’Italia ha pagato Gheddafi perché massacrasse la disperazione africana. Quella disperazione che la nostra tragica storia di “potenza” coloniale ha contribuito a fa nascere. Se il mondo ce ne avesse chiesto conto, come avrebbe dovuto, la “guerra umanitaria” l’avrebbe fatta alla ferocia fascioleghista
che ci governa e al silenzio complice di un Paese che lascia fare.
Si vive di miseria morale e questo è il capitale. D’altra parte, tra bandiere tricolori e becera retorica patriottarda, la nobile diplomazia italiana ha compiuto il suo ennesimo capolavoro. Dopo Sarajevo, tra il 1914 e il 1915, con una penosa capriola, dichiarammo guerra agli alleati austriaci e tedeschi; nel 1940, cominciammo la guerra al fianco dei tedeschi, pugnalando alla schiena la Francia messa in ginocchio dai nazisti, ma tre anni dopo, per salvare la pelle, passammo al nemico e finì che sparammo ai tedeschi, sicché dal disonore ci salvò la guerra partigiana che ora processiamo. Oggi, a conferma dell’infame solidità della tradizione, facciamo guerra all’alleato Gheddafi per “difendere” quei diritti umani che l’abbiamo spinto a violare per conto del razzismo della futura Padania, in cambio dei quattrini dei lavoratori, sottratti alle giovani generazioni, alla ricerca e alla salute degli italiani.
Questo è. Pane al pane e vino al vino, senza girarci attorno: guerra alla povera gente. La solita, ignobile guerra italiana.
Uscito su “Fuoriregistro” il 23 marzo 2011
Gatti e topi
Postato in Interventi e riflessioni, tagged Berlusconi, Brunetta, camorra, Confindustria, Costituzione, docimologia, Gelmini, Gheddafi, Invalsi, Luigi Berlinguer, Miur, Obama, Pd, pedagogisti, Pensiero unico, privatizzazione, Scampia il giorno 12/03/2011 | Lascia un commento »
In maniera subdola, i pedagogisti che fanno capo al PD si schierano per le prove Invalsi e non fa meraviglia. Berlusconi e Gelmini hanno solo chiuso il cerchio e non a caso quel galantuomo di Berlinguer ha elogiato più volte il ministro della distruzione. Come si può, rispondiamo tutti. Io ci ho provato così. Ma è come affrontare i tank con una cerbottana…
Si dice – e l’attenzione va alle prove Invalsi – che “il test è uno strumento di indagine finalizzato a rilevare dati oggettivi“. Si aggiunge, con rivelatrice “prudenza difensiva” – che è vero, sì sono strumenti “poveri” e ce ne sono di più “ricchi“. I “reattivi, le conversazioni mirate, certi tipi di questionari, gli elaborati scritti. Nasce così il paradosso di un riconoscimento che afferma e nega: ci sono strumenti “ricchi” ma scegliamo quelli “poveri“. Perché? Anacronistica passione proletaria? Evidentemente no. Nobile o ignobile, sono punti di vista, la ragione è un’altra. E’ che la Costituzione, sputacchiata in tema di privatizzazione del sistema formativo, guerra, uguaglianza di fronte alla legge, libertà di stampa, opinione, ricerca, diritto allo studio e chi più ne ha più ne metta, la Costituzione formalmente c’è, esiste ancora e, se qualcuno ne ha bisogno, la tira in ballo per sostenere tesi peregrine, allinearsi al potere e far la guardia armata del “pensiero unico“. Quel pensiero che sottende il sedicente “mondo globalizzato” e tiene insieme, di volta in volta, senza problemi di comune senso del pudore, Gheddafi e Berlusconi, la “democrazia” di Obama e il cinese disprezzo dei diritti umani.
La Costituzione, quindi. Ecco la colpevole del paradosso! I test Invalsi non hanno grandi pretese, ma c’è un obbligo: “verificare“. Cosa? Se si sono raggiunti finalità e obiettivi prescritti da Indicazioni nazionali e norme generali pubblicate dal Miur, il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, non più pubbliche, ormai, ma qui siamo permissivi e della Costituzione antifascista … ce ne freghiamo. Lo prescrive e fa comodo stavolta rispettarla.
Si sussurra anche, ma puntuali piovono smentite, di utilizzazioni politiche improprie, che starebbero a cuore alla tecnocrazia: valutare scuole e docenti come fossero aziende e “quadri“, a fini retributivi, dividere i fedeli dagli infedeli al verbo del Capitale, “orientare” l’insegnamento verso “obiettivi formativi” cari a Confindustria e in linea con la mercificazione del sapere che impazza nel letamaio nobilmente etichettato come “Unione Europea”. Che dire? Sarebbe auspicabile, anzitutto, una verifica della competenza del Ministero, ma qui la docimologia fa posto alla politica e conta solo il consenso, che, tuttavia, non è sinonimo di competenza.
Certo, una verifica nazionale delle competenze, che non sia decontestualizzata, che punti ad accertare, in primo luogo, se stiamo tirando su intelligenze critiche e cittadini che non si rivelino poi “bestiame votante“, che investa più risorse, dove più si registrano insuccessi e problemi, una verifica nazionale di questo genere sarebbe non solo necessaria, ma auspicata da tutti gli insegnanti degni di questo nome. E sono la maggioranza, checché ne pensino Gelmini, Brunetta e Berlusconi. La resistenza non nasce dalla volontà di chiudersi in classe e fare da riferimento di se stessi. Si chiedono, piuttosto, verifiche che non abbiano fini aziendalistici, non accertino semplicemente il numero di chi sa quanto fa due più due, ma mostrino anche quanti hanno capito che la somma di due asini e due gatti non fa quattro. Verifiche che riconoscano il valore “relativo” di un risultato, perché, teorie a parte, che due più due faccia o no quattro, una cosa è che risponda bene il figlio d’un analfabeta, in una classe piena zeppa d’immigrati abbandonati a se stessi, in una scuola fatiscente che non ha un soldo da spendere, un’altra che risponda – o non risponda – chi alle spalle ha famiglia colta e benestante, in una classe “equilibrata“, con un “numero di problemi” e un rapporto numerico docenti-studenti accettabile, in una scuola attrezzata che ha risorse da investire.
A Scampia, terra di camorra, il gatto non esiste, c’è la “iatta“, femminile che comincia per i, e il topo si chiama “zoccola” maschile che comincia con zeta. I maestri, meglio se non “unici, “creeranno” gatti e topi in un percorso che non si misura coi parametri della “Milano bene”. Se l’Ispettore o l’Invalsi di turno si presentano a metà del percorso, coi loro test sul gatto e sul topo e, come accade talvolta, con le domande “à la page” sui colori dei pois della cravatta di papà, il risultato è uno e già noto e la domanda antica: chi custodirà i custodi?. Tra ragazzi e docenti, a Scampia, ci sono intelligenze lucide e valorose. E’ mancato sinora lo Stato. Se ora, si presenta per “verificare”, benvenuto. Nessuno ricordava più che esistesse, ma va bene. Per favore, però, prudenza e umiltà. Non sono i gradi a fare i buoni generali.
Uscito su “Fuoriregistro” il 12 marzo 2011
Gelmini e l’Unità d’Italia. Una pazzia criminale
Postato in Interventi e riflessioni, tagged Alberto da Giussano, Berlusconi, Borghezio, Costituzione, Gelmini, Gentilini, Gheddafi, Indipendenza della Padania, Italia Meridionale, Lega Nord, Liberazione, Marcegaglia, Maroni, Medioevo, nazisti, Padania bianca e cristiana, Pontida, Procura di Milano, Roma ladrona, Unità d'Italia, zingari il giorno 13/02/2011 | Lascia un commento »
Che furba la Gelmini!
Il delirio di Pontida è al parossismo e Alberto da Giussano, scudo, elmo, celata, spadone e lancia in resta, ha minacciato: “nessuna festa per l’Unità d’Italia, sennò mandiamo a casa le mezze calzette del Parlamento di Roma ladrona!.
Se questo ritorno al Medio Evo non celasse un pericoloso progetto separatista e il germe d’una tragedia, ci sarebbe da ridere. L’avvocato Gelmini lo sa e ha paura. Il destino di Berlusconi non dipende dalla Procura di Milano. Decide Bossi, filosofo del celodurismo, e l’avvocato tenta di mediare: il prossimo 17 marzo, piuttosto che festeggiare a casa, è «meglio stare in classe e parlare dei 150 anni dell’Unità d’Italia». A ben vedere, l’idea non è malvagia. Articolando meglio l’argomento, la proposta è molto interessante. Fermo restando il tema dell’Unità, bisognerebbe occuparsi dei pericoli che corre l’Italia e spiegare in classe cos’è la Lega, partendo dall’articolo 1 dello statuto che s’è dato: “Il Movimento politico denominato Lega Nord per l’Indipendenza della Padania [...] ha per finalità il conseguimento dell’indipendenza della Padania“. La Gelmini sarebbe così accontentata, la “festa” utilmente celebrata e, come chiede l’avarizia avida della Marcegaglia, con poca spesa, faremmo un gran guadagno.
In quanto alla discussione in classe, un insegnante avrebbe solo l’imbarazzo della scelta.
La Costituzione della Repubblica afferma che “tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge”. Borghezio, europarlamentare leghista ci spiega che la Padania, si distingue dall’Italia perché è “bianca e cristiana“.
La Costituzione della Repubblica dichiara solennemente che tutti “hanno pari dignità sociale davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali“. Gentilini, dirigente leghista di primo piano, ci informa che la Padania la pensa diversamente. Obiettivi della Lega sono “la rivoluzione contro gli extracomunitari” e “l’eliminazione di tutti i bambini degli zingari“.
La Costituzione della Repubblica “riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo“. Roberto Maroni, ministro dell’Interno, (Roma ladrona gli paga lo stipendio) s’è inventato un reato incostituzionale e ha messo in piedi vergognosi campi di internamento che richiamano alla mente i lager del nazisti. All’annientamento pensa il dittatore Gheddafi, grande amico del governo che vive solo dei voti della sedicente Padania.
L’Italia, potrà dire senza tema di smentita qualunque docente, è una repubblica democratica nata dalla guerra di liberazione dal nazifascismo. La Lega, al contrario, rinnegati i valori della lotta partigiana, conduce da tempo una sua nuova e vergognosa guerra di “liberazione”. Vuol liberare la sua deliriante Padania dall’Italia Meridionale, da Roma ladrona, dai rom, dai maomettani e da tutti gli stranieri poveri che la ferocia capitalista produce su scala planetaria. Insomma, la Lega Nord, alleata della Gelmini, sogna uno Stato teocratico e razzista.
Ringraziando l’avvocato, festeggiamola a scuola l’Unità d’Italia e spieghiamo bene chi sono e che vogliono Bossi, i crociati leghisti, il delirio di Pontida e il ministro Gelmini, che, nel nostro silenzio complice, il razzismo e la violenza li ha portati a scuola.
Facciamo festa così, poi scendiamo in piazza coi nostri studenti, occupiamole e rimaniamoci finché non avremo sconfitto questa pericolosa pazzia criminale.
Uscito su “Fuoriregistro” il 13 febbraio 2011
Da Gelmini a Gheddafi: il mondo ride
Postato in Interventi e riflessioni, tagged Agropoli, Bagdad, Carla Bruni, certamen, Francia, Gelmini, Gheddafi, Hugo, Luce, marines, Nord-Sud, Sarkozy, Shakespeare il giorno 31/08/2010 | Lascia un commento »
In un nido di serpenti, tutto striscia e ognuno cambia pelle. Se la Francia oggi espelle e deporta, un tempo, superato l’ospitale confine, il profugo, salvo, sospirava: “ho due patrie, la mia terra e la Francia“. Se un “civile” presidente occidentale imbarbarisce, una occidentale che lotta per i diritti è minacciata. Nessun paragone: nulla giustifica la campagna d’odio contro Carla Bruni, nemmeno la campagna d’odio del marito, Sarkozy. Saggio, però, ci appariva Shakespeare, quando saggi eravamo: “La malvagità che mi insegnate la metterò in opera e sarà difficile che io non abbia a superare i maestri“.
Qui da noi cambia pelle persino l’antica questione del Sud. Se per smodato egoismo, amor di campanile oppure impazzimento, non è chiaro, ma nel corpo del paese una ferita è aperta, la gangrena attacca ciò che resta di sano e lo corrompe. Tutto va a male e marcisce, tutto si degrada a bega di fazione, pettegolezzo di parrocchia, chiacchiericcio di comari o, se occorre, menzogna dorata di commercio televisivo.
Un esempio? Eccolo: – “Il primato degli studenti del Nord? Un certamen spazzerà via ogni dubbio. La proposta di un preside di una scuola media di Agropoli in una lettera alla ministra Gelmini”.
Così la stampa se una volta parla di scuola a un Paese drogato. Così la scuola, se parla di sé a un Paese in coma. Così. Nel silenzio depresso dei ritorni dal mare e dai monti, nel silenzio sui lavoratori precari che si lasciano morir di fame, oscurati dall’eterna sequela di pazzi omicidi e di ubriachi al volante, dai “Meteo” che garantiscono estati perenni a chi parte in settembre, mentre i marines sconfitti lasciano Bagdad dopo bagni di sangue, in una gioia che non c’è, ma se l’inventano la carta stampata e i Tg che son peggio dei “Luce”.
Non sai che accade. Straniero, perso in una terra aspra e sconosciuta, ti guardi attorno stupito, stai sul chi vive e temi per la borsa e per la vita. Non è casa tua, questa terra, e ci vivi guardandoti le spalle, stupefatto e atterrito. In giro non trovi che ladri e tagliagole, in piazza, giochi da circo equestre, presentati come visite di Stato – gli affari prima dei diritti – mentre cialtroni, guitti e velinari prostituiscono il senso del divino e l’orgoglio femminile, se ancora di orgoglio si può parlare, in un quotidiano bazar che ti ostini a chiamare “società civile”. Un orgoglio che tace, come tacciono antiche religioni, svendute in una gara confusa di Cesari da operetta e padreterni senza profeti. Rammenti Hugo e la sua disperata solitudine: “Il mondo ride, forse ho sbagliato secolo”. Il mondo, però, non ride. Il mondo piange.
Uscito su “Fuoriregistro” l’1 settembre 2010
Massimo D’Alema. Più realista del re
Postato in Interventi e riflessioni, tagged Bava Beccaris, Crispi, D'Alema, deportazioni tripolitane, Fallujah, Fini, Fuoriregistro, George Bush, Gheddafi, Hiroshima, Italia fascista, kamikaze, Kissinger, leggi razziali, Marcegaglia, Maroni, Mussolini, Nagasaki, Nixon, Osama Bin Laden, Pinochet, Reagan, Shara Shat, stragi mediterranee, Tripoli il giorno 13/06/2009 | Lascia un commento »
Non m’importa di sapere se in tema di violenza politica lo statunitense Ronald Reagan, l’uomo che nel 1986 bombardò Tripoli ferocemente in una guerra mai dichiarata, vanti un pedigree più nobile di quello che può esibire il dittatore libico Muammar Gheddafi. La violenza, in ogni caso, fu inutile e il colonnello sfuggì al bombardamento terroristico americano. Allah pare sia grande e, da bambino, il colonnello era del resto sfuggito miracolosamente alla morte, saltando su una mina di Mussolini, dittatore di casa nostra, figlio dell’Italia colonialista e liberale al tempo degli eccidi di Shara Shat e padre di quella fascista: l’Italia dei gas etiopi, delle leggi razziali, delle stragi balcaniche, delle pubbliche esecuzioni e delle mortali deportazioni tripolitane.
Non so – per non dimenticare ciò che siamo – dove sia andata a morire di vergogna l’anemica democrazia italiana negli incontri romani tra la “guida della rivoluzione” islamista e gli uomini della secessione leghista, concordati per meglio pianificare le stragi mediterranee, per ridurre il numero dei deportati negli affollati lager lampedusani e – perché no? – consentire a Marcegaglia e compagni di fare affari d’oro col paladino dei diritti umani.
Non so – e non m’interessa capire – chi sia stato più terrorista. Se il Giappone dei kamikaze o gli Stati Uniti di Hiroshima e Nagasaki, se Nixon e Kissinger, mandanti dell’assassinio della democrazia cilena, o Pinochet, l’esecutore materiale dell’atroce mandato. Non so se più terrorista sia stato Osama Bin Laden, il presunto ideatore del presunto attentato delle torri gemelle, o il suo buon amico George William Bush, presidente USA, ideatore di Guantanamo, mandante di Abu Garib e comandante in capo delle truppe d’occupazione che hanno arrostito Fallujah nel fosforo bianco e finito a colpi d’armi proibite – uranio depotenziato, cluster bomb e bombe termobariche – centinaia di migliaia di iracheni. So che, andando di questo passo, nelle scuole agonizzanti e nelle università ridotte all’elemosina sarà sempre più difficile spiegare ai nostri ragazzi che Gheddafi non giunge per caso tra noi e mostrare, in quei fortilizi della morente democrazia che sono ormai le nostre aule, il filo rosso di sangue che corre tra il tempo e lo spazio nell’Italia sedicente liberale. L’Italia borghese che al bisogno di civiltà libertaria di Malatesta e Merlino oppose Crispi e secoli di domicilio coatto; l’Italia che nel maggio del ’98 sparò a mitraglia col cannone di Bava Beccaris sul popolo inerme ed affamato e, dopo la “Marcia su Roma“, quando si trattò di pagare i costi della “grande guerra” e la terribile crisi del dopoguerra, condannò a vent’anni di galera collettiva i contadini, gli operai e gli artigiani.
Andando di questo passo, non potremo spiegare ai nostri ragazzi che il fascismo non finì col suo duce fucilato e appeso a Piazzale Loreto. A Portella della Ginestra, infatti, il “bandito” Giuliano, che sparò all’impazzata sul bisogno di giustizia sociale della repubblica nascente, era figlio legittimo di Salò e nipote dell’Italia crispina e umbertina, liberale e soprattutto fascista. E fascisti furono gli esecutori materiali d’una sequela impunita di stragi: Piazza Fontana, l’Italicus, Piazza della Loggia, la stazione di Bologna…
Non so e non mi importa sapere chi sia primo in classifica negli atti di terrorismo. Quello che so è che i sacerdoti dello sfascio neoliberista hanno messo in ginocchio la scuola e l’università e sarà sempre più difficile spiegare ai nostri studenti che in questi giorni osceni, nella tragica farsa che oppone e unisce Muammar Gheddafi e quell’azienda Italia che fabbrica morti sul lavoro ed esporta soldati e cannoni chiamandoli democrazia, in questi giorni bui, quello che conta sono gli affari della Confindustria e la guerra tra i poveri che occorre alimentare a tutti i costi, anche quello di moltiplicare le stragi mediterranee e di uccidere le speranze dei “clandestini“, per stringere più saldamente nella morsa della precarietà un popolo che la televisione ipnotizza e la miseria ricatta e annichilisce. Un popolo che, com’è tradizione dei peggiori regimi, regala il suo cieco consenso al padrone di turno.
Non so farle e non m’interessano le graduatorie tra terroristi e santi. Quello che so è che nessuno meglio di Massimo D’Alema, l’uomo della bicamerale e delle bombe sulla sventurata Sarajevo, incarna oggi il dramma d’una sinistra nata rivoluzionaria e finita al Ministero degli Interni. Quella sinistra che negli anni della mia giovinezza, tra il Settantasette e l’Ottanta, fu al fianco del giudice Calogero e della miseria morale che, imbavagliata la Costituzione, seppellì sotto anni di carcere preventivo un dissenso rivoluzionario che agiva alla luce del sole e lo spinse consapevolmente nella via senza ritorno della lotta armata. La sinistra che oggi, più realista del re, dialoga con Gheddafi e s’inchina alla ragion di Stato senza provar ribrezzo di se stessa.
Se la “democrazia” di Fini, è tutto quanto ci resta, come dubitarne? Questo nostro Paese ci diventa nemico.
Uscito su “Fuoriregistro” il 13 giugno 2009
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