Il minimo indispensabile.
Sono nato a Napoli il 19 gennaio 1946. Socialista libertario, non so quando me ne andrò, ma so che uscirò sconfitto dal palcoscenico della storia. Ho insegnato per vivere, ma ho vissuto e vivo imparando. Faccio ricerca storica e sono professore a contratto di Storia Contemporanea all’Università “Federico II” di Napoli. Nel 1995 un mio saggio ha vinto il premio Laterza, ma ciò che sono, nel bene e nel male, è tutto in una breve raccolta di poesie intilolata E però scrive, stampata alcuni anni fa da Intra Moenia e nei tanti articoli scritti per la rivista on line “Fuoriegistro“. Come studioso ho a cuore soprattutto tre dei miei lavori: gli Scritti di storia e politica di Gaetano Arfè, il grande storico del socialismo di cui sono stato amico, le voci dei militanti campani che ho scritto per il Dizionario Biografico degli Anarchici Italiani e un libro, nato da anni di ricerche finanziate dall’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, stampato nel 2009 dal Manifestolibri col titolo L’antifascismo popolare. I volti e le storie.
A chi capiterà di leggermi, dedico questi pochi versi, che hanno per me il valore di un vero e proprio biglietto da visita:
Amico
Amico, se ti compri,
pagati quanto vali.
Non un quattrino in più.
Credimi, non sentirti prezioso,
tanto nemmeno serve e poi si muore.
Ma se ti vendono un giorno per caso,
e magari all’incanto,
tu non avere prezzo.
Stattene duro e il banditore invano
attenda di picchiare il martelletto.
(da Giuseppe Aragno, E però scrive, Intra Moenia, Napoli, 2003, p. 14)
Gentile Giuseppe Aragno,
sono un collaboratore del quotidiano online http://www.reportonline.it, una testata d’ informazione indipendente che conta 200mila utenti mensili. Saremmo davero onorati di poter ospitare di tanto in tanto qualche suo articolo, inserendo ovviamente il suo nome oltre che link attico al suo blog.
Nella speranza di proporre cosa gradita, porgo i miei più distinti saluti.
Luigi Ciamburro
luigi_ciamb@tele2.it
3391169403
Buonasera Professore, è un onore ritrovarLa come ospite nel mio neonato blog e il suo commento proprio a questa pagina mi sorprende oltremodo.
Approfitto del Suo spunto per dirLe che la gioventù è tutta intelligente e ancora più intelligente è il maestro che la riconosce e la nutre e immagino che non potrà comprendere sino in fondo, ma tra i buoni maestri che ho avuto la fortuna di incontrare c’è sicuramente anche Lei.E’ fonte di ispirazione, non per un blog più o meno apprezzabile bensì per la vita. La mia.
Lei merita molto di più di un ciao.
Lei ha la mia stima e la mia gratitudine.
Buona vita Professore.
Buonasera, anzi no, buonanotte anche a te. Ho provato a ricordare ma non m’è riuscito. Non capita ogni giorno di ricevere un commento come questo, Annalisa. Non te la prendi, vero, se ti do del tu? E nemmeno te la prendi se il professore non riesce a ricordare. Invecchio. E’ fatale, ma non me ne lamento. Il tuo blog mi ha colpito. Ci sono cose belle e acute. Mi scrivi parole bellissime e non so se le merito, ma mi fanno compagnia e mi rincuorano, perché la giornata è stata faticosa e i tempi che viviamo sono bui. Credo che la mia generazione abbia nei confronti dei giovani debiti che non potrà saldare. Vi lasciamo in eredità un mondo peggiore di quello che consegnarono a noi i nostri padri e non c’è tempo per rimediare. Sarete voi, spero, a voltare la barra al timone e raddirizzare la barca. Ve lo auguro di tutto cuore. E’ l’università, credo, che conserva il segreto del nostro “incontro”. Mi aiuti a ricordare?
Buongiorno,
certo che va bene il tu,anzi lo preferisco.
Per quanto riguarda il nostro “incontro”non c’è nulla da ricordare perchè non c’è mai stato.
Io l’ho “conosciuta”attraverso il suo blog, ecco perchè le scrivevo che probabilmente non avrebbe capito fino in fondo. C’è una passione nelle sue parole che mi ha colpita è mi ha dato nuova carica in un periodo un po’ sterile, non ho bisogno di incontrarla per imparare da lei.
Tutto qui.
(E non è poco).
Annalisa
Non avevo capito, è vero, e la mia memoria ne esce… maluccio, ma non è un gran male. Tutti abbiamo da imparare dagli altri e certo anche io da te. Riconosco la passione, quella sì, e sono contento di sapere che può essere utile.
Giuseppe
[...] (da Giuseppe Aragno, E però scrive, Intra Moenia, Napoli, 2003, p. 14) [...]
Non faccio l’ipocrita modesto. A me pare bella. Bello è stato certamente leggerla. Sono andato a cercare una data e l’ho trovata tra le mie carte: 13 dicembre 1969, subito dopo la strage di piazza Fontana. Quel giorno l’ho scritta e c’entrava la percezione d’una svolta atroce, che cambiava il corso delle cose future e noi stessi, giovani che avevamo riempito le piazze per cambiare il mondo. C’entrava il bisogno d’una scelta etica, di un punto fermo cui ancorarsi di fronte all’inquietudine, ai dubbi angosciosi e al dolore attonito per le vite stroncate. Chi erano? Che senso ha esserci e sparire così? Com’è possibile sapere da prima che si può chiudere all’improvviso senza lasciare conti in sospeso con la coscienza?
Qualcuno stava vendendo e svendendo la nostra breve storia e c’erano già pronti mille compratori. Bisognava dire no, non è andata così, quest’asta è truccata e noi non siamo in vendita. Questa l’occasione.
Se n’è andata ormai intera la vita e non è stata la passeggiata d’un turista. Ho attraversato un secolo e un milione di eventi. Non sono state solo parole. Così scrissi quel giorno, così ho voluto che fosse e non è stato facile o indolore. Nessuna posa: né eroica da miles gloriosus, né da “reduce”. Poco o molto che sia, il martelletto non ha chiuso l’asta.
Prima della contestualizzazione ne avevo colto il senso.
Non è acume, il dono della comunicazione è tutto suo.
Avevo già letto questa sua poesia prima di inserirla nel mio blog.L’ho amata perchè recava un messaggio onesto e vigoroso.
Si scompare e il mondo continua a girare senza far una piega,
ma finchè siamo qui non possiamo limitarci a respirare.
Ed è vero i compratori sono molti perchè viviamo in tempi in cui pare che tutto abbia un prezzo.
Ma pare soltanto.
(Misera consolazione? No, fondamentale consapevolezza).
Buonasera e buon anno.
Anch’io non sono più giovane e ne ho letti tanti di libri,di giornali, di blog e soprattutto di poesie, ma raramente mi sono confrontato con una scrittura così limpida e dolorosa ma vorrei dire qualcosa che un po mi sfugge non è solo scrittura è ….. la vita, è l’uomo che si fa parola.
Dolore per questa vita senza significato che gli uomini contribuiscono a peggiorare ma grazie Giuseppe, noi non siamo in vendita.
Ti avessi incontrato anni fa …..
Ciao auguri.
Mario
Sono parole che riscaldano il cuore. Se ne ha bisogno a volte e non importa se sono meritate. Auguri anche a te e grazie.
Gentile Professor Aragno,
mi chiamo Andrea Tarallo e sono un collaboratore del quindicinale online http://www.fuoricentroscampia.it , nonché un neo-laureato in storia dell’Università Federico II di Napoli (laurea triennale).
La contatto perché dopo aver letto il Suo articolo “Napoli europeista durante il fascismo” apparso ieri su “la Repubblica”, mi farebbe piacere poterLa intervistare e poter così sentire da Lei la storia di Ciro, Salvatore, Giovanni ed Antonio e della loro “Europa”. Una vicenda la loro, che come Lei stesso sottolinea nel Suo articolo, appare quanto mai attuale per una molteplicità di aspetti. In attesa di una Sua risposta, Le lascio i miei più cordiali saluti.