Ora si fa così: delle foibe nelle scuole parlano solo “testimoni diretti di quei fatti, nonché studiosi che abbiano approfondito il tema con serenità e rigore“. Chi decida quale sia il confine tra serenità e dissenso non si capisce bene, né si sa chi garantisca che rigore non sia sinonimo di consenso o, peggio ancora, di allineamento alla vulgata politica che poco ha a che vedere con la storia. In quanto ai testimoni, chi dissente, cos’è, un “testimone falso“?.
Domande senza risposte.
E’ questa la nuova filosofia della storia e chi non è d’accordo stia zitto: parla chi rinosce un articolo di fede: l’Italia è innocente e il fascismo non c’entra. Così è se vi pare e lo storico racconterà solo ciò che lo Stato comanda.
La libertà di pensiero e quella d’insegnamento non esistono più.
C’è una versione ufficiale e politica. l’unica. Ne sono depositari i “testimoni diretti” – nuovi, viventi e inconfutabili documenti su cui fondare d’ora in avanti la ricerca storica – e non c’è possibilità di contraddittorio, verifica e valutazione critica. La verità è una, fissa, immutabile, eterna e, per certi aspetti, “rivelata“. Verità di fede. Questo è quel che ha prodotto la discussione sulla “vicenda foibe” e guai a chi si discosta dalla verità della velina. Lo stabilisce una risoluzione del Pdl (la prima firma è quella della “nominata” Paola Frassinetti). L’hanno votata all’unanimita’ in “Commissione Cultura” – proprio così: “Cultura” – alla Camera anche le sedicenti opposizioni.
Com’era da aspettarsi, non c’è stato clamore – e chi dovrebbe farlo? – nessuno se n’è accorto, nessuno s’è ribellato e la corporazione degli storici se n’è stata religiosamente zitta. Finché c’era da guadagnarci l’onore, la fama e le ricche prebende, l’intellettuale partiva lancia in resta in “difesa dei valori della Costituzione“. Il mondo ormai è cambiato e “i commessi” del nuovo gruppo dominante si danno da fare. La loro funzione è quella di consolidare l’egemonia sociale del nuovo governo politico.
Nessuno lo dice, non so bene perché, ma non ci vuole molto a capirlo:
torna d’attualità il progetto della “Grande Italia” e chissà che non stiano già sorgendo i “Comitati per l’Istria irredenta” e un “Movimento per la Corsica e la Tunisia italiane“.
Per il momento, un punto a favore il neo-nazionalismo l’ha segnato: la verità è di Stato e gli insegnanti faranno bene a ricordarlo.
A questo punto la domanda è una, amara, ma necessaria: “C’è qualcuno che pensa ancora che l’Italia sia una “repubblica democratica?”.
Uscito su “Fuoriregistro” il 24 febbraio 2010
Esemplare nella vicenda “foibe” il revisionismo storico imperante sui media italiani dove nessuno ricorda che tali disgustosi episodi di pulizia etnica (compresi centinaia di assassinii) erano la “prevedibile” ritorsione per le atrocità italiane (e tedesche) perpetrate per quattro anni in Grecia (quaratamila morti di fame solo ad Atene!!!) ma soprattutto in Jugoslavia (come non ricordare i campi di concentramento di Rab o di Gonars che non avevano niente da meno dei notissimi Auschwitz o Treblinka) ma erano gestiti dai fascisti italianissimi ecc. ecc.
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