D’accordo. In Italia abbiamo i nostri guai e da solo Brunetta vale un terremoto.
E’ vero. Non è facile rompere il silenzio prezzolato di pennivendoli, guitti. velinari e cavalier serventi. E lo so bene: un paese che senza batter ciglio si lascia governare da Brambilla, Carfagna, Sacconi e Gelmini, non ha più diritto d’indignarsi.
I tempi sono quello che sono, lo so, e facciamocene una ragione, ma i conti con la coscienza ognuno li fa come crede e c’è un limite a tutto. Diciamolo, però, urliamolo forte: è disumana e feroce - disumana nel senso giuridico della parola, perché contraria ai diritti umani – la scelta della Confédération Générale du Travail, il sindacato della sedicente “gauche”, che ha fatto ricorso alla forza per riprendersi i locali della storica Bourse du Travail occupati da migranti. E’ disumano che uomini, donne, bambini, centinaia di immigrati senza permesso di soggiorno – in Francia li chiamano “sans papiers” – siano ora accampati alla men peggio sul marciapiede del Boulevard du Temple, di fronte al sindacato, sorvegliati a vista dalla polizia, tenuti in isolamento da un vero e proprio cordone sanitario e sottoposti a una pressione fisica insostenibile che ha uno scopo evidente e vergognoso:
prenderli per fame e sete, costringerli alla resa mentre vanno arrosto nel caldo mortale di questi giorni.
In tanta furia, però – questo è umano e conforta – in tanta feroce determinazione – questi disperati stanno resistendo. Sono deboli, soli, sconfitti e figli di sconfitti, ma resistono. La Francia gli ha negato storia e dignità, e loro tengono duro e quasi sopravvivono a se stessi, per denuciare questa sorta di colonialismo sindacale che è tutto quanto resta dell’Europa di Spinelli. Sono lì, davanti al sindacato, prova vivente della miseria e della povertà dell’Africa e dito puntato contro la nostra coscienza sporca e la nostra penosa storia di “potenze” coloniali.
Sono lì, e per portar loro un po’ d’acqua e un pugno di riso per ricordare al potere che la solidarietà e la rabbia non sono ancora morte, c’è chi discute coi gendarmi
e li lavora ai fianchi, poi, quando la notte allunga le sue ombre pietose su tanta miseria umana, passa, non visto o ignorato – il potere ha pieghe davvero misteriose – e rischia l’arresto per rifocillarli.
Ora, se qualcuno se la sente, venga avanti e cominci a blaterare di civiltà occidentale, di “democrazia di esportare”, di virtù teologali e cardinali, di fede, di speranza e carità. In nome del suo dio, però lo metto in guardia: non rispondo di me stesso.
C’è stato un tempo in cui, accogliendo da ogni dove artigiani e operai per quell’Esposizione Universale di cui ci resta, ironica e infelice, la sola Tour Eiffel, i sindacalisti francesi pensavano di far lezione al mondo: “le groupement socialiste – dicevano orgogliosi – cherche à sopprimer l’antagonisme du travail e du capitalisme, par l’etablissement d’une société ègualitaire”. Era il tempo in cui gli spiriti liberi dichiaravano di avere due patrie e la seconda per tutti era la Francia. Tutto quanto rimane di quegli anni lontani è un pugno di riso e poche bottiglie d’acqua
portate da una pattuglia di militanti dei nostri “anni di piombo”, “sans papiers della rivoluzione” e cittadini del mondo che Maroni e soci vorrebbero seppellire nelle nostre galere.
Pensatela come volete, a me pare evidente: la sfida al potere si rinnova. E’ disperata, come i tempi che viviamo, ma è anche un lampo d’umanità che si oppone al terrorismo del capitale. Quel terrorismo che non si processa.
Uscito su “Fuoriregistro” l’1 luglio 2009
I “sindacati” in Francia, in modo diverso dall’Italia ma della stessa sostanza (l’argent) sono destinatari di soldi che gli vengono direttamente dalle imprese (hanno una percentuale che viene dalla massa salariale e non dagli iscritti) “amministrano” (si fa per dire) cifre importanti con numerosi casi di malversazione portati alla luce e finiti in una bolla di sapone. Sono un potere assoluto in alcune aziende “di stato o parastato” o di importanza “nazionale” e vivono di un assistenzialismo che aiuta i peggiori e soffoca ed infastidisce tante persone di grande volontà e correttezza che vivono in questo paese. Per quanto riguarda i gendarmi…
abbraccio i nostri meravigliosi carabinieri ogni volta che torno in Italia. Cow boys di basso rango: se li conosci li eviti!!!
No consigo ahora escribir en italiano, lengua hermosa donde las haya que, por otra parte, conozco muy bien, ya que la ira por lo sucedido en París – capital de una de las “democracias” más antiguas y consolidadas de Europa – me corroe las entrañas y apenas me permite hacer otra cosa que no sea gritar, gritar hasta perder la garganta por la infignación y el dolor que siento a causa del atropello brutal a los más débiles, con cuya desdicha infinita me solidarizo desde lo más profundo de mi corazón y de mi conciencia.
He sabido no solo por el magnífico artículo de Geppino Aragno, sino por fuentes bien informadas presentes en París, de la tropelía de la que han sido víctimas todos aquellos inmigrantes africanos que, junto a sus familias, desesperados y faltos de cualquier recurso, de documentación en regla (que han intentado solicitar o que, incluso, han solicitado en su momento, exhaustos por tener que dar – con el estomágo vacío y el corazón en un puño – “pasos de ciego” por los interminables laberintos burocráticos de ese sistema legal democrático que, quizá, no se la conceda nunca o, a lo sumo, les facilite una especie de “papel mojado”, de poca valía y pronta caducidad), se han visto en la necesidad de buscar un techo en un inmueble propiedad de la CGT (¡viva la propiedad intocable de los agentes sociales!!!), sindicato histórico de una presunta izquierda charlatana y pervertida que, pese a haber tenido dicho inmueble en absoluto desuso durante largo tiempo, ahora les han faltado los minutos para llamar a las “fuerzas del orden”, con el fin de que expulsaran de ahí, de la peor de las maneras, a los más indefensos, a aquellos que padecen una miseria ancestral producida por la secular y sistemática rapiña occidental – una de ellas, la francesa – en su continente de origen.
Francia, desgraciadamente, no es una excepción en el larguísimo listado de las actuales democracias de pacotilla que, entre otras cosas graves, muy graves, viven bien y se suceden mejor a costa de la dignidad y de la piel de los hombres que pueblan este mundo. Un mundo al que pretenden doblegar, a cualquier precio humano, con tal de que el “orden” establecido no solo no se tambalee, sino que se refuerze.
Pese a la opresión imperante, cualquiera que sea la raza o la nacionalidad de pertenencia, he de aclarar que soy blanca, europea por familia y por nacimiento, pero siento tal vergüenza de este llamado “primer mundo” que no habré de dudar, mientras me quede un soplo de vida, en ponerme del lado de aquel que esté aún más indefenso que yo, aunque los estómagos agradecidos al sistema establecido decidan tragárseme de un bocado para seguir engordando y, una vez, somnolientos por la digestión, vuelvan a cerrar plácidamente los ojos en una siesta imperturbable.
Desde aquí, gracias de corazón a Geppino Aragno, así como muchas gracias, junto a mi respeto y admiración, a todos los compañeros de París que, una vez más, se han enfrentado al poder con inteligencia, buen hacer y valor.
Salud y revolución.
Sylvia
Grazie a te Sylvia. grazie a todos los compañeros de París, come tu li chiami nella tua bella lingua. Non so bene perché, sarà semplicemente follia o qualcosa che somiglia da vicino alla demenza senile, ma più passa il tempo, più vedo che la notte si fa buia, più credo fermamente nell’alba che verrà. E mi ripeto due parole vostre, tragiche ed epiche, di cui vi siamo debitori: no pasaran. Non so quanto tempo occorrerà, non conta ch’io lo veda, è certo che verrà. L’alba cancella la notte, è legge di natura, e la luce sicuramente torna.
Salud y revoluciòn.
Geppino
Che bello questo articolo, completamente d’accordo!
lorenzomortara1976@gmail.com
Non è bello, Lorenzo. No. E’ amaro e agghiacciante come un grido di rabbia impotente. O forse no. Forse è un invito a dire basta, a cercare assieme una via – chi come te comincia e come me si avvia a passare il testimone – per uscire dal tunnell in cui siamo finiti.
e perché impotente? non è affatto detto che il popolo non abbia la forza di levarsi dai coglioni il terrorismo del capitale, crederai mica che vincerà il padrone?No, stai tranquillo, Marx alla fine vincerà. Tieni ancora il testimone, resisti come il pueblo, tanto più che io non comincio affatto, ho già cent’anni e più di solitarie lotte alle spalle.
No, no. Il padrone non vince. E, se le forze mi reggono, io non mi tiro indietro.
Caro Lorenzo,
Il dolore può diventare bello solo quando è un’esperienza vissuta ed accuratamente meditata che riesce a rinforzare la coscienza o, quanto meno, a risvegliarla. Se invece la sofferenza nasce e muore in se stessa non riuscirà a trovare il giusto eco nè dentro di noi nè nelle coscienze dei nostri pari, diventando così il nemico interiore che ci renderà sempre più deboli e paurosi e, quindi, prede facilissimi del potere. Non bisogna dimenticare che quest’ultimo, di solito, nasce simpatico; poi, cresce prepotente e, finalmente, si consolida nell’autoritarismo, grossolano o sottile che possa o sappia apparire. E quanto prima è possibile grazie alla paura che, stranamente…, attanaglia l’uomo quando deve pensare, decidere e farsi avanti contando solo sulla propria coscienza e responsabilità. Si finisce solitamente scegliendo la via più facile che è quella di tentare di rimanere sempre bambini e di restare a vivere nel “proprio piccolo”, tramite la delega della propria vita e, conseguentemente, della vita altrui nelle mani dello Stato, il quale bianco, rosso o nero che sia – o sembri di essere…- cucirà gli occhi dei cittadini col filo e con l’ago che essi stessi gli avranno teso. Se si tratta di uno stato che si traveste da “democratico” ricamerà anche una grossa “D” sulla fronte dei sudditi che con quell’iniziale identificativa si sentiranno soddisfatti e diventeranno sempre più noncuranti e, pertanto, sempre più incapaci di distinguere se le carezze promesse al momento delle elezioni, cioè al momento di emettere la delega – conosciuta sotto l’eufemismo di “voto” – sono poi diventati schiaffi sulla guancia destra, sulla sinistra o su entrambe le guancie.
Stato? No, grazie. Affinchè scompaiono da questo mondo – stiamo parlando del secolo XXI – tragedie umane come quest’ultima degli africani affamati ed assetati a Parigi, o quella di qualche settimana fa a Belfast (un gruppo di “unionisti”, armati fino ai denti, picchiando a sangue a più di 100 rumeni indifesi) per fare solo due piccoli e, purtroppo, insignificanti esempi, scelgo la stretta di mano pulita e calda dell’appoggio mutuo e dell’autogestione.
Salud y revolución,
Sylvia
Cara Sylvia,
grazie della lunga risposta, francamente però non ho capito molto. Se per muto appoggio e autogestione intendi però Kropotkin o qualcosa di anarchico, ti rispetto, ma io sono un marxista e non credo sia quella la via. Anarchismo e marxismo sono inconciliabili.
Caro Geppino e cari mittenti,
A rose is a rose is a rose, come dice spesso un nostro amico. Questi extracomunitari sono stati sfrattati dal servizio d’ordine della CGT, sindacato che, come tutti i sindacati, fà uso strumentale di cause varie finchè ci trova guadagno pubblicitario, poi o ti vende o ti lascia nei guai e, addirittura, ti lancia contro il servizio d’ordine. E questi avrebbero dovuto pure dimostrare sottomissione o “disciplina proletaria”. Un sindacato è parte integrante del sistema, come le poste, la chiesa o la sezione rionale del PCI. La brutalità squadrista del servizio d’ordine della CGT, invece di essere un triste “errore”, non fà che sottolineare la sua essenza corporatista, tra il “noi” ed il “voi”.
Tra le persone implicate in dare aiuto umanitario a questi immigrati, non ho visto nessuno che si dichiarasse libertario o che lo facesse in nome dell’anarchismo, il che non indica che non ci fossero : Invece, molti sono quelli che di bordi marxisti vari proponevano il loro aiuto sempre accompagnato dall’endemica dose de vangelo sociale ed ideologico, come se non si potesse fornire un aiuto disinteressato ad un gruppo di persone in lotta senza vedere di orientare l’impostazione di quest’ultima. Piccola dose di razzismo soggiacente, a mio avviso, perche sembra che questi immigrati siano, implicitamente, “poveri negretti” bisognosi di essere guidati ed orientati, quando loro non si sono soltanto organizzati benissimo da soli, ma stanno mobilitandosi per ottenere i diritti sociali che ritengono giusti, non per arrivare alla società senza classi o nutrire le legioni, un po’ malconcie a dir vero, di cavalli di Orwell.
In questo senso, alcuni personaggi di bordo dichiaratamente marxista – non tutti, sottolineo – che vanno al presidio dei “sans-papiers” raggiungono perfettamente la mentalità manipolatrice della CGT, “en bouclant la boucle” di una logica di potere endemica all’ideologia marxista. Non potrebbe essere diversamente, poichè istallati ideologicamente nell’alibi a sfondo manicheo secondo il quale c’è un potere buono ed un potere cattivo, per far dimenticare un piccolo dettaglio senza importanza, che passa sottilmente ” à la trappe” : Che “il potere è il potere è il potere”, – non è che ora dobbiamo scoprire il filo per tagliare il burro – e che prenderlo non cambia la sostanza del problema, “l’inferno essendo pavimentato di buone intenzioni”. Applico la logica di un bambino : Se vuoi prendere il potere, allora sei parte del sistema, ci sei dentro fino al midollo della tua ideologia e, servizi d’ordine adjuvant, ti puoi rispecchiare senza problemi nei CRS con casco e manganello.
Io e mia moglie siamo andati a fornire come abbiamo potuto dell’aiuto umanitario a queste persone in lotta, di discorsi non gliene abbiamo fatti, li sanno produrre da soli e anche molto giusti. Altri vengono a sfruttare la situazione per fare l’omelia della società senza classi e tutta l’artiglieria classica che a loro non interessa un cazzo.
Lo diceva quel vecchio stalinista di Silone : “Cerca il potere colui che non ha altro da fare”. Noi, appunto, a sti immigrati, gli dobbiamo dare da mangiare, non abbiamo nè tempo, nè motivo alcuno per precisare in nome di che ideali li stiamo ad aiutare, poichè loro vogliono aiuto, non vangeli. Sento che devo precisare ste cose ovvie e chiedere alle varie “mosche” potenziali di andarsene a trovare “merde” sfruttabili altrove, scusino il mio linguaggio crudo i potenziali offesi da ste righe quà.
saluti a tutti, senza progetti di futuro per nessuno,
Aitor
ciao…per approfondire l’argomento vi indirizzo, se volete, al mio blog, dove ho scritto un paio di articoli sulla vicenda, visto che sono qui a Parigi ed ho vissuto la drammatica situazione dei sans papier che sono tutt’oggi accampati li.
http://cayest.wordpress.com/2009/07/01/la-francia-le-colonie-lo-sfruttamento/
corrispondenza audio http://cayest.wordpress.com/2009/07/02/audio-sans-papier/
http://cayest.wordpress.com/2009/06/30/news-alert/
cayest.wordpress.com
scusate il numero di link ma non ho ancora fatto una pagina unitaria
qui il primo resoconto http://cayest.wordpress.com/2009/06/29/appunti-dal-marciapiede-di-boulevard-du-temple-parigi/
[...] Blog di Giuseppe Aragno. Uscito su “Fuoriregistro” l’1 luglio 2009 Segnala presso: Giuseppe Aragno su [...]